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Essere primi su Google è sempre importante?

Essere primi su Google (come dice Gianpaolo Antonante) non è affatto una passeggiata. Bisogna svolgere un lavoro complesso: può regalare grandi soddisfazioni, così come grandi frustrazioni, soprattutto se ci si illude che sia la risposta a tutti i problemi.

Lo so che molti saranno confusi. L’importanza del posizionamento SEO su Google è stata sottolineata in tutte le salse. Ora invece viene messa in discussione. Sulla questione c’è una certa confusione, ma è normale. Non per nulla esistono aziende che si occupano di web marketing. Vediamo di analizzare i motivi per cui essere primi su Google può non essere fondamentale.

Pensare all’utente prima di essere primi su Google

Spesso posizionarsi come primi su Google è utile in maniera relativa. Ci sono diversi elementi da tenere in considerazione:

• dimensioni dell’azienda;
• tipologia di utente a cui l’azienda si rivolge;
• tipo di prodotto/servizio venduto dall’azienda.

Il primo punto è molto semplice, anche se banale: le dimensioni contano e a volte fanno la differenza. Una piccola azienda, con un bacino d’utenza comunale o al massimo provinciale, non avrà necessità di essere prima su Google, se non in modo circoscritto alla propria realtà.

Investire risorse per risultare primi in ogni caso, senza seguire un criterio logico, può risultare logorante e persino controproducente.

Quello che riesce a poche aziende è l’immedesimazione nell’utente che effettua ricerche sul web.  Quest’operazione, che dovrebbe essere preliminare, andrebbe effettuata per cercare di comprendere e prevedere il comportamento di potenziali clienti nei confronti del proprio prodotto/servizio.

Vediamo alcune delle principali ragioni che spingono gli utenti ad effettuare ricerche su Google:

• informazioni;
• risoluzione di un problema;
• stupore in seguito ad una scoperta.

Gli utenti in cerca di informazioni riguardo ad un servizio o un prodotto difficilmente faranno caso al ranking dei siti visitati. La loro ricerca sarà approfondita e non si fionderanno sulla prima opzione disponibile. Molto diverso il caso di un utente che sia in cerca della soluzione ad un problema. Stando alle statistiche, generalmente le digitazioni su Google che nascano per risolvere un problema tengono conto delle primissime posizioni.

La risposta va trovata in fretta, non c’è tempo di approfondire. Ci sono tuttavia delle variabili che vanno tenute in considerazione, ma le vedremo in seguito.

L’ultimo caso è quello dell’utente che effettua le sue ricerche dopo aver scoperto un prodotto o un servizio. Parliamo di casi in cui si sono effettuate delle ricerche collaterali, che hanno condotto al prodotto tramite vie indirette (passaparola, ricerche consigliate da amici, contingenza casuale negli termini di ricerca).

Pensare al proprio prodotto prima di essere primi su Google

Dopo aver analizzato le diverse tipologie di utente, è utile riflettere sul tipo di prodotto o servizio che la propria azienda offre. Solo così facendo si capirà se, effettivamente, essere primi su Google si rivelerà una strategia vincente.

Iniziamo con il caso dei prodotti/servizi che risolvono problemi. Abbiamo detto che, se la propria attività offre delle soluzioni, allora un buon piazzamento SEO potrebbe effettivamente pagare, ma bisogna fare attenzione:

• bisogna essere leader nel proprio ambito o, per lo meno, l’alternativa meno cara;
• se si vendono commodity gli utenti daranno maggior credito a interlocutori dal brand forte e conveniente (es. Amazon).

Proporre una soluzione ad un problema paga in due occasioni:

• per le ricerche con carattere di urgenza;
• per le ricerche locali (geolocalizzate).

Nel primo caso essere primi su Google sarà una sorta di garanzia di nuovi clienti in entrata (funziona spesso per siti in ambito medico o servizi di pronto intervento, come elettricisti, meccanici ecc…). Nel secondo caso verrà premiata la presenza tra le prime proposte sulle mappe (frequente nelle attività di ristorazione).

Ritagliarsi sulle necessità del cliente è più importante che risultare primi su Google

Ciò che emerge dal nostro discorso è che essere primi su Google non paga se la propria attività non ne può trarre giovamento. Ogni azienda offre prodotti e servizi in maniera diversa. Ci sono brand storici e altri che si propongono come novità sul mercato.

Ciò che conta è saper identificare il proprio pubblico di riferimento, altrimenti si rischia di lanciarsi alla caccia della balena bianca armati unicamente di amo e lenza. Il web è un’oceano di possibilità, ma bisogna identificare le proprie “prede”.

Per essere più chiari torniamo per un attimo al ricercatore di informazioni. Questi utenti hanno spesso bisogno di essere cercati, tramite newsletter o operazioni di remarketing mirate. Sono strategie consigliate soprattutto per chi offre servizi complessi e articolati, o chi attira un pubblico interessato ma non immediatamente disposto all’acquisto.

Ricordate sempre: Google è un’utile alleato ma va sfruttato con intelligenza e strategie mirate. Solo così risultare primi in ottica SEO risulterà efficace.