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Montascale e casa accessibile per anziani: come orientarsi nella scelta

Con l’invecchiamento di un numero sempre maggiore di persone, aumenta la necessità di alloggi accessibili che tengano conto delle necessità di tutte quelle persone che a causa degli acciacchi dell’età hanno esigenze di mobilità particolari e faticano ad esempio a fare le scale. E di conseguenza cresce anche l’esigenza di accogliere gli anziani nel modo più accogliente possibile. I montascale sono un’aggiunta ideale a qualsiasi casa. Questi dispositivi rendono molto più facile per gli anziani salire e scendere le scale, rendendole meno un peso e più un privilegio. Tuttavia, ci sono molte cose da considerare quando si decide di acquistare un montascale o una casa accessibile per anziani. Entrambi hanno pro e contro che è bene comprendere prima di fare la scelta giusta. Se vi state chiedendo come funzionano i diversi tipi di montascale, continuate a leggere per avere tutti i dettagli necessari a prendere una decisione informata sulle vostre esigenze di accessibilità domestica.

Cos’è un montascale?

Cos’è un montascale? Un montascale è un dispositivo meccanico che viene utilizzato per permettere agli anziani di muoversi in autonomia all’interno della propria abitazione, superando eventuali barriere architettoniche come scale di una o più rampe. I montascale sono normalmente installati nelle abitazioni private, ma possono anche essere presenti in alcuni edifici pubblici come uffici e negozi, e sono di diverso tipo, dai montascale a poltroncina ai montascale a pedana.

Cos’è una casa accessibile per gli anziani?

La casa accessibile per gli anziani è un ambiente domestico che è stato adattato in modo tale da essere facilmente utilizzabile da persone anziane e/o disabili. Questi ambienti di solito hanno caratteristiche come porte più larghe, corridoi spaziosi e una disposizione degli arredi che permetta di muoversi agevolmente. Inoltre, la casa accessibile per gli anziani può avere diverse dotazioni come montascale, rampe e docce a filo pavimento.

Come funzionano i montascale?

I montascale per disabili e gli anziani sono strumenti molto utili per consentire loro di superare le barriere architettoniche. Questi apparecchi sollevano il paziente sulla sedia a rotelle o su una poltrona fino al piano desiderato, permettendogli così di superare le scale senza alcuna difficoltà. I montascale possono essere installati sia all’interno che all’esterno della casa (a seconda dei modelli e delle certificazioni di cui sono dotati) e tipicamente sono alimentati a corrente elettrica.

Perché avere una casa accessibile per gli anziani?

Perché avere una casa accessibile per gli anziani? Avere una casa accessibile per gli anziani è importante per diversi motivi. In primo luogo, consente agli anziani di vivere in modo indipendente e di mantenere la propria autonomia. In secondo luogo, garantisce loro un ambiente sicuro e confortevole in cui vivere. Infine, rende la casa più accogliente e accomodante per tutti coloro che vi si recano, anche se non sono disabili. La casa accessibile per anziani è naturalmente un concetto più ampio rispetto alla semplice installazione di un montascale in una casa esistente. Se si è in procinto di acquistare una casa, piuttosto che acquistarne una non accessibile e dover poi correre a installare i diversi ausili necessari, fra cui il montascale, si potrebbe appunto pensare di progettare direttamente una casa accessibile, che ha il vantaggio di essere pensata fin dall’inizio nel modo corretto e con tutti gli ausili del caso.

Quale tipo di montascale si dovrebbe avere?

Quale tipo di montascale si dovrebbe avere? I montascale possono essere di diverse tipologie. In base alle esigenze, si può optare per un modello fisso o per uno portatile. I montascale fissi sono ideali per chi ha bisogno di utilizzarli in maniera continuativa e hanno la necessità di installarli in un luogo specifico della casa. I modelli portatili, invece, sono più adatti a chi ha bisogno di utilizzare il montascale solo occasionalmente o in luoghi diversi e sono limitati nell’uso a casi particolari, stando attenti a rispettare tutti i limiti d’uso indicati dal produttore per ogni modello.

Per quanto riguarda i montascale fissi, che sono il tipico montascale che normalmente si installa, i modelli e le tipologie sono talmente vari (a poltroncina, a pedana, rettilineo, curvilineo, da interno, da esterno ecc.) che tutto ciò che possiamo consigliare è di rivolgersi a una buona azienda del settore e illustrare il proprio caso specifico per avere tutte le indicazioni del caso.

Per un’indicazione sui prezzi, segnaliamo questa ottima risorsa che include anche un pratico calcolatore online: montascale, costi e prezzi

Per quanto riguarda le detrazioni fiscali è possibile fare riferimento alle numerose risorse presenti in rete come ad esempio: https://www.lavoroediritti.com/leggi-e-prassi/agevolazioni-fiscali-disabili

Odori e non solo: la cappa per la cucina è più importante di quanto pensi

Le cappe per cucine (qui puoi trovarne tantissimi esempi) vengono realizzate per migliorare la qualità dell’aria dopo la cottura dei cibi. Inoltre rimuovono odori, grasso e fumi prodotti dall’utilizzo del piano cottura. L’apparecchio nello specifico aspira l’aria inquinata e la filtra nel caso del modello c analizzabile, oppure la porta verso l’esterno se a essa è collegata una condotta. Premesso ciò, va altresì aggiunto che avere nella tua cucina una cappa in grado di rendere il contesto vivibile e pulito, è oggi possibile scegliendola tra una vasta gamma di modelli.

Perché ogni cucina ha bisogno di una cappa?

Le cappe aspiranti migliorano la qualità dell’aria della tua cucina e di conseguenza dell’intera casa. Quando l’aria viene estratta, rimuove infatti gli agenti inquinanti rendendola purificata, per cui utilizzando regolarmente la cappa puoi rendere il contesto abitativo più sano. Inoltre devi sapere che grazie a cappe cucina classiche o a cappe cucina moderne, troverai meno accumuli di batteri che nella maggior parte dei casi prolificano tra grasso e sporco. Tuttavia è importante sottolineare che la cottura dei cibi crea anche alti livelli di fumo e vapore, e ciò è particolarmente vero se si cucina ad alte temperature. Tali sostanze possono tra l’altro rimanere sulle superfici morbide e influenzare la respirazione delle persone che frequentano l’ambiente in oggetto. Dal punto di vista medico infatti è scientificamente provato che l’estrazione di questi fumi con le cappe è particolarmente importante per le persone che lamentano condizioni di asma e allergie.

La cappa protegge mobili e rivestimenti della tua casa

Ci sono altri considerevoli vantaggi offerti dalle cappe da cucina; infatti, se sei interessato a mantenere il contesto abitativo sempre pulito, una cappa aspirante che trattiene il grasso e altri residui prodotti dalla cottura evita che possano attaccarsi ai pensili, alle pareti adiacenti o gocciolare sui pavimenti. Infine un ulteriore vantaggio che una cappa può fornire in cucina è quello di mettere in evidenza il design impostato. Questi apparecchi infatti oggi sul mercato sono disponibili di piccole, medie e grandi dimensioni, e anche dal punto di vista della forma si possono trovare adeguate in base a stile, spazio e budget.

Le cappe e le diverse soluzioni tecnologiche

A questo punto per fare alcuni esempi citiamo due modelli sia quello a soffitto che a isola e che sono disponibili anche della tipologia cappa aspirante a scomparsa o cappe da incasso. Inoltre è importante sottolineare che alcuni di essi possono essere facilmente controllati attraverso un pannello del tipo touch control, con il telecomando o ancora scaricando un’App, come nel caso delle soluzioni sperimentate da Faber, ad esempio.

La cappa a Isola che dal punto di vista strutturale si presenta completamente in acciaio inox misto a vetroceramica, e che è praticamente perfetta per ottimizzare il design della cucina soprattutto se impostato in stile minimal. La cappa in oggetto è tra l’altro in grado di aspirare ben 700 m3/h di fumi e vapori, e quindi si rivela ideale se la devi posizionare in una grande cucina oppure in un contesto a pianta aperta come ad esempio un soggiorno o un tinello. Alla pari del suddetto modello a soffitto anche quello a Isola può essere dotato di luci LED, pulsanti controllabili elettronicamente e risulta efficiente sia in termini di prestazioni che di rumore.

In ogni caso, la momento dell’acquisto di una cappa di ultima generazione, avrai la certezza di ottenere un prodotto con materiali e finiture di alta qualità e ognuno dei modelli corredati di tecnologie avanzate. In riferimento a queste ultime, devi sapere che in un periodo in cui i cambiamenti climatici sono ormai evidenti, alcuni brand, come ad esempio Falmec tra i tanti modelli di cappa da cucina propongono anche quello che emana ioni negativi notoriamente salutari per l’uomo e l’ambiente. Nello specifico l’aria mista a vapore che fuoriesce dalla cucina viene filtrata e resa priva di ioni positivi.

Appendere arte alle pareti: perché è di fondamentale importanza comprendere i benefici della wall art nel design per interni

L’arte murale è importantissima all’interno di una casa. Appendere il giusto quadro o creare la perfetta gallery wall può fare la differenza tra una stanza mediocre e una stanza ideale. Scopriamo insieme quali sono i benefici e i vantaggi delle decorazioni artistiche per pareti.

Gli arredatori casuali e i principianti del design per interni tendono a dare scarsa importanza alle decorazioni per pareti, donando a queste ultime pochi pensieri e ben poca ricerca. Questo processo decisionale nasce dall’errata convinzione che il quadro (o il poster) da appendere in una stanza possa aggiungere un valore decorativo trascurabile e sia solo un dettaglio.

Al contrario, gli esperti dell’interior design sanno bene che l’arte murale gioca un ruolo fondamentale per le sorti arredative e artistiche di una stanza. Analizziamo questo argomento più nel dettaglio e cerchiamo di capire perché l’arte che appendiamo alle pareti di una casa è così importante.

Esprime la personalità del proprietario

L’arte per pareti, se scelta con attenzione e consapevolezza, può dare agli ospiti che entrano in casa la giusta idea sulle persone che abitano quello spazio. La locandina di un film, la replica di un quadro di Van Gogh, una gallery wall ricca di tessuti orientali o una composizione zero waste tridimensionale danno subito all’osservatore un background di esperienze e passioni da cui attingere per determinare la personalità del proprietario di casa.

Questo è anche il motivo per cui un arredatore professionista dovrebbe sempre cercare di trovare il giusto punto di incontro tra le sue velleità artistiche e i gusti di chi abiterà la casa che sta decorando.

Dona il giusto mood alle stanze

La nostra casa è il nostro rifugio più intimo. Per questa ragione dovremmo fare in modo che l’ambiente domestico sia rilassante e motivante al tempo stesso. Uno dei metodi più semplici e immediati per dare il giusto mood all’ambiente è attraverso l’arte e le decorazioni per pareti.

Il quadro dai paesaggi rilassanti sulla testiera del letto ci aiuta a rilassarci e a dormire meglio; la scritta motivante tridimensionale in cucina, che osserviamo mentre facciamo la colazione ci da la giusta carica per affrontare la giornata; la carta da parati moderna ci dona la sensazione di vivere in un ambiente al passo coi tempi e ci stimola a fare meglio.

Se invece si tra quelli che vogliono che la loro casa esprima una grande intraprendenza, unita alla passione per i viaggi, controlla queste carte da parati Roma.

Valore decorativo e colori

Nei due paragrafi precedenti ci siamo concentrati più sul valore personale dell’arte murale. Questa, però, offre anche dei vantaggi concreti che aiutano durante la decorazione degli interni. Scopriamoli meglio in quest’ultimo paragrafo.

Punto focale: quadri di grandi dimensioni e gallery wall ben curate sono necessariamente il punto focale di una stanza. Avere un punto focale alla parete ci permette di sviluppare la stanza sul piano orizzontale, riempiendo gli spazi nella maniera giusta ed evitando di sovrappopolare i piani verticali della camera per darle un senso decorativo.

Colori: allo stesso modo, cominciare la decorazione di una stanza da un quadro o una carta da parati ci offre una palette di colori ben ordinata e sensata. Una volta scelta l’arte murale, infatti, basterà decorare l’ambiente con i colori presenti sulla tela, bilanciando con alcuni colori complementari.

Profondità: appendere un quadro o un poster, inoltre, dona profondità all’ambiente, illudendo l’occhio e costringendolo a credere che la stanza sia più grande della reale metratura.

Bellezza: poi diciamolo chiaramente, a chi piace una casa senza foto, quadri, poster o specchi alle pareti?

Porte pieghevoli: non solo porte a soffietto

Le porte pieghevoli disponibili in passato erano sostanzialmente solo quelle a soffietto, in molti casi poco piacevoli alla vista e a volte prodotte con materiali quantomeno discutibili. Oggi le aziende che producono porte propongono invece porte pieghevoli molto più piacevoli e robuste, fatte per durare nel tempo. Al posto delle tradizionali porte a soffietto si utilizzano infatti le cosiddette porte a libro.

Cos’è una porta pieghevole
Le porte pieghevoli sono delle ottime soluzioni salvaspazio, che permettono di posizionare un’apertura anche laddove non vi sia la possibilità di installare una porta classica o una di tipo scorrevole. Nel primo caso è infatti necessario avere a disposizione sufficiente spazio, all’interno della stanza, per ospitare l’anta della porta quando è aperta. Nel secondo caso serve invece avere la possibilità di installare un falso telaio all’interno della parete laterale, o avere spazio sufficiente a sostenere l’anta della porta aperta, sempre sulla parete laterale. Le porte pieghevoli sono costruite in modo che l’anta si possa ripiegare su sé stessa, in modo da ingombrare il meno possibile quando la si apre.

A soffietto o a libro
Tutti conoscono bene le porte a soffietto perché, come abbiamo già accennato, erano un tempo una soluzione consigliata per chi aveva poco spazio a disposizione. L’anta è suddivisa verticalmente in varie sezioni, incernierate tra loro, che si ripiegano all’apertura della porta. In questo modo l’anta aperta ha un ingombro minimo, cosa che permette di aprire una porta di dimensioni standard anche su un ambiente decisamente molto piccolo. Le porte pieghevoli, infatti, spesso si sfruttano per sgabuzzini, piccoli bagni, servizi en suite o ambienti di servizio, suddividendo quindi in modo perfetto lo spazio che si ha a disposizione. Le porte a libro invece di suddividere l’anta in molte sezioni, la tagliano verticalmente in due parti, uguali o asimmetriche. In questo modo comunque l’anta occupa poco spazio una volta aperta la porta, mantenendo però una buona robustezza costruttiva.

Non solo per piccoli spazi
Mentre una porta a soffietto risulta una soluzione utile solo all’interno di spazi ridotti, le porte pieghevoli di altro genere sono perfette anche laddove si sia alla ricerca di un tocco di originalità oltre che di praticità. Il fatto che l’anta si possa piegare su sé stessa è infatti una soluzione non solo comoda, ma anche particolarmente scenografica. Dove una porta suddivide una camera da letto dalla cabina armadio o da un ampio bagno, in situazioni in cui la zona giorno è divisa da quella notte da una grande porta, ma anche in ingressi di prestigio o per dividere gli ambiti tra gli uffici, una porta pieghevole a libro può essere la soluzione ideale. Considerando anche il fatto che oggi in commercio si trovano porte a libro di vario genere, anche di alta qualità, prodotte con materiali pregiati e con un’estetica contemporanea e lussuosa. Non dobbiamo quindi pensare alla porta pieghevole come a un prodotto necessariamente economico o di scarsa qualità, anzi.

Scegliere la porta pieghevole
In ogni caso molti tra coloro che installano porte a libro lo fanno per chiudere un’apertura che si affaccia su una stanza dalle dimensioni ridotte. Che si tratti di un’apertura che dà su un piccolo ambiente o di una porta ben visibile e che necessita di essere particolarmente decorativa, la scelta della porta pieghevole va fatta con una certa attenzione, partendo dal presupposto che sarebbe opportuno armonizzare tutte le porte interne di un appartamento o di un’abitazione. I materiali oggi disponibili per questo tipo di installazione sono molteplici, dal legno massello per arrivare sino ai laminati e ai laccati di varie tipologie, quindi chiunque troverà con facilità quelle più adatte ai propri gusti.

Materasso in lattice o memory foam: quale scegliere?

Un materasso è un oggetto il cui acquisto deve sempre essere pianificato con cura, un buon materasso infatti comporterà un certo livello di spesa e accompagnerà per molti anni le notti di coloro che lo hanno acquistato.

Oggi due dei materiali più innovativi e usati sono il lattice e il memory foam, questi due tipi di materiali hanno alcune caratteristiche simili e questo può disorientare da chi non è un esperto in materia, tuttavia hanno anche diverse differenze e si adattano a individui di tipo diverso. In questo articolo andremo a vedere le caratteristiche di ciascuno così che ogni utente possa avere ben chiare le caratteristiche di un materasso in lattice e di un materasso in memory foam.

Le caratteristiche simili

Entrambi i materassi in lattice e memory foam sono di grande qualità e scegliere tra di essi è un piccolo dilemma da risolvere per chiunque voglia dormire in maniera tranquilla e particolarmente comoda.

Per le principali caratteristiche del materasso memory foam si rimanda alla guida di dormire.net, comunque è possibile affermare che entrambi i materassi (sia lattice che memory foam) rispondono ai movimenti del corpo adattandosi a essi e facendo in modo di sostenere in maniera naturale il dormiente, sono ipoallergenici e presentano delle qualità anti-acaro, inoltre entrambi i dispositivi sono traspiranti, questo permette un sonno tranquillo e regolare a qualsiasi temperatura.

Le principali differenze

Dopo aver visto quali sono le caratteristiche in comune è bene tener conto anche di quali sono le differenze che intercorrono tra di loro. La prima differenza che è possibile mettere in luce è il materiale: i materassi in memory foam sono composti da due o più strati e il materiale utilizzato è sintetico mentre il lattice di un buon materasso è completamente di origine vegetale.

Un materasso in lattice risulterà avere ancor meno possibilità di procurare allergie rispetto al memory foam ma accumula più umidità e quindi avrà bisogno di una manutenzione superiore. Tuttavia un materasso in lattice può essere ruotato diverse volte durante l’anno mentre un memory foam perderebbe il suo valore di sostegno terapeutico se non si potesse dormire sulla parte in memory.

Tra le altre differenze quella maggiore è il modo in cui rispondono al peso del corpo di un individuo: il memory foam si adatta e sostiene in maniera più tranquilla, questo vuol dire che assorbirà maggiormente le vibrazioni quando si dorme e che il suo materiale formerà una cunetta adattativa sul corpo. Il lattice benché sostenga e si adatti ha una risposta più elastica e ritornerà in posizione in maniera molto più veloce, questo vuol dire che fornirà un sostegno nei movimenti notturni migliore.

Il prezzo migliore

Entrambi i materassi hanno caratteristiche simili e sono di alta qualità ed è per questo che quando si vuole scegliere è importante tener conto anche del prezzo. Con le nuove tecnologie e con i costi di produzione che si riducono il materasso in memory presenta oggi un prezzo più contenuto rispetto a un materasso in lattice naturale.

Tenendo conto delle esigenze di riposo e di ciò che si vuole è quindi opportuno che ogni utente scelga in base alle proprie specifiche esigenze il materasso migliore in rapporto alla qualità e al prezzo.

La durata dei materassi

Entrambi i materiali di cui sono fatti questi materassi hanno una durata simile e non è possibile prevedere a priori quale sarà la loro vita media. Tutto dipenderà dal livello di manutenzione e dalle attenzioni loro riservate. Se il materasso in lattice ha la possibilità di offrire un sostegno uguale anche girando il materasso per un consumo ottimale di entrambe le parti è anche vero che richiede maggiore attenzione per non rovinare un materiale di tipo naturale. Mentre un materasso in memory potrà veder cambiare la disposizione da capo a piedi, uno svantaggio in termini di consumo, ma sarà composto di un materiale più resistente all’usura e agli agenti esterni il che sarà un chiaro vantaggio.

Quale materasso scegliere tra lattice e memory foam

Partendo dal presupposto che la scelta dipende unicamente dalle esigenze di riposo che ogni utente può avere è possibile fare una stima. Se si è interessati a un ottimo materasso che abbia un buon rapporto -qualità-prezzo e che sostenga durante il sonno il memory foam è il materasso da scegliere.

Se si cerca un materasso capace di contrastare le allergie, naturale e che permette un ottimo riposo in qualsiasi condizione e non si ha paura di spendere allora un materasso in lattice naturale è la scelta più adatta.

Vetri senza aloni. Come far risplendere gli infissi di casa

La pulizia dei vetri è una faccenda difficile e noiosa e richiede molto tempo e soprattutto tanta fatica. Nonostante ciò tocca pulirli, ma spesso i risultati non sono soddisfacenti e aloni e opacità si ripresentano subito.

Eppure sarebbe bello avere vetri brillanti e infissi puliti che come tutti sappiamo sono sinonimo di pulizia e ordine.

Rimandare non è la soluzione giusta. Bastano poche semplici mosse per per avere vetri e infissi splendenti, vediamo insieme come fare.

Consigli pre-pulizia

Anche se si tratta di un lavoro lungo e faticoso andrebbe fatto almeno una volta al mese, meglio se in una giornata nuvolosa o in momenti in cui i vetri e gli infissi non sono esposti ai raggi solari.

Inoltre bisogna lavorare comodi, quindi sarebbe meglio spostare tutto quello che ingombra, mobiletti e oggetti vari. Coprire il pavimento con dei fogli di giornale eviterà di dover poi pulire anche il pavimento.

Parti dagli infissi

Spesso vengono sottovalutati, ma sono fondamentali per un ottimo effetto finale. Non bisogna dimenticare che gli infissi sono soggetti agli agenti atmosferici e ai residui di smog.

Quindi prima di procedere al lavaggio vanno spolverati con un panno asciutto per togliere tutta la polvere, solo dopo si può procedere con la pulizia.

Per pulire gli infissi senza rovinarli è necessario prestare molta attenzione al tipo di materiale con il quale sono costruiti.

Vediamo insieme i materiali più utilizzati.

PVC

Sono i più semplici da pulire. Basterà usare uno sgrassatore non troppo aggressivo oppure del detersivo per i piatti, naturalmente diluiti in acqua tiepida.

Se si tratta di infissi in PVC chiari che tendono a ingiallire si può utilizzare una soluzione composta da: 1 litro di acqua; 1 cucchiaino scarso di detersivo per i piatti; 2 cucchiai di bicarbonato e 3 cucchiai di acqua ossigenata da 40 Vol. Basterà lasciare agire questa soluzione per un oretta e poi risciacquare bene.

Legno

Belli esteticamente ma piuttosto delicati. In questo caso è possibile usare una soluzione di acqua tiepida con qualche goccia di sapone di Marsiglia, attenzione a strizzare bene il panno altrimenti l’acqua potrebbe rovinarli. Va attentamente controllato anche lo stato della verniciatura, se tende a staccarsi o non è integra sarebbe meglio farli trattare nuovamente.

Alluminio

Per questa tipologia di infissi è sufficiente un panno di microfibra inumidito con acqua calda. Se sono molto sporchi qualche goccia di sapone di Marsiglia o di sgrassatore aggiunto all’acqua li farà risplendere. Per le parti difficili da raggiungere, come il meccanismo di chiusura, ci si può aiutare cn un pennello o uno spazzolino da denti.

La pulizia è il momento ideale per controllare il corretto funzionamento degli infissi e le guarnizioni. Dopo la pulizia è possibile usare uno spray a base di vasellina per mantenere i meccanismi ben lubrificati e protetti dall’ossidazione.

Scegliere il detergente giusto per i vetri

L’errore più diffuso non consiste nella non corretta pulizia dei vetri, ma la scelta sbagliata del detergente. Molti prodotti che si trovano in commercio lasciano sul vetro dei residui che si accumulano uno strato dopo l’altro lasciando aloni e vetri opachi.

Esistono molte soluzioni ecologiche per la pulizia dei vetri a costo zero, vediamone alcune:

Acqua e aceto: basta mescolare mezzo litro di acqua calda e 100 ml di aceto, versare in uno spruzzino e utilizzando un panno morbido pulire i vetri. L’aceto è uno sgrassante naturale.

Detergente per i piatti: ne basta un cucchiaio in mezzo litro di acqua calda. Utilizzare una spugna morbida e risciacquarla speso.

A questo punto sai come pulire gli infissi di casa, ti basterà scegliere il detergente giusto e, dopo aver tolto la polvere iniziare a pulire i vetri e gli infissi. Un passaggio fondamentale è quello dell’asciugatura, si possono usare diversi metodi: fogli di quotidiano, panno in microfibra, pelle di daino o una vecchia maglietta di cotone, meglio evitare la carta cucina che potrebbe lasciare pelucchi sul vetro. In alternativa si possono usare i tergi-vetro oppure dei piccoli elettrodomestici appositamente studiati per questo tipo di lavoro.

Come ottenere il Superbonus 110%

Il Superbonus 110% pare essere sulla bocca di tutti. Sempre più persone si stanno muovendo per ottenere questa sovvenzione statale e migliorare la qualità del proprio appartamento o della propria sede commerciale. Tuttavia, alcuni non conoscono ancora i dettagli in merito a tale bonus. Anzi, non sono pochi coloro che brancolano nel buio e non conoscono nulla in merito all’argomento. Ecco una panoramica generale che prenderà in considerazione come ottenere il Superbonus 110% ed altri dettagli su tale tema.

Cosa si intende per Superbonus 110%?

Prima di vedere nei dettagli come ottenere questa sovvenzione, è bene aprire una piccola parentesi al riguardo. Difatti, è opportuno comprendere cosa si intende quando si parla di questo bonus.

Il Superbonus 110% è stato introdotto in Italia come parte del Decreto Rilancio, lanciato dal Governo Italiano durante l’anno 2020. Il Decreto in questione prevede questa e molte altre sovvenzioni, finalizzate a rilanciare l’economia del paese dopo la grave pandemia mondiale dovuta al COVID-19.

Il superbonus consiste in una detrazione fiscale pari al valore del 110% che può essere applicato da coloro che richiedono lavori di edilizia su edifici già esistenti. I lavori in questione comunque, devono riuscire a migliorare la classe energetica della propria casa o del proprio appartamento. Inoltre, sono esclusi da tale bonus quelli che sono i lavori applicati su costruzioni nuove.

Dunque, lo scopo del bonus è anche quello di permettere ai cittadini di ammodernare le loro abitazioni, eliminando eventuali sprechi energetici.

Quali requisiti soddisfare per ottenere questo bonus?

A questo punto, bisogna comprendere quali sono i requisiti da soddisfare per riuscire ad ottenere questo bonus. Difatti, ci sono alcuni parametri che devono essere rispettati, altrimenti non si potrà accedere alla detrazione fiscale.

Come prima cosa, bisogna comprendere che i lavori richiesti devono essere in grado di far salire il proprio edificio di due classi energetiche. Naturalmente, se ciò non fosse possibile, ci dovrebbe essere come minimo il miglioramento di una classe energetica, ad esempio dalla classe C alla classe B.

Naturalmente, per stabilire tale salto di qualità bisognerà far intervenire un professionista del settore. Quest’ultimo controllerà che ci siano i presupposti per effettuare i lavori e che questi siano vantaggiosi al fine di raggiungere una classe energetica superiore. Inoltre, il professionista dovrà anche redarre un attestato tecnico che confermi la sua perizia.

Ad ogni modo, ci sono alcuni lavori prestabiliti che si possono richiedere per ottenere con certezza il Superbonus 110%. Commissionando tali interventi allora si potrà procedere con l’avvio dei lavori, contattando una ditta specializzata che aderisce all’iniziativa statale.

Quali sono gli interventi che permettono di accedere al Superbonus?

Ci sono diversi interventi che possono far accedere al Superbonus statale. Ad esempio, è possibile richiedere la costruzione di pannelli solari per la propria abitazione. In alternativa, si può commissionare la costruzione di strumenti che utilizzino energie rinnovabili per funzionare, come le colonnine elettriche utili per ricaricare le automobili ibride. Anche il miglioramento anti-sismico del proprio edificio rientra tra gli interventi accettati per il Superbonus 110%.

Molti nell’ultimo periodo stanno richiedendo anche la possibilità di realizzare un cappotto termico per favorire l’isolamento della casa. Ciò viene ammesso dal Superbonus e permette di migliorare in modo ottimale la classe energetica del proprio edificio. Si può richiedere anche la sostituzione dei propri infissi, eliminando quelli già presenti nella casa.

Infine, anche la sostituzione di eventuali impianti di climatizzazione con sistemi centralizzati e moderni, di ultima generazione, viene ritenuta idonea per ottenere il bonus edilizia.

Classe energetica: gli interventi per migliorarla

Negli ultimi tempi si sente spesso parlare di classe energetica di un edificio. In particolar modo, grazie all’introduzione del Superbonus edilizia, molti si stanno interessando di quest’argomento. Tuttavia, alcuni non hanno affatto capito di cosa si tratta ed altri continuano a brancolare nel buio. Ecco quindi, una panoramica completa sull’argomento, che cercherà di fare chiarezza su tale aspetto e su quelli che sono gli interventi per migliorare la classe energetica.

Cos’è la classe energetica?

Come prima cosa, occorre comprendere cos’è la classe energetica. Riuscendo a comprendere nei dettagli di cosa si tratta, si potrà avere un quadro più preciso degli interventi che servono per migliorarla. Ebbene, la classe energetica viene introdotta nella normativa per gli edifici in Italia a partire dall’anno 2005.

Difatti, grazie al Decreto Legislativo 192/05 tutti gli edifici presenti sul territorio italiano devono avere una classificazione per riconoscere e stabilire quelle che sono le prestazioni energetiche di una casa oppure un appartamento. La classifica parte dalla lettera G, l’ultimo gradino del rendimento energetico, fino ad arrivare ad A4.

Quali sono i parametri presi in considerazione per stabilire la classificazione di un edificio? Ebbene, ci sono determinati parametri sia strutturali che funzionali che determinano in modo accurato il consumo di energia medio dal punto di vista scientifico. In poche parole, attraverso questa classificazione è possibile stimare il consumo elettrico di un edificio e di conseguenza si potrà controllare un eventuale spreco di energia.

Quali sono gli interventi per migliorare la classe energetica?

A questo punto, occorre comprendere quali sono gli interventi che servono per migliorare la classe energetica. Si ricorda, che l’obiettivo di tali interventi dovrebbe essere quello di raggiungere la classificazione A.

Per riuscire in questa cosa, si possono commissionare diversi interventi. Ad esempio, un primo intervento utile ed efficiente è quello di far costruire un cappotto termico così da avere un isolamento. In questo modo, si possono ridurre i costi relativi al riscaldamento e riuscire ad ottenere un clima ottimale in casa sia in estate che in inverno. Allo stesso tempo, si ricorda che può essere utile sostituire i vetri della propria casa, puntando sui cosiddetti vetri tripli.

Un altro intervento che si può richiedere riguarda la sostituzione del proprio impianto di riscaldamento. Per riuscire a ridurre i consumi energetici e far salire la classe energetica del proprio edificio, si può puntare sull’installazione di un impianto a pompa di calore e pannelli di movimento. In alternativa, si può puntare su un sistema simile ma che sia comunque a bassa temperatura.

Infine, un ulteriore intervento che si può richiedere consiste nella realizzazione di strumenti che permettono di sfruttare energie rinnovabili. Nella fattispecie dunque, è possibile commissionare la costruzione di pannelli solari per la propria casa, così da sfruttare l’energia del sole per far funzionare dispositivi elettrici nel proprio ambiente domestico.

Per riuscire ad ottenere la classificazione A, si ricorda che devono essere effettuati almeno 2 tra gli interventi indicati.

Si può richiedere il Superbonus per gli interventi citati?

Gli interventi che sono stati menzionati per riuscire ad ottenere una migliore classe energetica per la propria casa possono essere richiesti attraverso Superbonus 110%.

Certo, per usufruire di questa sovvenzione statale occorre comunque affidarsi ad una ditta di professionisti che accetti tale bonus. In ogni caso, se si sceglie la ditta giusta non si dovranno avere problemi al riguardo.

In ultima analisi, se si effettueranno questi interventi non solo si migliorerà la propria classe energetica ma si potranno avere anche benefici duraturi che aumenteranno il proprio benessere!

Risparmio energetico: come scegliere gli infissi giusti?

Migliori infissi per il risparmio energetico: quale scegliere

Al giorno d’oggi scegliere gli infissi più adatti alla propria abitazione non è semplice dal momento che ci sono molti elementi da tenere in considerazione, primo tra tutti il risparmio energetico. In commercio infatti esistono numerose soluzioni all’avanguardia che permettono di risparmiare sulla bolletta dell’elettricità perché creano isolamento termico all’interno della casa. In tal modo il calore generato dai riscaldamenti non andrà disperso verso l’esterno. Per installare i migliori infissi per il risparmio energetico (https://www.posaqualificata.it/ristrutturazione-edilizia-e-efficienza-energetica-qual-e-il-miglior-infisso) è opportuno valutare diversi fattori come ad esempio il tipo di immobile, le temperature abituali del luogo in cui si trova la casa, l’isolamento termico e il budget a disposizione. Naturalmente per l’installazione degli infissi è necessario affidarsi a una ditta seria e competente che possa svolgere il lavoro in maniera ottimale e assicurare un risultato soddisfacente.

Infissi in pvc: soluzione ideale per un buon risparmio energetico

Una delle soluzioni migliori per ottenere un buon risparmio energetico nel proprio immobile è senza dubbio l’installazione degli infissi in pvc. Questi ultimi non solo hanno un buon rapporto qualità prezzo ma sono anche molto resistenti e durano a lungo nel tempo. La loro caratteristica principale è il fatto che riescono a reagire bene agli agenti atmosferici come i raggi del sole, la neve, la pioggia e la grandine senza danneggiarsi. Il pvc è un materiale che favorisce l’isolamento termico perché non è un buon conduttore di calore e proprio per tale ragione viene impiegato per la realizzazione dei pannelli isolanti termici. Gli infissi in pvc inoltre si adattano bene agli stili d’arredo moderni e contemporanei perché si sposano perfettamente con il design minimal. Proprio per tale ragione questo materiale viene scelto molto frequentemente oggigiorno. Un altro grande vantaggio di tale materiale è che non necessita di manutenzione e dunque consente un notevole risparmio.

Infissi in legno: un materiale elegante e raffinato

Un altro materiale che viene utilizzato molto spesso per gli infissi è senza dubbio il legno. Quest’ultimo costituisce senz’altro un materiale molto elegante che ha una grande resa estetica e rende la casa di classe e raffinata. Gli infissi in legno sono l’ideale per le abitazioni dallo stile classico e tradizionale ma si adattano bene anche a quelle più moderne. Anche il legno inoltre, come il pvc, consente un certo risparmio energetico poiché è un buon isolante termico ed evita le dispersioni di calore. Sebbene gli infissi in legno sono piuttosto resistenti e robusti, necessitano comunque di una manutenzione periodica per essere sempre performanti e impeccabili.

Infissi in alluminio: un buon isolante termico

Tra le tipologie di serramenti che è possibile scegliere per il proprio immbile non bisogna senz’altro dimenticare gli infissi in alluminio. Come quelli in legno e quelli in pvc, tali infissi sono un ottimo isolante termico e ha hanno una durata molto lunga. L’alluminio infatti è un materiale molto robusto e solido che riesce a resistere perfettamente alle intemperie senza rovinarsi troppo. Inoltre esso non necessita di una grande manutenzione dal momento che tende a non danneggiarsi. Un altro grande vantaggio dell’alluminio è sicuramente il fatto che riesce ad adattarsi bene a ogni abitazione perché permette di creare infissi dal design pulito e minimal e di adeguarsi anche alle finestre più sottili. Con l’alluminio si posso realizzare infissi adatti alle finestre più moderne come ad esempio quelle in vetro oppure a quelle di grandi dimensioni evitando problemi legati alla stabilità e garantendo la massima luminosità in casa. Pertanto la scelta degli infissi da utilizzare nel proprio immobile può essere fatta valutando le caratteristiche di ogni materiale cercando di capire quale si adatta meglio alle proprie necessità.

Preventivo zanzariere: un investimento ottimale per aumentare il comfort

Per migliorare il comfort di un ambiente casalingo oppure professionale non bisogna soltanto porre attenzione sulla qualità degli infissi e sul loro capacità di isolare dal punto di vista tecnico ma anche sulle zanzariere. Rivolgersi ad una ditta specializzata per ottenere un preventivo per le zanzariere come nel caso di SharkNet (https://www.shark-net.com/), permette di valutare con attenzione alcune soluzioni che consentono di mantenere lontano dalla propria casa insetti ed altri animali infestanti. Il classico esempio che permette di capire le potenzialità delle zanzariere è la loro capacità di non far entrare zanzare in casa durante le afose notte d’estate: poter tenere la finestra di casa aperta di notte senza che nessun animale possa disturbare il sonno è una comodità che non ha prezzo. Le zanzariere sono uno strumento molto utile da inserire all’interno dell’ambiente e che peraltro si dimostrano anche gradevoli dal punto di vista estetico diventando dei veri e propri complementi di arredo. In commercio sono disponibili in diverse tonalità e realizzate con sistemi e meccanismi disparati consentendo anche di scegliere le tonalità più idonei per il proprio caso.

Come valutare un preventivo zanzariere per scegliere bene

Un preventivo zanzariere deve essere ben analizzato altrimenti potrebbe risultare controproducente il fatto di essersi rivolti alle aziende per valutare un determinato prodotto e fare una scelta oculata. Nello pecifico bisogna controllare il prodotto con che materiale viene realizzato e soprattutto se sono previsti degli ulteriori costi necessari per la posa in opera. Per quanto riguarda il modello è dunque i materiali utilizzati per la realizzazione delle zanzariere, attualmente sono disponibili un’ampia gamma di soluzioni partendo da quella classica che prevede una zanzariera a rullo fino ad arrivare a quelle con apertura verticale o addirittura quelle elettriche. Non è possibile indicare una soluzione ottimale a prescindere piuttosto bisogna considerare le caratteristiche dello specifico modello rispetto a quelle che sono le proprie esigenze sia da un punto di vista estetico che della funzionalità. Se poi gli infissi inseriti all’interno del proprio ambiente sono particolari e presentano delle dimensioni atipiche bisognerà rivolgersi ad una struttura specializzata che permetta di progettare delle zanzariere su misure che ovviamente avranno dei costi più alti. Se poi in casa ci sono delle finestre dalle dimensioni molto più ridotte allora un’ottima soluzione in tal senso potrebbero essere le zanzariere plissettate.

Altri aspetti da tenere in considerazione

Per richiedere un preventivo zanzariere che possa essere adatto alle proprie esigenze e quindi valutabile nel merito è necessario fare attenzione ad alcune caratteristiche per evitare di fare considerazioni fuorvianti. Innanzitutto il preventivo deve essere contestualizzato per cui è necessario prima eseguire un sopralluogo con un tecnico specializzato e poi valutare nel merito la proposta tecnica ed economica. Infatti i costi variano in funzione di quelle che sono le dimensioni delle zanzariere e quindi dell’utilizzo di materiali. Nello specifico realizzare delle zanzariere che presentano dimensioni fuori dall’ordinario potrebbe risultare più costoso rispetto alle dimensioni più tradizionali. Ovviamente bisogna essere accorti nel valutare il preventivo zanzariere ed in particolar modo scoprire se all’interno del costo siano già state inserite le spese necessarie per l’installazione e l’iva. Oltre all’aspetto economico ovviamente ci sarà da valutare anche il miglior meccanismo possibile per la movimentazione delle zanzariere e la qualità dei materiali che comunque devono durare nel tempo.

Tradizione e spumanti del Trentino

Trentodoc è un termine che indica il vino spumante di qualità (conosciuto anche come Talento doc) che viene prodotto in Trentino con quello che è definito il metodo classico.

La tradizione spumantistica di questa regione ha origine agli inizi del Novecento, grazie a Giulio Ferrari, cantiniere trentino, il quale decise di importare nella sua terra la tecnica di spumantizzazione che aveva studiato in una scuola di viticoltura in Francia, a Montpellier, la quale in quei tempi era molto in voga e veniva apprezzata parecchio dai più importanti sommelier francesi. Quella del signor Ferrari, all’epoca fu un’importante scommessa perché voleva dire passare da una produzione massima a solo poche bottiglie che venivano vendute a prezzi quasi proibitivi.

Oggi possiamo affermare che la sua impegnativa scelta fu sicuramente ripagata dall’apprezzamento della clientela che trovava sublime il risultato di questo metodo di spumantizzazione, che fu poi emulato da altri numerosi produttori della stessa zona.

l riconoscimento della denominazione di origine controllata arriva nel 1993, ed è la prima DOC Metodo Classico in Italia, nonché una delle prime al mondo.

Gli spumanti Trento Doc oggi vengono prodotti nei territori della provincia di Trento che sono ubicati nella Valle dell’Adige, nella Vallagarina, nella Valle del Sarca, nella Valle di Cembra, nella Valsugana e nelle Valli Giudicarie. Stiamo parlando di un’area di circa 800 ettari che arrivano a spingersi anche fino agli 800 metri sul livello del mare.

Ma in cosa consiste il metodo classico detto anche metodo champenoise? Si tratta sicuramente di un lavoro di pazienza che ha lo scopo di rifermentare in bottiglia il vino di base, attraverso l’introduzione di una speciale di lieviti e zuccheri. Questa seconda fermentazione è quella che da origine alle bollicine in quanto i lieviti mangiando gli zuccherini danno origine all’anidride carbonica. I lieviti che si depositano sul fondo, man mano, cedono tutte le loro sostanze al vino (fase di affinatura). Più tempo trascorre, di conseguenza, maggiore sarà la complessità e il valore che il vino spumante acquisisce.

Il Trento doc nasce dalle viti che sono pià idonee a questa tecnica di spumantizzazione, che nello specifico sono il Pinot nero, il Pinot bianco, lo Chardonnay e il Pinot Meunier.

Per comprendere ed apprezzare appieno il Trento doc, metodo classico, bisognerebbe viverne direttamente in cantina tutto il processo di spumantizzazione, passo dopo passo, in modo da rendersi conto di quanta dedizione ed amore necessiti questa trasformazione. Chi purtroppo non ha l’occasione di vivere questa meravigliosa esperienza, può sempre rifarsi degustando un calice di queste etichette che consigliamo fra i vari spumanti Trento doc.

Trento doc Ferrari Perlé Rosé

Millesimato che si ottiene da una selezione accurata di Pinot Nero e Chardonnay. Il suo colore rosa antico lo rende elegante e raffinato. I suoi profumi portano alla menta il gusto di ciliegia, arancia e ribes nero, ma anche di nocciole tostate e anacardi. Corposo e cremoso questo spumante Trento doc, che matura ben 5 anni in bottiglia in lieviti, può accompagnare anche tutto il pasto ma dà il meglio di sé con per gli aperitivi a base di sushi, cruditè e frutti di mare.

Trentodoc Balter Brut

È il biglietto da visita della cantina Balter. 100% Chardonnay, viene affinato per 36 mesi e si fa amare èer l’armonia dei suoi aromi fruttati e floreali. Pur essendo un vino spumante cremoso ed avvolgente, in bocca non risulta essere per nulla invadente.

Trentodoc Mach Riserva del Fondatore

Uno spumante trentodoc questo piuttosto complesso: un brut riserva millesimato 2014.
Composto dal 70% di vino Chardonnay e dal 30% di vino Pinot nero, viene affinato su lieviti per 44 mesi. È sicuramente un vino equilibrato e fresco, ma dal gusto intenso che all’olfatto risulta essere di grande impatto. Del resto, i suoi 48 mesi di maturazione non possono che renderlo persistente nel gusto e importante al naso di chi lo gusta.

Trentodoc Dosaggio Zero Letrari

Un metodo classico da tutto pasto, che nasce a 400 metri tra la Vallagarina e la Val d’Adige e che è composto per l’85% da Chardonnay e per il rimanente 15% da Pinot Grigio. Trenta mesi di affinamento su lieviti che non lo rendono però né pesante né particolarmente complesso: alle papille gustative resta fresco e lineare, mantenendo la peculiarità dunque delle bollicine di montagna. Sapidità minerale e bevibilità sono le sue principali caratteristiche.

Nella carrellata degli Spumanti Trento doc, nota di merito va assolutamente anche al Brut Riserva Madame Martis 2008, all’Altemasi Riserva Graal 2011 di Cavit e al Pisoni Rosé millesimato 2014

Come scegliere la lavatrice perfetta per te

In commercio esistono varie tipologie di lavatrici con diverse funzionalità e standard di efficienza. La scelta di una lavatrice che corrisponda alle proprie esigenze dipende sempre dal suo utilizzo, frequente o meno, e dal carico di capi che si accumula ogni giorno. Vediamo nel dettaglio le caratteristiche di questi apparecchi e quali scegliere inoltre, per avere un’idea dei modelli disponibili in commercio, rimandiamo al sito migliorlavatrice.it, uno tra i migliori del settore.

Funzionalità delle lavatrici moderne

Grazie allo sviluppo della tecnologia molti dei capi che prima potevano essere trattati esclusivamente a mano, oggi possono essere lavati in lavatrice. Questo è possibile grazie a particolari forme e strutture del cestello e a programmi capaci di regolare l’azione della centrifuga e non danneggiare gli indumenti più delicati.

Naturalmente è sempre consigliabile non caricare troppo il cestello e impedire l’eccessivo sfregamento tra i capi. Un esempio di questa innovazione è il cestello Diamond che presenta dei fori molto più piccoli rispetto a quelli tradizionali collocati dentro strutture di forma arrotondata per evitare strappi a carico dei tessuti. Alcune lavatrici presentano anche la possibilità di utilizzare la funzione vapore per distendere le fibre durante il lavaggio e igienizzare gli indumenti che richiedono più cure come quelli dei bambini.

Per quanto riguarda i capi sportivi che richiedono frequenti lavaggi rivolti all’eliminazione di sporco e batteri, alcuni apparecchi consentono l’uso di programmi specifici che impiegano una quantità maggiore di acqua e un numero ridotto di centrifughe. Oggi le lavatrici presenti sul mercato sono tutte elettroniche ossia gestite da una scheda elettronica che offre una maggiore comodità nell’utilizzo e nei modelli più moderni anche la presenza di comandi touch control. Tra i programmi più utilizzati dagli utenti rileva quello che permette la partenza ritardata che imposta l’avvio del ciclo a distanza di qualche ora o di un’intera giornata.

Le migliori lavatrici moderne consentono anche di ottenere un grande risparmio energetico e di acqua come nel caso delle lavabiancheria che usano direttamente l’acqua calda del boiler elettrico o dello scaldabagno a gas e non sfruttano l’elettricità per il riscaldamento. Le lavatrici odierne consentono inoltre di asciugare gli indumenti sfruttando lo stesso apparecchio e risparmiando lo spazio a disposizione.

Come scegliere la lavatrice

Prima di acquistare una lavatrice occorre valutare attentamente tutte le caratteristiche tecniche e le funzionalità che possono fare al caso nostro. Anzitutto è opportuno verificare la capacità di carico che è sempre riferita al peso dei panni umidi una volta lavati e non a quelli asciutti inseriti prima del programma. Il modello con grande carico è adatto per le famiglie numerose mentre quello frontale stretto è adeguato ai carichi di modesta entità.

La potenza della centrifuga influisce sulla capacità della lavatrice di rendere gli indumenti lavati il più asciutti possibile. Quindi è preferibile scegliere una centrifuga che consente di regolare la velocità. Per quanto riguarda i consumi è meglio orientarsi sempre su un apparecchio efficiente per ottenere un maggiore risparmio energetico. Al momento dell’acquisto è importante valutare se la lavatrice contiene i programmi che consentono un risparmio ossia quelli brevi, a basse temperature e quelli eco presenti nei modelli più tecnologici. Occorre scegliere inoltre verificando che il prodotto contenga i sistemi di sicurezza come quello anti trabocco, anti perdite di acqua, anti bimbo e anti schiuma.

Un altro elemento da non sottovalutare è la rumorosità della lavatrice nella fase di centrifuga o la presenza di programmi silenziati per il suo funzionamento nelle ore notturne. Le migliori lavatrici presenti sul mercato hanno il motore a Inverter che rende la lavatrice più silenziosa, stabile ed inoltre permette di ottenere un consumo minimo. Si tratta di un sistema più efficiente rispetto al motore tradizionale in quanto non utilizza spazzole e non emette lo stesso rumore. Acquistare una lavatrice adatta alle proprie esigenze richiede la conoscenza di diversi elementi tecnici ed è per questo che è sempre meglio affidarsi a un professionista che saprà consigliare nella scelta.

Come organizzare una festa in giardino

Spesso chi ha un giardino ha piacere ad organizzare una festa in cui unire i propri parenti, o i propri amici, o anche gli amici dei propri figli per festeggiare il loro compleanno giocando assieme in uno spazio verde al massimo della sicurezza. Per chi cerca qualche dritta in merito, ecco un approfondimento sul tema con qualche consiglio utile.

Come organizzare una festa in giardino

Organizzare una festa in giardino sembra una cosa semplice: spesso si è convinti che basti unire le persone per una buona riuscita dell’evento. Il giardino deve essere infatti attrezzato perfettamente per garantire il divertimento dei partecipanti e per far sì che tutti vogliano tornare alle nostre feste, conservandone sempre un ricordo indelebile.

Un party acquatico

La prima soluzione che vi proponiamo è quella dell’acquisto di una piscina gonfiabile, capace di rendere il nostro party in giardino una vera e propria festa acquatica: l’ideale tanto per i più giovani quanto per gli adulti, che magari vogliono godersi un po’ di relax, accompagnato da musica, aperitivi e patatine.

Le migliori offerte di piscine gonfiabili sono state riassunte in questo articolo, che mostra tutte le opportunità, spiegando vantaggi e costi. Si possono poi aggiungere altri accessori utili al divertimento, come ad esempio le pistole ad acqua per delle battaglie a squadre. Per i più adulti, invece, basterà lasciarsi consigliare sui modelli più adatti alle proprie esigenze, optando magari per una piscina che abbia anche l’idromassaggio integrato, garantendosi così un giardino imbattibile e serate impareggiabili.

Preparare l’ambiente

Per organizzare una festa riuscita, tra gli elementi da considerare segnaliamo la preparazione della tavola. Preparare una tavola all’aperto è una delle cose più divertenti, specie se si può giocare adattandola alle più diverse situazioni. Un elemento che non può mancare è la frutta estiva con la sua freschezza, che per i palati più fini può essere declinata su qualche cocktail interessante o sull’intramontabile punch, con calici (anche di plastica, comodi e a basso costo) da bere immersi in piscina.

Per le giornate di sole presta molta attenzione a pulire alla perfezione i bicchieri che userai così da consentire loro di splendere alla luce, brillando sulla tavola e dando al tutto un tocco di insuperabile eleganza e raffinatezza.

Per le serate primaverili ed estive sarà poi sempre fondamentale mettere i propri ospiti, piccoli o grandi, al riparo dal disturbo degli insetti e delle zanzare con le più tipiche candele, da posizionare in punti strategici.

Le decorazioni più adatte sono quelle abbinate alle linee e ai colori delle piante che decorano il tuo giardino: non sottovalutare quindi la possibilità di abbinare i colori delle tue portate con quelli delle decorazioni e del verde degli spazi di casa tua.

La scelta della musica è da fare con estrema accuratezza, per dare al tutto un mood adatto: ricorda dunque di selezionare i brani seguendo una certa logica e magari creando una apposita playlist capace di mettere tutti a proprio agio, tenendo il volume al livello adatto a far sì che si possa chiacchierare in libertà.

Tutto è pronto

Seguendo questi consigli non potrai che assicurarti una festa che rimarrà nella memoria di tutti i tuoi ospiti, che non vedranno l’ora di tornare a festeggiare da te. Specie se avrai offerto loro una festa in piscina al massimo del relax e del divertimento.

Affittare uno spazio storage: ecco come tenere la casa in estremo ordine

La casa è un luogo confortevole, rilassante, dove è possibile nascondersi dagli occhi indiscreti del mondo per vivere la propria intimità al meglio, per coltivare le proprie passioni e per assaporare l’amore della famiglia. Sì, la casa è proprio un luogo di questo tipo, un’oasi di pace e di relax dove è bello rifugiarsi. Affinché sia davvero possibile assaporare la propria casa da questo punto di vista, è necessario però che sia ordinata, poco caotica, incapace di infondere in coloro che vi abitano ansia e stress.
Come riuscire in questa impresa? La domanda sorge spontanea dato che le case in cui oggi abitiamo sono spesso piuttosto piccole, dato che possediamo sempre più oggetti, dato che di tempo a disposizione per prendersi cura dei propri ambienti domestici ne abbiamo sempre meno. Ecco qualche consiglio, che speriamo possa essere di aiuto.

Noleggiare uno spazio storage: ecco il primo passo da compiere

Consigliamo a tutti coloro che hanno una casa caotica e stra piena di oggetti, di noleggiare uno spazio storage. Sono sempre più numerose le aziende che offrono un servizio di questa tipologia, senza costi eccessivi: una di queste, ad esempio, è www.metrobox.it . Una volta noleggiato lo spazio, è bene trovare una giornata senza impegni da dedicare alla scelta degli oggetti da riporre al suo interno.

Deve trattarsi di tutti quegli oggetti che non si ha alcuna intenzione di vendere o di buttare via, ma che allo stesso tempo non sono per niente utili. Non vengono mai utilizzati, ma si desidera possederli. Potrebbe trattarsi di quel vecchio mobiletto ereditato dalla nonna, un ricordo d’infanzia che però proprio non si abbina allo stile di arredamento della casa. Potrebbe trattarsi di tutti i lavoretti e i disegni dei bambini durante il corso della scuola materna e delle scuole elementari. Potrebbe trattarsi del primo computer che ha fatto il suo ingresso in casa, che è da considerarsi come un vero e proprio pezzo di storia e simili.

Non solo, è possibile inserire nel proprio spazio storage anche tutti quegli oggetti che vengono utilizzati una o due volte allanno, come la tenda da campeggio ad esempio, gli scarponi da sci, il materassino per il mare e simili.

Ordinare la casa in modo razionale

Una volta liberata la propria abitazione da tutti gli oggetti inutili o che vengono utilizzati con poca frequenza, è necessario provvedere ad ordinare tutti gli altri oggetti al meglio.
Adesso c’è abbastanza spazio a disposizione in casa! La maggior parte delle cose deve essere riposta in modo razionale, a seconda della frequenza di utilizzo, sfruttando armadi, scaffali e scatole. Per fortuna oggi sono disponibili così tante diverse tipologie di scatole in commercio, anche impilabili, anche belle e di design così da poter essere lasciate in bella vista, che questo non è certo un compito difficile.

Inoltre è bene cercare di far sì che tutto resti al suo posto, sempre. Ogni volta che un oggetto viene utilizzato, deve poi tornare nella sua postazione! Dato che qualche oggetto può sfuggire, è bene scegliere un giorno alla settimana per rassettare, magari durante il week end quando si ha più tempo a disposizione.

Piastra elettrica in cucina: come funziona, vantaggi e svantaggi

Se stai arredando casa e ti stai chiedendo se optare o meno per una piastra elettrica in cucina sei capitato proprio nel posto giusto.

Se c’è una cosa che mette sempre in crisi tutte le persone che stanno mettendo su casa è proprio la cucina.

D’altronde, la cucina è il vero cuore di ogni dimora e darle la giusta attenzione quando la si progetta e sceglie è sicuramente più che giusto.

Il mondo dell’arredamento per la cucina è davvero immenso e se non si hanno le idee chiare fin da subito risulta praticamente impossibile arrivare ad una scelta definitiva in poco tempo.

Il piano di cottura, poi, è sicuramente il primo grande dubbio che si deve affrontare ed il nostro obiettivo è quello di farti scoprire la piastra elettrica per cucinare per aiutarti a capire se è la scelta giusta per te o meno.

Mettiti comodo perchè le cose da dire sono davvero moltissime.

Piastra elettrica in cucina: tutto quello che c’è da sapere

Se dovessimo pensare alle cucine dei nostri cari nonni, ecco che sembra impossibile vedere tutti i diversi accessori e strumenti in quelle moderne che si possono ammirare un po’ dappertutto al giorno d’oggi.

Il progresso tocca ogni settore ed anche la cucina non è sicuramente passata indenne da tutto questo.

Cucine sempre più all’avanguardia con oggetti sempre più tecnologici e, bisogna ammetterlo, anche piuttosto attenti all’ambiente.

La cucina del futuro è una cucina sempre più eco sostenibile e la piastra elettrica è il primo elemento in assoluto per soddisfare questa esigenza.

Ma come funziona davvero questo piano di cottura? E quali sono i suoi pregi ed i suoi difetti? È arrivato il momento di scoprirlo.

Come funziona una piastra elettrica in cucina?

Partiamo prima di tutto con il capire cos’è una piastra elettrica per cucinare.

In pratica, altro non è che un piano di cottura classico solo che non necessita dell’uso del gas, ma utilizza la forza dell’energia elettrica.

Già guardandola si può notare la sua nette differenza con il classico piano di cottura a gas.

La modalità di piastra elettrica si presenta come uno strato piano ed uniforme in vetro ceramica.

Non vi sono fiamme od altro. Tutto avviene tramite il piano che riscaldandosi trasmette il calore alla pentola.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della piastra elettrica in cucina?

Ora che hai capito sia la forma che il funzionamento di questo tipo di piano di cottura elettrico, è passato il momento di analizzare meglio il tutto per capire quali sono i pro ed i contro della piastra elettrica per cucinare.

I vantaggi sono sicuramente interessanti e sono i seguenti:

  • pulizia molto più semplice e veloce. Essendo un piano dritto ed uniforme è davvero semplicissimo procedere con la pulizia vera e propria del tutto. Con una passata avrai già passato tutto il ripiano senza perdere troppo tempo;
  • risparmio sulla bolletta per chi utilizza fonte di energia rinnovabili, ad esempio i pannelli foto voltaici;
  • eliminazione del pericolo di fughe di gas;
  • alto rendimento ed alta velocità nell’ottenere la temperatura desiderata;
  • a prova di bambino visto che la piastra si riscalderà solo ed esclusivamente nella zona di cottura lasciando, invece, ben fredde tutte le altre parti circostanti;
  • cottura uniforme ed ottima distribuzione ed uso del calore.

Ci sembra giusto, però, analizzare anche gli eventuali svantaggi che, a dire il vero, sono praticamente nulli:

  • il costo iniziale è un po’ più alto rispetto ad un piano di cottura a gas classico;
  • dovrai necessariamente usare solo ed esclusivamente pentole adatte al piano di cottura elettrico.

Come puoi notare, optare per un piano di cottura elettrico può essere davvero un’ottima soluzione eco sostenibile.

Centrifuga lavatrice, la velocità con cui agisce

La centrifuga è l’ultima fase del classico lavaggio in lavatrice; questa può essere diversa in base al tipo di modello e alla velocità con cui viene effettuata. Queste caratteristiche incidono sui tempi di asciugatura degli indumenti e anche sulla durata nel tempo degli stessi. La centrifuga prende il nome dalla forza che viene sfruttata per ottenere il risultato desiderato, la cosiddetta forza centrifuga che può essere paragonato al movimento compiuto da quelle macchine per alimenti che riescono a produrre il succo partendo dalla frutta o da una verdura. Nello specifico, parlando della forza centrifuga attuata dalla lavatrice, si intende la forza con la quale gli indumenti all’interno del cestello vengono ammassati contro le pareti. I piccoli fori presenti sulla parte esterna permettono all’acqua presente di dirigersi verso lo scarico della lavatrice e quindi gli indumenti saranno perfettamente strizzati e dunque una volta stesi impiegheranno meno tempo per asciugare.

Centrifuga lavatrice, la velocità con cui agisce

Più è alto il numero di giri che la lavatrice consente di selezionare maggiore sarà la forza centrifuga esercitata sugli indumenti e dunque la quantità d’acqua che verrà eliminata. In genere, le lavatrici classiche permettono di selezionare i giri della centrifuga che di solito si aggirano sui 1000/1200 giri al minuto, le versioni più datate al contrario hanno un numero di giri inferiore, sugli 800 ed anche meno. Le lavatrici industriali invece indicate per tutti coloro che hanno delle esigenze particolari possono arrivare ad avere un numero di giri al minuto ancora maggiore che può aggirarsi attorno ai 1600 giri al minuto. Tendenzialmente, si sconsiglia di acquistare quei modelli di lavatrice che non offrono la possibilità di scegliere il numero di giri a cui impostare la centrifuga, vengono chiamate lavatrici a centrifuga fissa. La ragione risiede nel fatto che ogni capo è creato con dei materiali differenti e dunque ha delle esigenze diverse anche in fase di centrifuga, ciò porta a dover escludere completamente questo programma quando si lavano capi particolarmente delicati. Per evitare di avere questo inconveniente è preferibile acquistare lavatrici con centrifuga variabile che offrono la possibilità di selezionare i giri della centrifuga, se inferiori a 600 o ancora maggiori in base alla tipologia di indumenti che si stanno lavando. I tempi di asciugatura in questo caso saranno tarati in base al programma scelto.

La scelta della centrifuga

Le lavatrici moderne consentono di selezionare il numero di giri della centrifuga rotando una semplice manopola, in questo modo è possibile scegliere il programma in base al tessuto dei capi messi all’interno della lavatrice, il cotone ad esempio non dovrebbe mai essere strizzato con centrifughe superiori ai 600 giri, stesso discorso per i materiali ancora più delicati come la seta, in quest’ultimo caso infatti è preferibile escludere completamente la centrifuga e lasciare che i capi asciughino lentamente. Un’altra opzione che può essere molto comoda e sempre presente sulle lavatrici particolarmente moderne è quella stiro facile che permette di evitare che i capi vengano strizzati in modo da doverli stirare dopo l’asciugatura. In questo modo, sarà possibile ottenere un bucato quasi perfetto facendo al contempo attenzione alla qualità dei tessuti e dunque alla loro durata nel tempo.

Cos’è la centrifuga minore

Non bisogna poi dimenticare che il cestello del bucato ruota anche in altre occasioni seppur in maniera molto più lenta. Viene infatti chiamata centrifuga minore la rotazione del cestello immediatamente successiva all’immisione del bucato, in quest’ultimo caso infatti si ha una rotazione molto lenta, di appena 10 giri al minuti che consente a detersivo e ammorbidente di infiltrarsi tra le trame degli indumenti, in seguito, si ha il lavaggio con una centrifuga minore che è indispensabile perché i capi siano intrisi di acqua e sapone. Successivamente ci sarà poi la centrifuga con giri superiori a 600 al minuto.

I problemi relativi alla centrifuga

Molto spesso la centrifuga della lavatrice non funziona e le ragioni adducibili a tale problema possono essere le più varie. Nella maggior parte dei casi, per errore è stata esclusa la centrifuga, altre cause possono riguardare l’eccessivo caricamento della lavatrice. Molti infatti tendono a immettere nel cestello un peso superiore a quello che consente allo stesso di ruotare in maniera veloce, bloccando di conseguenza la centrifuga. Un’altra motivazione può essere relativa alla rottura della cinghia, le cause in definitiva possono essere le più varie.

Ferro da stiro con caldaia o senza: che differenza c’è?

Chi non ha almeno un ferro da stiro in casa? È un elettrodomestico di cui tutti hanno bisogno e, proprio per questo, le industrie si sono impegnate per fargli fare un upgrade dal punto di vista di performance.

Parlando sempre di questo elettrodomestico, ora è possibile fare ricorso ai ferri da stiro con caldaia il quale ci garantisce un salto di qualità non da poco, ma per ogni beneficio in più c’è sempre un piccolo prezzo da pagare.

Qui di seguito vi faremo capire quali possono essere i punti negativi e quelli positivi nell’acquisto di un ferro da stiro con caldaia.

Sappiamo bene che la versione più comune dei ferri da stiro possiede un piccolo scompartimento, in genere non superiore ai 300 ml, direttamente integrato con l’elettrodomestico in sé.

Ci sono modelli peggiori e migliori che possono garantire diversi risultati in termini di stiratura, tutti però sono accomunati da una tempo disponibile di lavoro basso rispetto ai ferri da stiro a caldaia di cui andremo a parlare, questo perché, come già detto, hanno una capienza d’acqua limitata che vi costringera a dover riempire lo scompartimento frequentemente.

Un ferro da stiro a caldaia, invece, con lo scompartimento per l’acqua separato da almeno 1,5 litri, vi consente una stiratura più lunga che può arrivare fino alle 2 ore consecutive; non è male, soprattutto se avete molti indumenti da stirare e non volete dover fare una serie di pitstop al rubinetto nel mentre.

Sicuramente starete pensando che con una caldaia così grande ci possano essere molti più problemi di accumulo del calcare e che il vapore ci possa mettere di più a generarsi facendovi aspettare troppo nella prima stiratura; bene, non è cosi!

Nel primo caso, possiamo dirvi che ormai quasi tutti i ferri da stiro con caldaia hanno una speciale funzionalità “anti-calcare” e sono muniti di speciali filtri che eliminano questa vostra paura anche se raccomandiamo sempre di dare una controllata alla caldaia per essere sicuri che questa funzione fornita dalla casa produttrice stia facendo bene il suo lavoro.

Nel secondo caso, invece, questi elettrodomestici sono davvero all’avanguardia e vi faranno aspettare al massimo 2 minuti inizialmente nella produzione del vapore.

Un altro punto a favore per la nuova generazione di ferri da stiro è il minor peso dell’elettrodomestico, infatti, in quanto il serbatoio dell’acqua è separato, risultano più leggeri e, soprattutto per persone esili, non vi provocheranno eccessivi dolori al polso o avambraccio anche nelle stirature verticali.

Una cosa che possiamo consigliarvi è di controllare sempre il peso del ferro da stiro che andrete ad acquistare.

Quindi, in cosa un ferro da stiro tradizionale è migliore?

E’ migliore quando siete sicuri che lo andrete ad usare ad un livello personale o se fate parte di una famiglia ristretta di 3 persone, in queste situazioni difficilmente si produrrano tanti capi da stirare da dover richiedere l’uso dell’elettrodomestico con caldaia.

Inoltre, se ami la portabilità di un prodotto, quello tradizionale fa sicuramente per voi e per me.

Io, vivendo da solo, mi trovo bene nel riporre il ferro da stiro in qualsiasi angolo remoto della casa dove si sia creato dello spazio e riprenderlo con me quando ne ho bisogno, semplicemente arrotolando il cavo attorno.

Come scegliere il ferro da stiro con caldaia giusto?

Leggendo questo articolo potete farvi un infarinatura generale su cosa sia questo prodotto, i benefici che vi può portare nella stiratura e anche i punti negativi.

Ci sono poi molti siti di recensioni prodotti che vi potranno fornire una recensione più dettagliata di questo prodotto, quali sono quelli più potenti e dove trovare i migliori ferri da stiro a caldaia economici nel caso in cui, oltre a non volervi privare di questo prodotto, non avete un budget illimitato e quindi volete risparmiare il più possibile.

Camini a bioetanolo: cosa sono e quanti tipi esistono?

I camini a bioetanolo (trovi interessanti varianti qui https://www.maisonfire.com/catalogo-prodotti/camini-a-bioetanolo/) sono camini che utilizzano un combustibile, appunto il bioetanolo, anziché la tradizionale legna. Le tipologie commercializzate sono numerose ed ognuna con delle specifiche caratteristiche, ma tutti sono in grado di donare la tipica atmosfera che una fiamma può donare ad un ambiente. Vediamo insieme quali sono i principali modelli, cercando di capirne il funzionamento.

Camini a bioetanolo: cosa sono

I camini a bioetanolo sono degli speciali camini che possono essere installati senza canna fumaria, perché non utilizzano la tradizionale legna, o il pellets, bensì il bioetanolo. Tale combustibile, che è in forma liquida e totalmente incolore, viene prodotto mediante fermentazione di alimenti ad alto contenuto di zuccheri, come cereali o canne da zucchero.

Stiamo quindi parlando di un combustibile naturale e atossico dalle mille potenzialità, ma che viene utilizzato principalmente per stufe e camini. Senza scendere nel dettaglio della produzione di bioetanolo, basti sapere che il costo al litro si aggira attorno ai 2/3 euro, a seconda della qualità, e che un litro può durare dalle due alle tre ore, a seconda delle dimensioni e della potenza del camino.

Il funzionamento di questi camini è piuttosto semplice. Una volta riempito l’apposito serbatoio, una speciale pietra all’interno assorbe il combustibile e lo rilascia nella giusta quantità sulla base del livello di calore impostato. I camini a bioetanolo sono commercializzati in più tipologie: da appoggio, da terra o da parete.

Camini a bioetanolo da appoggio e da terra

I camini a bioetanolo da appoggio sono di dimensioni molto contenute, e destinati appunto ad essere appoggiati su un tavolo, una mensola o una scrivania. Dal momento che sono in grado di produrre solamente calore localizzato, non sono ovviamente idonei al riscaldamento di una stanza. I modelli da appoggio possono essere paragonati a delle comuni stufette, e sono anche i modelli più economici.

In seconda battuta troviamo i camini a bioetanolo da terra. Tali modelli sono di dimensioni più generose rispetto a quelli da appoggio, ma rimangono sufficientemente leggeri per essere spostati da un ambiente ad un altro in base alle esigenze, anche perché dotati di rotelle per il trasporto. Esattamente come accade per quelli da parete che vedremo successivamente, anche quelli da terra in alcuni casi sono dei veri e propri oggetti di design, in grado di arredare una stanza con gusto.

Camini a bioetanolo da parete

La terza tipologia di camini a bioetanolo, è quella da parete. In questa famiglia si trovano due prodotti differenti, ovvero quelli che si appendono e che all’apparenza somigliano a dei quadri, e quelli da incasso, che riproducono in tutto e per tutto quella che è l’estetica di un camino tradizionale. Nel primo caso non sono richieste particolari competenze per l’installazione, mentre nella seconda situazione si.

Per i camini da incasso infatti, si deve ricavare all’interno di una parete l’apposito spazio per ospitarne l’ingombro, tipologia di lavori che deve essere svolta da personale qualificato. Inoltre, il camino deve essere posizionato lontano dalle condutture della linea elettrica e del gas, per evitare il pericolo di incendi. La famiglia dei camini a bioetanolo da parete, è probabilmente la più interessante a livello estetico, perché in grado di riprodurre a tutti gli effetti l’esperienza e l’atmosfera ottenibili con un modello di tipo tradizionale a legna.

I rischi dei camini a bioetanolo

I rischi dei camini a bioetanolo, sono i medesimi di qualsiasi prodotto che riscalda mediante l’utilizzo di una fiamma libera. Chiaramente si deve prestare una particolare attenzione se in casa ci sono dei bambini. In secondo luogo il combustibile deve essere riposto in un luogo asciutto, lontano da fonti di calore e di luce diretta, e anche in questo caso lontano dai piccoli di casa. Meglio ancora se in una stanza chiusa a chiave.

In secondo luogo, è bene tenere presente una raccomandazione in merito all’utilizzo dei camini a bioetanolo. La combustione difatti, non produce fumi di alcun tipo (motivo per cui non è richiesta la canna fumaria), ma solamente vapore acqueo. Nonostante ciò, è sempre opportuno areare periodicamente il locale dove sono posizionati tali camini. Alcuni utilizzatori infatti lamentano la produzione di cattivi odori. Tale fenomeno è da ricercarsi anche nella qualità del combustibile acquistato, non uguale per tutti i produttori sul mercato.

Realizzazione gazebo: quando sono necessari i permessi?

Con l’arrivo della primavera ed estate, se si dispone di un giardino, può venir voglia di installare un gazebo per godersi al meglio le giornate all’aria aperta (per la realizzazione gazebo a Roma consulta il sito iacoangeli.com).

Inoltre grazie a questa struttura è possibile ritagliarsi maggiore privacy. Ma prima di rivolgersi ad un’azienda specializzata in vendita gazebo, è bene informarsi circa le rispettive autorizzazioni per installarlo. Esistono infatti modelli a libera installazione, i quali possono essere montati e smontati facilmente.

Realizzazione gazebo ed edilizia libera

I gazebo, in quanto facenti parte dei manufatti leggeri, rientrano nella cosiddetta edilizia libera e non hanno bisogno di alcun requisito abitativo, a patto che non vengano fissati in maniera stabile al suolo e abbiano le dimensioni limitate.

Questo concetto è altresì esteso non solo per l’installazione, ma anche per il rinnovo, la sostituzione e la riparazione delle suddette strutture mobili, che possono essere utilizzate per attività ricreative, commerciali o fungere da punto informazioni.

È infine doveroso aggiungere che i gazebo sono esclusi dall’autorizzazione paesaggistica se hanno una funzione non superiore ai novanta giorni, basti pensare al classico gazebo che si monta in giardino durante l’estate per ripararsi dai raggi solari.

L’installazione di gazebo, pergolati e porticati non precari, ossia fissati stabilmente al suolo e volti a soddisfare dei bisogni destinati a durare nel tempo, richiede un permesso, poiché considerato capace di aumentare il carico urbanistico dei luoghi e alternarne lo stato.

Per quanto riguarda invece le strutture con superficie non superiore ai trenta metri quadrati, occorre l’autorizzazione paesaggistica semplificata, che ha lo scopo di velocizzare l’iter burocratico circa l’ampliamento/modifica delle opere edilizie.

Procedura autorizzazione paesaggistica semplificata

La procedura di autorizzazione paesaggistica semplificata consiste nelle seguenti fasi:

  • richiesta all’Ente amministrativo competente, per esempio il Comune in cui si intende installare il gazebo.

Esso, dopo aver ricevuto la richiesta, impiega circa dieci giorni per inviarla alla Sopraintendenza.
I giorni salgono a quarante qualora fossero necessarie delle documetazioni integrative;

  • la Soprintendenza esprimerà un parere entro venti giorni e lo invierà all’amministrazione per via telematica;
  • dopo dieci giorni viene rilasciato il permesso, il quale diventerà immediatamente efficace.

Pertanto, se tutta la documentazione sarà in regola, la procedura si potrà concludere nell’arco di quaranta giorni, nonché un tempo molto breve rispetto alle tradizionali richieste di permesso di costruzione o modifica.

Come scegliere il modello di gazebo

Prima di acquistare un gazebo, è necessario prendere in considerazione alcuni elementi fondamentali, tra cui:

  • utilizzo: avere le idee chiare circa l’utilizzo è di grande aiuto, in quanto si possono esprimere fin da subito i propri desideri ad un professionista;
  • dimensioni del giardino/spazio aperto: un gazebo deve lasciare libertà di movimento;
  • materiale di copertura: esistono ormai diversi materiali di rivestimento del gazebo, ma se si punta sul cotone è bene ricordare che richiede molta manutenzione, in quanto deve essere fatto asciugare molto bene dopo la pioggia.

In compenso il policarbonato resiste molto bene agli urti, mentre il PVC è il nemico numero uno dell’umidità. Pertanto gioca un ruolo importante la zona di residenza;

  • materiale della struttura: i materiali più gettonati sono senza dubbio il ferro battuto, il legno e l’alluminio.

Quest’ultimo è perfetto per i gazebo smontabili, mentre legno e ferro sono capaci di creare ambientazioni molto decorative.

Stile classico e stile moderno: due modi per arredare la casa

Sia che dobbiate arredare una nuova casa, sia che dobbiate ristrutturarla, vi ritroverete ad affrontare una scelta: arredare la vostra casa in stile classico, oppure moderno?

Certo, la scelta non è facile, si potrebbe decidere in base al proprio gusto, in base allo stile della costruzione, oppure ci si può affidare all’occhio esperto di un arredatore d’interni. Questi infatti applicheranno la loro conoscenza per aiutarvi a decidere lo stile giusto che più valorizza la vostra casa.

Arredare la casa: si parte dal salotto

Il salotto è il cuore di ogni casa, lo spazio dove si passa la maggior parte del tempo. Pertanto, questa stanza dovrà essere il più accogliente possibile, e il resto della casa dovrà adeguarsi in base allo stile di questa. Vi potrebbe aiutare ad affrontare la scelta di quale tipo di arredo disporre la presenza di un camino. Se il vostro Living è presente un piccolo caminetto, sarebbe più opportuno optare per uno stile classico, ma se questo non è presente invece sarebbe meglio preferire dei mobili moderni.

Ovviamente anche le pareti dovranno avere colori adatti allo stile, abbinando colori accesi all’arredo classico, mentre colori chiari e luminosi a quello moderno.

Arredare la casa: lo stile è deciso dalla storia e dalla collocazione

Lo stile della casa non ha soltanto un valore estetico, bensì ha lo scopo di conservare le memorie della casa e mantenere le tradizioni della casa. Se la casa è stata arredata anticamente da propri predecessori, è opportuno mantenere lo stesso stile per preservare la storia della casa oltre che evidenziarne il vissuto.

Anche la collocazione della casa può essere un buon indice di scelta: una casa in campagna, per esempio, preferisce un arredo classico, mentre una casa in centro città uno stile moderno.

Arredo classico e arredo moderno: quali mobili scegliere

Quali mobili scegliere con un arredo classico? Innanzitutto, nel salotto è bene mettere una libreria che corre su una parete lunga, con al suo fianco una poltrona e una lampada da pavimento. Nel mezzo della stanza si potrebbero mettere altre due poltrone e un divano in pelle posti a ferro di cavallo, con un piccolo tavolino in legno dello stesso stile della libreria in mezzo. Si potrebbe completare il tutto con una credenza dove riporre i propri soprammobili.

È bene ricordare che lo stile classico punta il focus sulla persona, sui suoi confort e sulla socializzazione, pertanto i mobili dovranno rispettare questi scopi. In cucina si metterà, invece, un fornello a gas, e un tavolo in legno, e sedie con seduta liscia.

Si tenderà anche in questo caso a nascondere la tecnologia, e quindi gli elettrodomestici, per dare risalto ai mobili in legno. Nelle camere da letto il protagonista è il legno e il ferro, e vengono messi in risalto sia i mobili che il letto. L’importante è che l’intera casa si in armonia, e che non vi sia idea di caos.

Che mobilio preferire per una casa in stile moderno? Se lo stile classico è basato sulla persona, quello moderno si concentra sul design, sull’estetica e sulla tecnologia. Si abbandonerà quindi il legno dei mobili per passare al vetro, o comunque al legno compensato. I colori saranno chiari per dare un senso di luminosità della casa. Nel salotto si sceglierà un divano in tessuto, magari con penisola, e di fronte a questo potrà essere posto il televisore. La libreria, se presente di design, senza poltrone accanto. In cucina si potrà optare per un lungo tavolo da pranzo con pianale in vetro, e il fornello sarà preferibilmente ad induzione.

Inoltre, per una casa moderna è necessario aggiungere anche un po’ di tecnologia. Per questo aggiungere un profumatore elettrico per ambienti è la scelta giusta, sia per l’estetica sia per profumare l’ambiente.

Anche qui l’arredo complessivo dovrà essere in armonia, dando senso di leggerezza e semplicità.

Dalle piastrelle al parquet: 5 pavimentazioni per arredare casa tua

Che tu sia alle prese con una ristrutturazione edilizia oppure la costruzione da zero di casa tua, sicuramente dovrai scegliere la pavimentazione più idonea per creare lo stile che desideri. Infatti, non è la stessa cosa posare piastrelle o listelli in legno se vuoi uno stile classico, moderno oppure industrial.

Ci sono moltissime alternative che puoi prendere in considerazione per raggiungere il risultato migliore. Per scegliere devi prima conoscere le soluzioni possibili, come quelle elencate di seguito. Oltre a leggere la seguente guida sulle 5 pavimentazioni più usate, consulta anche www.ideeincasa.it, il blog che ti da spunto per arredare casa tua con stile.

1. Il classico parquet in legno

Una delle pavimentazioni sicuramente più usate resta il classico parquet che può essere prodotto con differenti tipologie di legname. Le essenze di legno si differenziano una dall’altra per colorazione ma anche sfumature, venature, nodi. Ci sono soluzioni con colori più chiari come il frassino e il rovere, altri che tendono al rosso come il ciliegio e infine quelli più scuri come il noce; la scelta dipende dall’effetto che vuoi ottenere. Il legno è così utilizzato perché garantisce maggiore calore e carattere all’ambiente proprio perché è un materiale di origine naturale. Tuttavia, ha bisogno di alcune attenzioni in più durante le pulizie e ha un costo elevato.

2. Le soluzioni alternative del laminato

Esiste una soluzione meno costosa rispetto al legno: il laminato. Si tratta di listelli formati da una base di legno poco pregiato e rivestiti da uno strato in materiale simil plastico che assume colorazioni e trame di ogni legno e non solo. Sono anche possibili risultati più particolari come l’anticato, lo sbiancato e addirittura il colorato non presente in natura. Oltre al risparmio economico, se scegli questa pavimentazione hai un pavimento facile da pulire, perfetto per gli stili classici ma anche quelli più moderni. Puoi scegliere formati più grandi per uno stile più al passo coi tempi.

3. Il pavimento in PVC

Oggi puoi trovare anche dei pratici listelli in PVC che hanno uno stile migliorato rispetto al vecchio linoleum. Gli effetti disponibili sono davvero moltissimi: dal legno fino al marmo per riprodurre lo stile che più rispecchia la tua personalità e i tuoi gusti. Il PVC costa davvero poco ed è facilissimo da usare anche su pavimentazioni preesistenti senza dover demolire. È facile da posare grazie al sistema ad incastro e anche il taglio è facilitato poiché basta utilizzare un taglierino. Nonostante ciò, si tratta di una soluzione che può risultare piuttosto finta e artificiosa.

4. Piastrelle e mattonelle di materiali diversi

Per i pavimenti di casa puoi anche usare le classiche piastrelle e mattonelle. Oggi la differenza sta nel materiale utilizzato per la loro realizzazione poiché si preferisce il gres porcellanato rispetto alla ceramica. Questo nuovo prodotto si forma con un amalgama di argilla e ceramiche cotte ad alta temperatura per massimizzare la resistenza. Per uno stile più moderno, scegli piastre di grandi dimensioni. Esistono anche piastrelle esagonali da scegliere con decorazioni diverse e anche il mosaico, perfetto per rivestire l’interno del box doccia.

5. Le pavimentazioni in resina

Infine, prendi in considerazione anche la pavimentazione in resina. Si tratta di una soluzione iper moderna per un arredo contemporaneo. La resina si posa in uno strato unico eliminando il problema delle fughe, cioè lo spazietto tra un listello o una piastrella e l’altra. Grazie alla resina, l’ambiente sembra avere una superficie più ampia che è anche idrorepellente e molto resistente. Sono disponibili diverse colorazioni e durante la fase di posa si creano sfumature e trame sempre diverse. Tieni però presente che come soluzione per pavimentare può essere costosa.

Come scegliere una scopa elettrica: guida all’acquisto

Uno degli elettrodomestici oggi più desiderati è sicuramente la scopa elettrica. Si tratta di un apparecchio che può integrare il classico aspirapolvere a traino oppure anche sostituirlo del tutto. Il vantaggio principale della scopa elettrica sta nel fatto che è più compatta, più maneggevole e più leggera per snellire e velocizzare tutte le tediose pulizie di casa. Purtroppo, anche a voi sarà capitato di dover rinunciare al vostro tempo libero per occuparvi delle faccende domestiche e avere desiderato un metodo più veloce e anche efficace.

La novità del settore si chiama scopa elettrica, lo strumento che stavate aspettando per pulire tutti i pavimenti di casa in velocità. Ci sono moltissime scope elettriche sul mercato e trovare quella che fa al caso vostro non è un’operazione molto facile; dovete valutare diversi aspetti e prendere in considerazione una miriade di fattori tra cui potenza, autonomia e modalità di raccolta dello sporco. Per riuscire a trovare la soluzione ideale, ecco un breve confronto tra scope elettriche con e senza filo e con e senza sacchetto.

Con o senza filo?

Quando siete alla ricerca di una scopa elettrica, uno degli aspetti da prendere in considerazione è con o senza cavo elettrico. Non c’è una scelta giusto o sbagliata: dipende dalle vostre preferenze. In linea generale, si può dire che la scopa elettrica con il cavo elettrico ha un’autonomia illimitata perciò pulite tutta casa senza problemi. L’unico inconveniente è rappresentato proprio dal filo che risulta scomodo perché intralcia. Spesso capita di doversi fermare perché il cavo non arriva dalla camera fino alla cucina. Controllate la lunghezza del cavo perché più lungo è, meglio è. Conoscere la valutazione e recensioni di prodotti come la scopa elettrica è sempre utile per orientarsi durante l’acquisto.

Le scope elettriche senza filo sono molto pratiche perché non inciampate nel cavo e siete liberi di girare da una stanza all’altra senza dovervi fermare per spostare il cavo. L’unico problema potrebbe essere rappresentato dall’autonomia. Una scopa elettrica senza filo va caricata proprio come uno smartphone ed esiste il rischio che si spenga da un momento all’altro durante le pulizie domestiche. Oggi, per fortuna, gli apparecchi migliori garantiscono una buona autonomia ma ricordate di verificare questo parametro tra le caratteristiche del prodotto. La scopa elettrica senza filo si ricarica nella sua postazione che spesso può essere fissata al muro per maggiore praticità.

Esiste anche un’ultima differenza che vale la pena citare quando scegliete tra scopa elettrica con o senza filo. Di solito, una scopa elettrica wireless può esser più pesante rispetto a quelle con il cavo perché contiene la batteria. La differenza non dovrebbe essere sostanziale ma il peso va di pari passo con la manovrabilità perciò va valutato con attenzione.

Con o senza sacchetto?

Le scope elettriche possono avere il sacchetto per contenere la sporcizia raccolta dal pavimento oppure convogliare tutto lo sporco in uno serbatoio. La differenza principale tra quelle con sacchetto e senza, sta nel fatto che la prima ha una capacità maggiore. Infatti, il sacchetto molto capiente e potete utilizzare il vostro apparecchio per pulire casa senza dovervi fermare spesso per svuotare il sacchetto. Esiste però un inconveniente poiché dovete sempre avere una scorta di sacchetti di ricambio. Purtroppo, parti di ricambio come queste sono difficili da trovare e hanno un costo piuttosto alto.

Le aspirapolveri senza il sacchetto raccolgono la polvere in un contenitore che però ha una capacità piuttosto ridotta. Questo implica che bisogna fermarsi più spesso per svuotare il serbatoio. Ultimamente, questi prodotti sono stati migliorati rendere possibile svuotare il serbatoio direttamente nel bidone della spazzatura senza venire in contatto con la sporcizia. Si tratta quindi di una modalità valida che può fare al caso vostro.

I 5 migliori stili per arredare casa tua: dal minimal allo shabby chic

Quando si tratta di stili d’arredo, ci sono moltissime possibilità che possono fare al caso tuo. Se devi arredare casa e non sai quale possa essere il più indicato che rispecchi la tua personalità, ecco ben 5 proposte da valutare. Trovi proposte di stile, consigli e tante idee per arredare su www.idee-arredamento.it, il portale numero uno per gli appassionati di arredamento.

1. Lo stile shabby chic

Uno degli stili che va sicuramente oggi è lo shabby chic che nasce dalle case di campagna inglesi. Il segreto è il mobilio di legno dall’aspetto anticato con fregi e decori. Non devi per forza avere mobili in legno anticato poiché oggi ci sono moltissimi arredi in questo stile. Il colore predominante è il bianco ma si possono usare anche quelli pastello. I mobili hanno tutta la vernice scrostate e rovinata volutamente. È perfetto se ami gli oggetti di recupero. E non dimenticare di inserire una bella credenza con vetrinetta a giorno dove inserire i servizi da the, i piatti decorati, i bicchieri, etc. tutto adagiato su centrini ricamati. Sarebbe meglio preferire pavimenti di un legno ricco come il rovere.

2. Il design moderno e minimal

Se non ami le proposte retrò e vezzose, potresti trovare la tua soluzione per l’arredo nello stile moderno. In questo caso, la parola d’ordine è minimalismo. Tutti gli arredi hanno superfice continue senza nemmeno le maniglie per creare continuità. Il punto focale della casa è l’open space che unisce cucina e living, i quali hanno uno stile unico senza palesi interruzioni. L’ordine è fondamentale e in giro non ci sono tanti suppellettili e ninnoli perciò nascondi tutto dietro ai pensili con ante in laminato dalla superfice anche materica 3D. I colori neutri sono i migliori da scegliere per questo tipo di arredo che può esser “scaldato” con qualche pianta qua e là. Evita pavimenti ricchi ma opta per soluzioni quali il laminato. Il gres porcellanato o, meglio ancora, la resina.

3. Le proposte industrial

Uno stile a metà tra il moderno e il classico è l’industrial. In questo caso, l’ispirazione arriva dai loft ricavati in vecchi spazi industriali. Gli arredi sono speso in metallo, presi in prestito dagli arredi industriali. Anche i punti luce sono caratteristici, come lampadari esterni o semplici lampadine che cadono dal soffitto. C’è largo uso del metallo che può esser utilizzato per diverse soluzioni d’arredo. Per esempio, un tubo in metallo idraulico diventa un appendiabiti in ingresso. Il pavimento, questa volta, è industriale cioè ricavato da scarti di legno per produrre i listelli del parquet oppure in cemento, una proposta iper moderna da valutare.

4. L’indimenticabile arredamento classico

Oltre le mode del momento, c’è l’arredo classico con i suoi mobili classici. Il lungo è il protagonista, preferibilmente rossiccio che conferisce maggiore calore. I pavimenti sono in listelli piccoli di un legno semplice come il frassino. Il tratto distintivo dell’arredamento classico è la cucina con moduli componibili per sfruttare meglio lo spazio. Ci sono tante declinazioni dello d’arredo classico come descritto nel dettaglio nel paragrafo che segue.

5. L’arredo di antiquariato

Infine, meglio fare un approfondimento sull’antiquariato che è un tipo particolare di arredo classico. Fondamentalmente, dire arredo di antiquariato ha poco senso poiché è indispensabile scegliere uno stile preciso: art nouveau, barocco, veneziano del 700, impero, roccocò, Luigi XVI, neo classico e così via. Per creare un insieme ben equilibrato o sei appassionata e ricerchi pezzi unici originali oppure ti affidi a un esperto. In questo caso, il tratto distintivo potrebbero essere le miniature in madreperla.

Materassi in Waterfoam e Memory Foam: differenze e similitudini

La scelta del materasso è davvero importantissima e quando ci si trova davanti a due tipologie come i materassi in waterfoam e memory foam non si sa mai quale sia l’opzione migliore.

La verità è che il sonno è un elemento fondamentale per la nostra salute ed avere un materasso che si sposi al meglio con le tue necessità di regalerà notti davvero ristoratrice con benefici che nemmeno immagini.

Se ogni mattina ti alzi con dolori alle schiena, dolori muscolari e con una stanchezza addosso ancora più grande di quando sei andato a letto, molto probabilmente hai un materasso assolutamente da cambiare.

Noi siamo intenzionati ad aiutarti in questa tua scelta perchè la tua salute ci sta a cuore e vogliamo farti capire se per te è meglio scegliere uno tra i materassi waterfoam, oppure, uno tra i materassi memory.

Materassi in waterfoam e materassi memory: caratteristiche e benefici

C’è poco da fare, il detto che afferma di come una bella dormita sia un vero bagno di bellezza è davvero reale.

Ma a dire il vero, non è un solo bagno di bellezza, perchè è anche un vero e proprio bagno di salute.

A rendere il tuo sonno poco salutare possono essere molti fattori tra cui:

  • un materasso scadente;
  • una cena troppo pesante e quindi una cattiva digestione;
  • troppo stress e troppi pensieri;
  • troppi stimoli tecnologici prima del coricamento;
  • mancanza di una perfetta routine serale;
  • eventuali problemi di salute come la mancanza di vitamina D.

Solitamente, però, il materasso scadente è la principale causa di un sonno davvero poco ristoratore.

Come risolvere tutto ciò? Scegliendo la tipologia perfetta per le tue esigenze.

Cos’è il materasso in waterfoam?

Il materasso in waterfoam, noto anche come il materasso in poliuretano espanso, è sicuramente una tipologia eccellente nota per le sue caratteristiche e, soprattutto, la sua grande adattabilità e versatilità.

Tieni presente che, la schiuma in poliuretano ha le seguenti caratteristiche:

  • leggerezza
  • traspirabilità
  • resistenza
  • flessibilità
  • resilienza

In poche parole, ha la capacità di adattarsi alla forma del tuo corpo, resistere ai diversi stimoli ed allo stesso tempo dare anche il giusto sostegno senza modificarsi nel corso del tempo.

Il progresso nel settore ha portato anche a modelli di materassi in cui si mescolano diverse tipologie e puoi star certo che uno strato di waterfoam lo troverai praticamente dappertutto.

Cos’è il materasso memory foam?

Altra tipologia molto nota per le sue eccellenti caratteristiche è sicuramente il materasso memory foam che, tra l’altro, è presente nel mercato da molto più tempo rispetto alla tipologia precedente ma che ha saputo adattarsi ai diversi cambiamenti e progressi nel campo dei materassi.

Come puoi ben intuire dal suo nome, il materasso memory foam ha come caratteristica principale quella di adattarsi perfettamente alla forma del tuo corpo ed al tuo peso e di memorizzare in modo eccellente queste tue necessità per donarti sempre in ogni momento il giusto comfort ed il giusto sostegno.

La versatilità è sicuramente il suo punto di forza visto che si adatta praticamente ad ogni tipo di necessità.

Quale materasso scegliere tra il waterfoam ed il memory foam?

È davvero difficile saperti dire con estrema certezza quale tipologia si sposa al meglio con la tua forma fisica e le tue necessità reali.

Ti possiamo però assicurare che entrambi i materassi hanno una qualità davvero eccelsa.

Sono entrambi adattabili ed offrono un sostegno eccellente che permetterà al tuo corpo di poter mantenere la sua postura corretta ed allo stesso tempo avere il giusto sostegno in tutta comodità.

Se hai difficoltà nella scelta lasciati consigliare dal negoziante e ricorda che è giusto guardare al prezzo finale, ma è altrettanto importante avere un materasso di qualità.

Se devi risparmiare è meglio farlo in un altro campo perchè la salute viene prima di tutto.

Cottura a vapore: consigli e benefici per una cottura salutare

La cottura a vapore si sta dimostrando una vera rivelazione. Devi sapere, infatti, che negli ultimi tempi sta nascendo una sempre più crescente consapevolezza di come sia importante quello che mangiamo. Una grande ricerca di materie prime di alta qualità, un’attenzione verso la composizione del piatto ed uno sguardo attento ai macro e micro nutrienti. Dopo anni ed anni in cui lo street food sembrava regnare sovrano nel mondo dell’alimentazione, ecco che tutto cambia. E ci viene da dire per fortuna. Uno stile di vita attivo ed un’alimentazione sana sono alla base per stare in salute e vivere una vita in forma. La cottura a vapore in tutto questo gioca un ruolo importante ed il nostro obiettivo è quello di farti scoprire il perché. In sè, è anche piuttosto sbrigativa e semplice da fare: Ma ora bando alle ciance e cominciamo ad addentrarci sul serio in questo interessante argomento.

Cottura a vapore: tutto quello che c’è da sapere

La prima cosa che si pensa sentendo la parola “vapore” è sicuramente la sua leggerezza. In effetti, questo tipo di cottura ha sicuramente la particolarità di dare un vero tocco leggero a qualsiasi piatto. I suoi tanti pregi, ed anche la sua grande praticità, sta rendendo la cottura a vapore tra le prescelte sia nel campo della cucina casalinga, che nel campo della ristorazione e dell’alta cucina. Ma quali sono i vantaggi che si possono trarre da tutto ciò? E quali sono le regole da seguire per fare un piatto cucinato perfettamente? Queste e molte altre le domande a cui daremo una risposta.

Quali sono i benefici della cottura a vapore?

La prima cosa che vogliamo analizzare sono sicuramente i grandi benefici che comportano questo tipo di cottura.
  • Maggiore valore nutritivo. La cottura fatta con l’ausilio del vapore porta ad una minore perdita delle sostanze nutritive contenute nei diversi alimenti.
  • Maggiore gusto. Altro lato sicuramente positivo è il sapore finale del piatto che sarà molto più ricco e naturale. Non avendo nessun tipo di contatto con acqua od altro elemento, l’ingrediente principale manterrà vivo tutte le sue qualità.
  • Nessuna aggiunta di grassi. Cucinare con il vapore ti assicura una cottura perfetta senza l’utilizzo di nessun grasso aggiuntivo. Olio, burro o margarina non ti serviranno più.
Come vedi, scegliere questo tipo di cottura è davvero benefico sia per la tua salute che per le tue papille gustative.

Come fare la cottura a vapore?

Ora che hai compreso come scegliere il vapore come metodologia di vapore sia una vera mossa saggia, non ci resta che spiegarti anche come far si che sia eseguita alla perfezione. Per fare una ricetta al vapore non servono chissà quali doti culinarie. Ovvio, però, che qualche consiglio o trucchetto può sempre far comodo. Come già accennato all’inizio di questo articolo, per eseguire una perfetta cottura a vapore non sono necessari molti strumenti. Infatti, puoi optare per:
  • una vaporiera classica
  • una vaporiera elettrica
  • una pentola a pressione
  • un cestello in bambù od in acciaio
Qualsiasi sia lo strumento che hai a disposizione, comunque, il procedimento è bene o male sempre il medesimo:
  • aggiungere un po’ di acqua sul fondo
  • porre l’alimento scelto nel cestello (meglio se tagliato a pezzetti per velocizzare ancora di più la cottura)
  • accendere il fuoco, od azionare l’accensione in caso di strumento elettrico
In alternativa all’acqua, poi, puoi anche optare per l’uso del brodo vegetale. Il piatto alla fine avrà un gusto ancora più saporito ed il valore nutritivo avrà sicuramente un’aggiunta in più. Come vedi, non vi è assolutamente nulla che ti impedisca di cucinare a vapore e di non aggiungere questa modalità nella tua cucina. Semplice, veloce, pratica, gustosa, sana e leggera. Cosa desiderare di più? Infine, ricordati di usare qualche spezia od erba aromatica così da dare quel tocco in più ed aumentare ancora di più i benefici della tua ricetta.

Consigli per una postura corretta al PC

Troppo spesso ignorata e tenuta poco in considerazione ma, in realtà, la postura corretta al pc potrebbe radicalmente cambiare moltissimo la vita di ognuno di noi. Mal di testa, dolore alla cervicale, dolori alla schiena, braccia indolenzite. E se tutto dipendesse proprio da questo? È ormai noto di come passiamo sempre più tempo davanti allo schermo di un computer. D’altronde ormai sono davvero pochi i lavori che non hanno nulla a che fare almeno con un apparecchio tecnologico. Usarli correttamente non significa solo sapere qual è il funzionamento vero e proprio, ma significa anche usare al meglio il nostro corpo in funzione dello stare bene. La postura è uno dei punti fondamentali nella prevenzione di determinati disturbi e fastidi, ed anche quando stiamo lavorando alla tastiera è bene tenerla bene a mente. Sono davvero molto le cose che possiamo fare a riguardo, piccoli accorgimenti a partire dalla scelta della scrivania e di un’ottima sedia da ufficio ergonomica. Se ti alzi sempre più spesso con dolorini qua e là forse è proprio il caso che tu vada ad approfondire questo interessante argomento.

Postura corretta al pc: regole e consigli per stare bene

Essere sedentari non fa assolutamente bene, ma a volte il nostro lavoro richiede di passare molto tempo seduti alla scrivania a scrivere e digitare parole su parole. Se alla base vi è sicuramente il consiglio di prendersi delle pause per sgranchire le gambe, bisogna dire che vi è molto altro da sapere e considerare. In particolar modo, stiamo parlando del come ti siedi e del come tieni il tuo corpo durante la fase lavorativa. Forse non ci hai mai fatto caso, ma quel male alla schiena potrebbe essere davvero eliminato del tutto se solo avessi la giusta posizione quando lavori al computer. Scopriamo insieme come è possibile mantenere la postura corretta e finalmente eliminare gran parte degli svantaggi del fare un lavoro sedentario.

La schiena

La prima cosa che devi osservare quando ti siedi alla scrivania è sicuramente la schiena. La schiena dovrebbe appoggiarsi ed aderire perfettamente allo schienale della sedia. La maggior parte delle persone tende a creare una sorta di gobba mentre lavora al pc causando un sovraccarico alla colonna vertebrale non indifferente che poi andrà, inevitabilmente, a creare infiammazioni e dolori. Presta attenzione a questo particolare e quando ti siedi metti la schiena ben dritta e tienila a contatto con lo schienale. Sentire questo contatto, infatti, ti aiuterà a mantenere la postura corretta al PC ed a rimanere ben eretto. Vedrai che poi, con il tempo, ti verrà praticamente automatico e ti chiederai perchè non ci hai fatto caso prima.

Le spalle e la testa

Altro dettaglio non da poco, poi, è dato sicuramente dalla posizione delle spalle e del collo. Le spalle devono essere rilassate e non tese. Non devi essere troppo rigido altrimenti otterrai l’effetto contrario. Il collo deve seguire la linea della schiena e deve aiutare la testa a rimanere ben alta e dritta davanti allo schermo. La cosa migliore, infatti, è quella di optare anche per un rialzo dello schermo del PC così che gli occhi siano esattamente frontali e non vi sia la necessità di abbassare lo sguardo, con il conseguente abbassamento anche delle testa e l’affossamento del collo. Altro aiuto fondamentale è la sedia che deve essere necessariamente regolabile in altezza. Piccoli dettagli ma che fanno la differenza a livello posturale.

Le braccia

Anche le braccia hanno il loro importante ruolo nel mantenimento di una postura corretta al PC. I gomiti devono essere appoggiati alla scrivania e devono formare un angolo che va dai 90° ai 100° per far si che la posizione sia ottimale e funzionale. Inoltre, il gomito deve essere perfettamente in linea con il polso.

Le gambe

Infine, non possiamo non dare un’occhiata anche alla posizione delle gambe. D’altronde il corpo lavora perfettamente in sinergia ed ogni nostro movimento va ad influire in ogni sua parte. I piedi devono ben appoggiare a terra in modo che le gambe possano creare un perfetto angolo retto con la schiena. Ricorda anche di non accavallare le gambe, o se proprio non puoi farne a meno di alternarle in modo da avere una circolazione il più ottimale possibile. Come vedi, avere una postura corretta al PC è possibile. I primi tempi forse dovrai un po’ sforzarti per ricordarti di assumerla ma, con il tempo, sarà automatica e ti permetterà di prevenire molti dolori e fastidi. Appena ne hai occasione, comunque, alzati e fai qualche passo e ricordati di fare sempre della sana attività fisica fuori dal lavoro.

Dormire fa dimagrire: tutta la verità

Lo avresti mai detto che dormire fa dimagrire? Ebbene si, e se a dirlo è la scienza bisogna crederci per forza. È ormai noto da diverso tempo come dormire sia essenziale per la nostra salute ed il mantenimento dell’equilibrio del nostro organismo. Ovvio, quindi, che se il riposo viene a mancare tutto subirà delle ripercussioni, anche il nostro peso corporeo. Le regole per avere un sonno di qualità non sono poi molte, ma tutte importantissime: Ma che connubio esiste veramente tra peso e sonno? Siamo pronti a scoprirlo insieme.

Dormire fa dimagrire: la teoria scientifica

La forma fisica è molto importante e non solo per un fattore estetico, ma soprattutto per un fattore di salute vera e propria. Avere dei chili in più può portare a dei scompensi al nostro corpo che nemmeno immaginiamo. Se alla base vi è sicuramente l’alimentazione e l’attività fisica, bisogna dire che vi possono essere anche molti altri fattori che possono incidere sull’ago della bilancia. Uno di questi è il riposo. La scienza ha fatto numerose ricerche scientifiche a riguardo e la conclusione è sempre stata la medesima: per dimagrire bisogna dormire. Certo, non basta solo dormire, ma sicuramente è un punto importante per mantenere il nostro corpo perfettamente operativo in ogni sua funzione.

Perché dormire fa dimagrire?

È arrivato finalmente il momento di capire cosa c’è dietro a questo connubio sonno-peso. Il ritmo sonno-veglia è molto importante per mantenere un perfetto equilibrio in ogni più piccolo fattore del nostro corpo, anche in quello metabolico. Il metabolismo basale, ovvero il dispendio calorico che si ha per mantenere attive le nostre funzioni vitali, utilizza ben il 75% della quantità delle calorie che dovremmo ingerire ogni singolo giorno. Dormire poco o male porta ad un netto rallentamento di questo processo, con un conseguente consumo di calorie nettamente inferiore al normale. Cosa significa questo?
  • Si consumano meno calorie e quindi il nostro corpo immagazzina più sostanze sotto forma di grasso.
  • Si ha meno energia e quindi il corpo va alla ricerca di un quantitativo maggiore di zuccheri per sopperire questa mancanza. In pratica avrai più voglia di dolci.
  • Il livello di leptina, ovvero l’ormone della sazietà, andrà a ridursi notevolmente.
  • Il livello della grelina, ovvero l’ormone che scatena e fa sentire la fame, andrà invece ad alzarsi sempre di più.
Puoi ben intuire come tutti questi fattori messi insieme vadano a compromettere non poco il tuo peso.

Come impostare una corretta educazione al sonno?

Ora che sai che dormire fa dimagrire sicuramente vorrai anche capire come fare per avere una qualità del sonno migliore. Partiamo del presupposto che dormire bene non fa bene solo al tuo peso, ma anche a moltissimi altri fattori:
  • aumenta la memoria e la capacità di concentrazione
  • migliora le prestazioni sportive
  • migliora la salute del cuore e della circolazione in generale
  • il sistema immunitario è più forte
  • diminuisce radicalmente la possibilità di avere malattie come il diabete od infarti, ictus, ischemia, ecc.
  • migliora l’umore in generale
Una volta chiarito tutti i diversi motivi per cui è importante impostare un perfetto ritmo sonno-veglia, possiamo passare a darti qualche consiglio in merito. In realtà, qualche utile accenno lo abbiamo già scritto all’inizio di questo articolo. Infatti, avere un buon materasso che ti accoglie ed impostare una perfetta routine serale sono tappe fondamentali per dormire bene. Ma cos’è questa routine serale?
  • Non cenare troppo tardi. Fai passare sempre almeno 2-3 ore dalla fine del pasto alla messa a letto.
  • Opta per piatti non troppo pesanti. No a fritture, salse e grandi quantità di cibo.
  • Evita di utilizzare apparecchi tecnologici nell’ora precedente la messa a letto.
  • Fai un bel bagno caldo.
  • Fai un’azione che ami e che ti rilassa (leggere un capitolo di un libro, chiacchierare con i tuoi famigliari, bere una tisana calda).
Piccoli gesti ma che nell’insieme prepareranno il tuo corpo e la tua mente ad entrare in modalità sonno per fare una dormita davvero salutare e benefica. Non ci resta che augurarti un buon riposo.

Sous vide: cos’è e come funziona la cottura sottovuoto

Sous vide. Sembra molto più complicata di quello che è realmente. Il nome evoca nei pensieri gli scienziati, ma è davvero scienza? Certo che la è, e gli chef professionisti la sfruttano per presentare piatti di carne impressionanti e perfettamente cotti. Ma cos’è davvero il metodo di cottura sous vide?

Al suo livello più fondamentale, la cottura sous vide è il processo di sigillatura degli alimenti in un contenitore ermetico, generalmente un sacchetto sottovuoto, e quindi la cottura di tali alimenti in acqua a temperatura controllata. In francese, il termine si traduce in “sottovuoto”, il che ha senso. Gli chef sigillano sottovuoto una proteina con la marinatura, la salsa, le erbe o le spezie e la lasciano cadere in una grande pentola d’acqua. Non c’è quindi alcun contatto con una superficie metallica riscaldata, nessun contatto con fiamme, vapore o fumo. L’acqua non arriva mai a ebollizione.

Una macchina per il sous vide (chiamata roner) utilizza una serpentina di metallo per riscaldare l’acqua a una temperatura costante, senza mai oscillare a valori più alti o più bassi. Ciò significa che l’avanzamento della cottura è graduale e controllato. Proteine come bistecca, maiale, pollo e pesce cuociono per periodi prolungati, riscaldandosi lentamente fino a quando l’intero pezzo raggiunge la stessa temperatura dell’acqua. Dal momento che l’acqua non supera mai la temperatura desiderata, la carne impiega molto più tempo a cuocere, ma allo stesso tempo il risultato non sarà mai un pezzo di proteine troppo cotto.

Quando la stessa bistecca viene cotta sul fuoco, viene applicato un calore elevato e diretto sulla carne per portare la temperatura interna a 50°C (in media). Mentre sta cucinando, non è possibile vedere cosa sta realmente succedendo all’interno, il che significa che devi indovinare, tagliarla o frugare ansiosamente con un termometro da cucina. Con la tecnica sous vide, non c’è lavoro di ipotesi. Se metti una bistecca in un set da bagno a 50°C, non c’è alcuna possibilità che la bistecca superi quella temperatura, e questo anche alla tecnica della circolazione dell’acqua: l’acqua in costante movimento assicura che non ci siano punti caldi o freddi nella pentola. È come una sorta di jacuzzi perfettamente riscaldata per preparare la cena.

L’unica parte pratica del calvario accade dopo che il cibo è stato rimosso dalla busta. Poiché il processo sous vide rimuove dall’equazione il contatto effettivo con una superficie, la carne non sarà croccante, caramellata o carbonizzata in alcun modo. La soluzione per ottenere una consistenza esterna migliore? Una cottura estremamente rapida dopo che la carne è stata cotta in una padella di ghisa bollente per circa un minuto su ciascun lato: ciò svilupperà la cosiddetta caramellizzazione senza cuocere ulteriormente l’interno.

E questo è il motivo per cui i ristoranti adorano la cottura in sous vide. Essere in grado di cucinare delle bistecche spesse prima dell’inizio della cena è di grande aiuto. Il metodo sous vide rade il tempo permettendo allo chef di scartare la bistecca e scottare, affettare e servire rapidamente, il tutto garantendo la giusta cottura interna.

Quello Sous vide era un metodo utilizzato esclusivamente dai ristoranti, utilizzando macchine estremamente costose e di grandi dimensioni per cucinare in grandi quantità. Ma quello era il passato. Adesso viviamo nell’età d’oro della cucina casalinga sous vide, con macchine sous vide piccole, economiche e potenti che, come spiegato sul magazine CucinaTecnologica, permettono di sfruttare questa cottura spendendo anche meno di 100€. Ma prima di acquistarne una, parliamo del perché dovresti.

Avere a disposizione proteine precotte e sigillate sottovuoto rende la cena molto più veloce da realizzare. Stai organizzando una cena e non hai il tempo di dedicarti a 12 braciole di maiale? Con il sous vide l’unica cosa che devi fare subito prima di cena è lo scottare un pochino le bistecchine su ambo i lati. Ma per un utilizzo destinato ad una sola persona ne vale la pena?

Sous vide è estremamente utile anche per la preparazione dei pasti durante la settimana. Poiché le tue proteine sono sigillate (supponendo che tu abbia usato un sigillatore sottovuoto) e cotte, dureranno in frigorifero per almeno una settimana. Meno problemi. Meno stress, in generale.

Ristrutturare il bagno: le detrazioni fiscali

La ristrutturazione del bagno
Incentivi e detrazioni
In ogni casa è presente almeno un bagno; si tratta di una degli ambienti più importanti della casa perché permette a tutti i soggetti di prendersi cura di se stessi e di occuparsi dei propri bisogni necessari.
Proprio per l’utilità che il bagno riveste nella vita di tutti i giorni è bene occuparsi periodicamente della manutenzione dello stesso facendo in modo che tale ambiente sia sempre in perfette condizioni.
Nel momento in cui vi è bisogno di procedere alla ristrutturazione dello stesso è possibile accedere a delle detrazioni fiscali considerevoli.
Proprio al fine di agevolare tutti coloro che si apprestano a rimodernare e ridare il loro bagno, sia per quanto concerne l’arreddo, sia per quanto concerne il bagno o i servizi sanitari, verranno illustrate nel dettaglio tutte le detrazioni fiscali applicabili nell’anno 2019/2020.

Cosa vuol dire ristrutturare il bagno
Le opere da poter eseguire
La parola ristrutturazione è riduttiva; sono molteplici i significati che tale vocabolo può avere poichè sono tantissimi gli interventi di modifica che possono essere compiuti in un dato ambiente, soprattutto se si tratta del bagno.
Ristrutturare può voler dire: eseguire opere di manutenzione ordinaria, di manutenzione straordinaria, di messa in regola, di rimozione delle barriere architettoniche, di creazione di area per disabili oppure di rifacimento dell’impianto idrico- sanitario.
Come si può osservare, la ristrutturazione del bagno può coprire differenti ambiti ed interessare diverse tipologie di lavori con costi rilevanti, proprio per questo sono state dispone diverse tipologie di detrazioni fiscali, per l’anno 2019/2020, in modo da agevolare l’esecuzione dei lavori.

La detrazione IRPEF
Per un risparmio del 50%
Per coloro che ristrutturano il bagno è prevista una detrazione IRPEF pari al 50% del costo del bagno stesso per una spesa massima pari a 96.000€.
Più nello specifico, da una somma pari a 96.000 euro è possibile detrarre la metà pari a 48.000 euro.
La detrazione, di regola, va chiesta al momento della dichiarazione IRPEF.
La detrazione viene applicata in maniera particolare; essa consiste, difatti, nel rimborso del 50% della somma spesa, Quindi se per la ristrutturazione del bagno vengono spesi 8000 euro ne verranno rimborsati 4000 in 10 anni.

La ristrutturazione e le modalità di pagamento
Modalità particolari di detrazione
Per accedere a specifiche tipologie di detrazioni, durante i lavori di ristrutturazione, vi è bisogno di peculiari modalità di pagamento delle somme necessarie al rifacimento del bagno.
Il sistema di pagamento è uno tra gli elementi più importanti per accedere alle detrazioni; esso, per poter essere considerato valido deve essere tracciabile, chiaro nella causale del versamento, indicare il codice ficale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o la partita IVA del beneficario del pagamento.
Le tipologie di pagamento predilette sono: l’assegno bancario, l’assegno postale, il pagamento tramite carta di credito o bancomat che sono più facilmente tracciabili.

I beneficiari delle detrazioni
A chi è rivolta la riduzione della somma?
Bisogna specificare che le detrazioni per l’anno 2019- 2020 sono rivolte a coloro che sono i proprietari, sono titolari di diritti di godimento ovvero hanno il diritto alla nuda proprietà dell’immobile in cui devono eseguirsi i lavori di ristrutturazione del bagno.
Le agevolazioni sono concesse anche a coloro che devono ricostituire il bagno per la seconda o terza casa, oppure per chi deve eseguire tali lavori nella casa al mare o in montagna.

Conclusione
L’utilità delle agevolazioni
Come si può vedere le agevolazioni fiscali inerenti alla ristrutturazione del bagno, per l’anno 2019- 2020, sono utili e considerevoli; le stesse permettono a diversi soggetti di poter rimodernare la struttura e gli impianti del proprio bagno in maniera efficiente, sicura e con un abbattimento rilevante dei costi. Grazie a tali sconti nel prezzo chiunque potrà avere il bagno che soddisfa al meglio le proprie esigenze.

Perché conoscere i tarli del legno e quali sono

I tarli appartengono alla famiglia dei coleotteri e dei lepidotteri, per definizione sono insetti xilofagi e si nutrono principalmente di cellulosa, emicellulosa e lignina. In particolare l’Anobium punctatum (noto come “Tarlo domestico” o “Tarlo dei raccordi”) è l’unico tarlo in grado di digerire la cellulosa, grazie agli enzimi presenti nell’intestino della larva ed è per questo che è in grado di attaccare molto tipi di raccordi o legno artigianale.

I maggiori danni sono causati dalle larve dei tarli che durante tutta la loro vita, che vanno dai 6 mesi agli 11 anni a seconda della razza, nutrendosi di lignina, cellulosa ed emicellulosa, scavano tunnel all’interno del legno dei nostri mobili , del pavimento, dei legnami ecc. Rimanendo sempre all’interno e invisibili, diventano “finalmente” tarli completamente cresciuti pronti a uscire allo scoperto, accoppiandosi, dopo che le femmine tornano all’interno del legno per deporre le loro uova. I tarli sono molto prolifici e solo le larve si nutrono di legno (su glispecialistidelladisinfestazione.com scopri come intervenire per il trattamento dei tarli del legno).

Ciclo riproduttivo

Le femmine adulte e i maschi del tarlo escono dai tunnel per l’accoppiamento e la femmina arriva sulla superficie legnosa per deporre le uova in un piccolo foro o all’ingresso dei tunnel e, mentre le larve neonate penetrano nei tunnel, ai tarli adulti rimane una breve durata.

Tra le varie razze le più diffuse vi sono:

  • Anobidi: anobium punctatum, xestobium rufovillosum
  • Cerambycidae: hylotrupes bajulus, callidium violaceum
  • Lictidi: lyctus brunneus, lyctus linearis

Tra questi, quattro sono le razze più comuni:

Anobium puntactum, o tarlo domestico.

È il più diffuso in Italia, l’adulto misura 5 mm ed è molto piccolo, difficile da identificare; il periodo di crescita e quindi di uscita va da giugno ad agosto. La femmina del tarlo si trova in piccoli buchi o imperfezioni del legno e ivi lascia circa 20-60 uova. Questo stadio dura 15-60 giorni, a seconda della temperatura più o meno giusta. Lo stadio larvale, per il tarlo domestico, persiste per circa 3 anni, lo stadio pupale per 20-30 giorni e la fine della vita di un tarlo adulto sopraggiunge dopo circa 20-30 giorni. Questo parassita attacca sia legni teneri che duri; la larva può nutrirsi di qualsiasi materiale grazie a particolari enzimi presenti nelle sue viscere, ma preferisce noce, quercia e faggio, legni stagionati e anche con la presenza di muffe.

Hylotrupes bajulus – Capricorno o “Tarlo delle case”.

Questo tarlo adulto è lungo 1,5-2 ed è dotato di ali che gli consentono di compiere lunghi tragitti e spostandosi si attacca e infesta molti spazi ma senza attaccare la superficie del legno e altre cose simili. I buchi si vedono dopo la prima generazione, ma questi tarli possono anche essere localizzati grazie ai rumori delle sue mascelle forti. L’emergere dal periodo pupale avviene da giugno ad agosto e la femmina di questo tarlo depone 100-200 uova e, a seconda della temperatura, le uova rimangono in questo stadio 6-48 giorni. La larva di questa razza di tarlo è bianca, aumenta di dimensione fino a raggiungere 4 cm, con la parte anteriore più grande, due mascelle scure con cui riesce a formare alcuni fori di 6-8 mm. Complessivamente lo stadio della larva-pupa è molto lungo: di 3-11 anni: la trasformazione da larva a pupa avviene all’esterno del buco, e quando diventa un tarlo adulto cresce aprendo l’ultima membrana sottile rimasta. La vita di un tarlo adulto è di sole 2-3 settimane. Il tarlo delle case preferisce legni teneri, secchi e resinosi e in effetti rappresenta un grande rischio perché attacca il legno che viene utilizzato per la struttura dei tetti della casa o anche i mobili stessi.

Lycteus brunneus.

Questa razza di tarlo ha un corpo piatto, di colore marrone-rosso con chele orientate in avanti. Il tarlo adulto raggiunge una lunghezza di 4 mm ed è un tarlo che vola, quindi possiamo vederlo spesso sopra alle pareti della nostra casa. Il periodo di emergere dalla fase pupale inizia tra aprile, maggio, luglio e agosto e, in condizioni climatiche gradevoli, il ciclo riproduttivo dura circa 1 anno: la femmina depone 50-60 uova dalla forma particolarmente allungata, vengono deposte bene nascoste nel legno, ad una temperatura di 20-23 ° C e si aprono dopo 8 giorni. Lo stadio della larva dura 6-12 mesi, il tarlo che è diventato completamente cresciuto riesce ad imprimere un foro circolare di 1-1,5mm e la sua vita si completa definitivamente nel giro di 3-6 settimane. Questo tarlo può essere considerato un professionista nel suo lavoro: parte sempre dal basso, dal pavimento in legno o Parquet, fino ad arrivare su persiane e cornici, porte, mobili e travi. Le parti del legno dove è presente l’amido, ad esempio sul legno di noce, il castagno, il ciliegio, il legno di acero, il legno di ulivo, nocciola, la quercia facilita l’aggancio di questa razza di tarli. L’infestazione di questo tarlo Lycteus brunneus in Italia è una delle più dannose perché ci rendiamo conto della loro presenza soltanto quando il legno è infetto completamente e ridotto a nulla, farina pura. Pertanto, il sistema più efficace è la prevenzione.

Xestobium rufovillosum.

Tarlo della famiglia degli Anobidi, l’adulto ha una lunghezza di 3-4 mm. La femmina depone 40-60 uova che si aprono in base alla temperatura dopo 15-50 giorni. Mentre la vita larvale può durare da 1 a 10 anni, lo stadio della pupa è breve come la vita dell’adulto, solo 20-25 giorni. I mesi nei quali emergono, finalmente adulti, sono aprile e maggio, inoltre questo tarlo ha una predilezione per i legni duri spessi come persiane e cornici, cornici legnose ecc.

L’infestazione di tarli nelle nostre case è agevolata anche dalle temperature costanti durante tutto l’anno di 18-20 ° C che consente la nascita di molte generazioni.

Quando l’infestazione di questo tarlo è appena iniziata, possiamo intervenire chiudendo ogni foro e iniettando del liquido apposito.

Simbolo centrifuga e altri: come leggere le etichette per il lavaggio

Come avere capi di abbigliamento che durano a lungo? Tutto parte dal lavaggio (e dal saper leggere bene l’etichetta)

Il segreto per mantenere vivi a lungo e in salute i propri capi preferiti è trattarli con cura, anche e soprattutto quando è ora di fare il bucato. Se la buona notizia è, infatti, che la maggior parte dei vestiti che si indossano tutti i giorni possono essere comodamente lavati, asciugati e stirati in casa e senza ricorrere ad appositi servizi di lavanderia, la cattiva notizia è invece che spesso si sbagliano programmi della lavatrice o metodi di asciugatura e che proprio questo potrebbe contribuire , nel tempo, a usurare i capi più del dovuto.

Come fare per evitarlo? Una buona idea è partire dall’imparare a leggere l’etichetta dei vestiti: più o meno nascosta, c’è sempre e riporta le indicazioni della casa madre non solo su filati e trattamenti utilizzati in produzione ma anche, e verrebbe da dire soprattutto, su come prendersi cura correttamente del capo. Certo, se non si ha abbastanza familiarità con l’argomento si potrebbe stentare un po’ a distinguere il simbolo asciugatrice, dal simbolo centrifuga o dal simbolo candeggio: senza la pretesa di essere esaustivi, proprio a questo possono servire consigli e una piccola guida come quelli che seguono.

Imparare a leggere l’etichetta dei vestiti: gli essenziali

Partiamo dal lavaggio: i tre simboli che, sull’etichetta dei vestiti, danno indicazioni in merito a come lavare il capo sono una bacinella d’acqua, un cerchio e un triangolo.

  • La prima indica, com’è semplice capire, che il capo in questione può essere lavato in acqua. Se alla bacinella d’acqua è affiancata una mano, il capo può essere lavato esclusivamente a mano. Se sono indicati dei gradi (30°, 40°, 60°, eccetera), corrispondono ai gradi del lavaggio in lavatrice. Altre indicazioni sul programma da impostare possono essere fornite tramite piccoli segmenti appena sotto il simbolo della bacinella: se c’è un solo segmento, il capo può essere lavato a ciclo medio; se i segmenti sono due, invece, è preferibile un ciclo delicato. Qualche capo, specie se di lana, seta o altri tessuti delicati, riporta anche un simbolo centrifuga e delle indicazioni sul numero di giri da impostare.
  • Il cerchio sull’etichetta dei vestiti indica, invece, che il capo in questione può o deve (se non c’è anche in simbolo del lavaggio in acqua) essere lavato a secco. Altre indicazioni possono essere fornite sul tipo di solvente da utilizzare, per esempio, ma risultano in questo caso a uso e consumo della lavanderia.
  • Il triangolo indica, infine, la possibilità di candeggiare il capo ed eventualmente che tipo di prodotti possono essere utilizzati.

Tra le indicazioni per l’asciugatura, invece, serve soprattutto imparare a distinguere il simbolo asciugatrice da quelli che indicano, al contrario, la necessità di far asciugare i capi all’aperto o in orizzontale. Il primo è un semplice quadrato – o, in qualche caso, un quadrato con inscritto un cerchio – mentre nel secondo caso, al quadrato del perimetro vengono aggiunte piccole linee orizzontali. Qualche etichetta può riportare altre indicazioni sull’asciugatura dei capi in asciugatrice e, in particolare, la temperatura da impostare. Un ferro da stiro stilizzato indica, infine, se il capo può essere stirato, a che temperatura (bassa, media o alta a seconda di quanti pallini ci siano sul corpo del ferro da stiro) e se con l’uso del vapore o meno.

 

Saper leggere ed interpretare correttamente i simboli del lavaggio in lavatrice è fondamentale per migliorare la qualità del bucato.

Come scoprirai a breve, di particolare importanza è il simbolo centrifuga.

Simboli lavatrice: a cosa serve il simbolo della centrifuga

Quando si parla dei simboli della lavatrice, il primo a cui bisogna porre particolare attenzione è il simbolo della centrifuga.

Graficamente è rappresentato da un’icona molto simile ad una spirale.

La centrifuga è il meccanismo che, attraverso movimento circolari e veloci del cestello della lavatrice, permette di asciugare in maniera intensiva gli indumenti oggetto del lavaggio.

Esistendo diversi livelli d’intensità della centrifuga, i simboli della centrifuga possono leggermente variare tra loro.

Se la spirale è composta da una o più cerchi, essa starà ad indicare l’intensità stessa della centrifuga.

A cosa serve il simbolo centrifuga e quando è utile utilizzarlo

Il simbolo della centrifuga può risultare particolarmente utile da utilizzare in diversi casi.

Se, ad esempio, hai intenzione di lavare assieme capi d’abbigliamento differenti in termini di materiale e tipologia, potrebbe facilitarti la vita mettere in pausa il programma per rimuovere gli indumenti che non necessitano della centrifuga.

In questo modo puoi far centrifugare solo i capi secondo te ne hanno bisogno per velocizzare il processo di asciugatura.

Un altro caso in cui potresti utilizzare il simbolo centrifuga è quando, a fine programma, vuoi centrifugare ulteriormente gli indumenti presenti nel cestello.

Quest’ultimo procedimento è particolarmente utile con gli indumenti in nylon oppure, in generale, quando non hai tempo di far asciugare i capi che hai appena sottoposto a lavaggio in lavatrice.

Gli altri simboli della lavatrice che devi assolutamente conoscere

Il simbolo della centrifuga è certamente uno dei più importanti ma non è l’unico che devi conoscere per rendere il tuo bucato profumato e pulito.

Ecco di seguito gli altri simboli della lavatrice da conoscere e saper utilizzare al meglio.

Il simbolo del lavaggio

Ancor prima di pensare alla centrifuga è importante sapere impostare in modo corretto il lavaggio.

L’icona è rappresentata da una piccola linea retta verticale che può essere singola o doppia.

Nel primo caso si parla di pre-lavaggio, nel secondo del lavaggio vero e proprio.

Non esistono particolari regole riguardo al tipo di sapone da utilizzare, se liquido o in polvere.

Un’indicazione del genere non è presente su nessuna lavatrice ma, in linea generale, è buona regola utilizzare sempre il sapone liquido quando utilizzi programmi che sfruttano basse temperature.

Il motivo?

Il sapone in polvere potrebbe non sciogliersi a dovere e quindi il tuo bucato non sarà sarà fresco e pulito come dovrebbe.

I simboli della lavatrice legati al materiale degli indumenti

In base al materiale con cui sono prodotti i vestiti che metti a lavare in lavatrice, esiste un programma apposito, che varierà soprattutto in termini di temperatura dell’acqua di lavaggio.

In lavatrice puoi solitamente lavare capi in cotone, lana, seta ed in fine indumenti sintetici.

Inoltre esistono specifici programma appositamente creati per lavare piumoni, intimo oppure capi d’abbigliamento sportivi.

Le icone per ogni singolo programma possono variare da lavatrice a lavatrice ma, solitamente, l’icona è sempre accompagnata da una dicitura scritta che ne facilita l’interpretazione.

I simboli della lavatrice sono uguali in tutta Europa?

Le lavatrici prodotte negli ultimi anni presentano ormai nei simboli standardizzati che sono praticamente uguali in tutta l’Unione Europea.

Ciò rende possibile acquistare una lavatrice non prodotta in Italia, utilizzandola senza alcun problema.

Anche se i simboli della lavatrice sono ormai standard è però sempre buona regola consultare con attenzione il libretto d’istruzioni.

In questo modo è possibile sfruttare tutte le funzionalità dell’apparecchio per migliorare la resa del lavaggio ed ottimizzare tempi e consumi di energia.

 

Antipasti coi pomodori: le ricette semplici che stupiranno i tuoi ospiti

Stupire gli ospiti e lasciarli piacevolmente meravigliati, servendo antipasti dagli ingredienti semplici e comuni… è davvero possibile? Assolutamente sì, specialmente con un alimento sano e versatile come il pomodoro!

In questo articolo elencheremo le migliori ricette coi pomodori da usare lasciare gli ospiti a bocca aperta, entusiasti dell’esperienza straordinaria ricevuta: dopotutto, qualsiasi persona con un libro di ricette in mano, soldi e tempo, può dipanarsi verso le ricette più complicate e sofisticate, ma il genio culinario sta proprio nel fare piatti incredibili con ingredienti semplici, come il pomodoro.

La ricetta del pomodoro all’occhio di bue ripieno

Il primo antipasto che proponiamo è un grande classico, magnificamente semplice, che utilizza i pomodori a cuore di bue, il tonno e la maionese, conditi con del basilico fresco, richiedendo davvero poco tempo per la sua preparazione: il pomodoro.

Per realizzare i pomodori ripieni al tonno bisognerà prima mischiare adeguatamente il tonno con la  maionese, eventualmente usando il frullatore se dovete preparare grandi quantità o se volete un risultato perfetto; fatto ciò bisognerà preparare i pomodori, usando possibilmente la varietà all’occhio di bue (quindi se potete evitate i pomodori ciliegini ed i pomodori piccadilly).

Provvedete dunque a sciacquare i pomodori, per evitare eventuali contaminazioni, sfregando bene, fateli asciugare in maniera idonea per non annacquare il ripieno, dopodiché tagliate in due ciascun pomodoro e provvedete eventualmente a rimuovere una piccola parte della polpa per fare spazio al ripieno (attenzione a non rompere la buccia del pomodoro); prima di inserire il ripieno all’interno dei pomodori tritate il basilico, solo ad ultimo, per permettergli di mantenere tutta la sua freschezza aromatica, e inseritelo nel ripieno, mescolando leggermente.

Fatto questo non rimane che inserire il ripieno all’interno dei pomodori e riporli in frigo, in attesa degli ospiti.

L’antipasto di pomodorini confit

I pomodori confit sono un famoso antipasto, facile e di successo, da realizzare con una ricetta tutto sommato semplice e dai pochi ingredienti, il cui unico neo è il lungo tempo di preparazione.

Per iniziare è necessario lavare i pomodori a metà, salarli e peparli; dopo aver fatto questo si dovrà iniziare a preriscaldare il forno a 140°.

Mentre il forno si riscalda provvedete a tritare l’aglio ed il timo, mescolateli assieme e inseriteli, con un pizzico di zucchero, sopra i pomodorini; infine inserite una spolverata di origano sopra i pomodorini, assieme a qualche goccia di olio, e inserite il tutto nel forno: dovranno cuocere per 2 ore a 140°, eliminando gran parte dell’acqua presente nei pomodori e migliorando così di gran lunga il loro sapore.

Ricordate che per offrire un’esperienza migliore è bene aspettare che, dopo la cottura, i pomodori siano a temperatura ambiente o, ancora meglio, leggermente freddi.

Un suggerimento: solitamente vengono usati pomodori ciliegini per questo antipasto, ma potete usare anche i pomodori piccadilly, preferibilmente tagliati longitudinalmente.

Spiedini freschi di pomodoro, basilico e mozzarella

Un altro antipasto semplice e gustoso da presentare ai vosti ospiti sono gli spiedini di pomodoro piccadilly, foglie di basilico e mozzarella: perfetti per rinfrescarsi d’estate e stuzzicare l’apertivo, si preparano in pochi minuti e si servono con facilità.

Una variante può essere anche uno spiedino simile al precedente, contenente però anche olive e ravanelli tagliati a fette; alcuni preferiscono accompagnare gli spiedini con salse di tipi diversi, in questo caso oltre alle classiche salsine potrebbe essere indicato servire il tzatziki.

La focaccia pugliese

I pomodori sono uno degli ingredienti “essenziali” per la maggior parte delle pizze e delle focacce più sfiziose del sud Italia; in questo senso la regina degli antipasti è la focaccia pugliese.

Per fare prima è possibile anche comprarla già fatta, ma imparare a fare la focaccia pugliese può essere una grande soddisfazione; in rete potrete trovare non solo ricette perfette e precise, ma anche video con ottime spiegazioni delle fasi di preparazione.

L’antipasto di pomodorini in pastella

Rompete le uova e mescolatele con la farina accuratamente. Dopo viene consigliata (opzionalmente) l’aggiunta di un cucchiaio di birra al preparato. Infine pepate e salate a piacere l’impasto, aggiungendo un po d’olio, fatto ciò riponete l’impasto a riposo per venti minuti.

Nel frattempo, sciacquate i pomodorini (piccadilly o ciliegini) e tagliateli in due parti; passati i venti minuti di riposo, impregnate le metà dei pomodorini nella pastella (alcuni consigliano di aggiungere anche qualche cappero per migliorare la ricetta) e friggete il tutto con cura per 2/3 minuti. Dopo, prima di servire, aspettate qualche minuto per lasciar sfreddare la pietanza.

Perché è importante la manutenzione delle grondaie in alluminio?

Presupponendo che i lavori di manutenzione delle grondaie sono da assegnare ad imprese edili e personale qualificato perché pericolosi, questo articolo si pone l’obiettivo di spiegare come effettuare una corretta manutenzione delle grondaie in alluminio (approfondisci su https://www.operalattoneria.it/). Tale manutenzione è importantissima in primo luogo per aumentare la vita utile della grondaia stessa, in secondo luogo per evitare che l’acqua scorra sulle pareti e crei seri danni all’edificio.

L’importanza della manutenzione delle grondaie

Le grondaie sono dei canali di scolo installate lungo la copertura di un’abitazione che hanno una precisa finalità: far defluire l’acqua piovana verso i canali di scolo, per evitare che questa scorra lungo le pareti. Le conseguenze in questo caso potrebbero diventare piuttosto pericolose. I primi tempi difatti, si manifesteranno solamente delle macchie sull’intonaco delle pareti, quindi il danno sarà puramente estetico.

Con il passare dei mesi e degli anni però, le infiltrazioni possono penetrare nei muri dell’abitazione, creando inizialmente delle macchie di umidità e in un secondo momento delle vere e proprie formazioni di muffa. Ricordiamo che tali muffe possono essere davvero molto dannose per le persone che abitano la casa. Nei casi più estremi infine, trascurando completamente per molto tempo la manutenzione delle grondaie, si possono manifestare problemi ancora più gravi, nel momento in cui l’acqua comincia ad intaccare le fondamenta.

Come effettuare una corretta manutenzione delle grondaie

Come anticipato, una buona grondaia in salute contribuisce a tenere l’acqua lontana sia dai muri che dalle fondamenta, impedendo le infiltrazioni d’acqua nelle pareti dell’edificio. Vediamo insieme come effettuare una corretta manutenzione per preservare le caratteristiche delle grondaie in alluminio.

Effettuare dei controlli regolari. All’atto pratico, una grondaia è formata dalla grondaia stessa unita ad un tubo di scarico. Il collegamento tra i due elementi deve essere controllato periodicamente e regolarmente. Può verificarsi ad esempio che si rompa una staffa e che di conseguenza cambi l’inclinazione e la pendenza della stessa, ostacolando di fatto un deflusso regolare dell’acqua.

Installare le opportune protezioni. Una grondaia è un punto di raccolta per acqua piovana, fogliame, nidi di uccelli e sporcizia. Nel momento in cui l’acqua piovana non defluisce correttamente e le piogge sono particolarmente abbondanti, l’acqua traboccherà dalla stessa, provocando delle perdite nei punti più inaspettati. La maggior parte di questi problemi però, può essere evitata montando delle apposite protezioni per evitare che le foglie o altri materiali si accumulino nei tubi di scarico. Tali protezioni saranno in grado di tenere lontano i detriti più grossi, in modo da non intasare appunto il tubo. Ovviamente anche la protezione per le foglie andrà pulita per evitare si possa ostruire.

Rimuovere le ostruzioni. Rimuovendo la copertura della grondaia e ripulendo lo scarico è possibile rimuovere eventuali ostruzioni. Nel caso il tubo di scarico sotterraneo fosse ostruito, sarà possibile provare ad effettuarne la pulizia usando una serpentina flessibile apposita per la pulizia di tale scarico. Successivamente si dovrà pulire eventuali detriti rimossi con un tubo da giardino o se disponibile, una macchina apposita per il lavaggio alle alte pressioni (soluzione consigliata). È opportuno sapere che i tubi di scarico posti nel terreno, devono avere un inclinazione sufficiente, e che non vi sia qualche sprofondamento locale che possa far sì che si crei un accumulo di detriti. In linea di massima un’inclinazione di 1 cm per metro generalmente è sufficiente.

Riparare fori e crepe. Nonostante si possa prestare la massima attenzione, il peso dei detriti unito alle conseguenze delle piogge acide può provocare fori e crepe nelle grondaie e nelle giunzioni. In casi di rotture di modesta entità però, non si rende necessaria la sostituzione della grondaia, bensì è sufficiente una riparazione mediante la saldatura delle parti danneggiate. Una particolare attenzione poi andrà prestata alle parti riparate.

Effettuare piccole riparazioni. Nei casi di danni di piccola entità, potrebbe essere superflua anche la saldatura delle parti danneggiate. Si potrà difatti procedere nel sigillare i piccoli fori utilizzando un tessuto con rete flessibile, di quelli che sul lato opposto hanno un rivestimento in bitume. Innanzitutto si dovrà pulire accuratamente la grondaia e successivamente scaldare il tessuto utilizzando una pistola termica o eventualmente una fiamma ossidrica, fino al momento in cui la parte bituminosa non comincerà a sciogliersi. Infine si dovrà premere il materiale sulla parte danneggiata e procedere alla sigillatura dello stesso con un prodotto specifico.

Effettuare grosse riparazioni. In alcuni casi di riparazioni più importanti che comunque non richiedono la sostituzione della grondaia, si potrà procedere alla sua riparazione in una maniera del tutto simile a quelle di piccola entità. Si dovrà procedere quindi alla pulizia accurata della grondaia, per poi applicare con un pennello uno strato di rivestimento adeguatamente diluito. Infine si dovrà posizionare del tessuto elastico sopra le parti di giunzione. Non appena si sarà asciugato il rivestimento, si dovrà applicare un secondo strato sempre dello stesso rivestimento, questa volta non diluito.

In conclusione

Come anticipato, a patto di non avere le giuste competenze, gli strumenti adeguati e le protezioni previste per i lavori in quota, nonostante le operazioni descritte possano apparire come semplici, è opportuno rivolgersi sempre a personale qualificato a questa tipologia di lavori. In secondo luogo si deve pensare alle riparazioni come misure per temporeggiare fino alla sostituzione delle grondaie. La vita utile di tali grondaie dipende da diversi fattori, tra cui la citata manutenzione, il materiale con il quale sono realizzate, la zona geografica di appartenenza ed eventuali fenomeni atmosferici di particolare entità.

Un consiglio: l’alluminio, come ampiamente spiegato, è uno dei materiali possibili con cui le grondaie vengono realizzati ma ovviamente non l’unico. Stiamo parlando però di uno dei più utilizzati perché offre il giusto rapporto tra la durata in termini di anni (in situazioni ottimali anche 30 anni) e il prezzo di acquisto, nonché la semplicità di installazione grazie alla sua naturale duttilità.