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Montaggio e manutenzione pannelli solari: un settore in espansione

Oggi le società che si occupano del montaggio e della manutenzione di pannelli solari sono in forte crescita, vista la tendenza a investire nelle energie rinnovabili. Non solo in contesti commerciali, ma anche residenziali, sorge l’esigenza di abbassare i costi in bolletta, per questo molti puntano a raggiungere l’indipendenza energetica, così da risparmiare nel breve e lungo periodo.

Ma come si può aprire un’azienda che si occupa della posa in opera e delle riparazioni di pannelli solari? Quali sono gli adempimenti che occorre rispettare e a chi affidarsi per evitare sanzioni anche di natura fiscale?

Installazione pannelli solari: apertura dell’attività

Il montaggio dei pannelli solari non può essere effettuato autonomamente ma bisogna necessariamente affidarsi alla competenza e alla professionalità di ditte qualificate. L’apertura di un’attività che si occupa dell’installazione e della manutenzione dei pannelli è il sogno di tanti giovani imprenditori che puntano al successo, visto che le energie rinnovabili negli ultimi tempi stanno prendendo il sopravvento, perché tutti cercano di abbassare le spese fisse della luce.

Cosa serve esattamente per avviare una società del genere e quali adempimenti bisogna rispettare? Per prima cosa occorre effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio che vanta la competenza per territorio, quindi si dovrà considerare la sede legale dell’impresa o il luogo in cui verrà svolta l’attività.

A seguire occorre pensare a tutti gli aspetti di natura fiscale, quindi procedere con l’apertura della Partita IVA, in mancanza della quale non si può lavorare e fatturare nel rispetto della normativa in vigore. Per poter svolgere senza intoppi questo genere di lavoro si ricorda l’apertura della posizione all’INPS, in modo da poter provvedere al versamento regolare dei contributi.

A chi affidare tutte le formalità burocratiche

Un’attività di montaggio e installazione dei pannelli solari è di certo abbastanza promettente, ma quando bisogna fare i conti con le formalità burocratiche è normale sentirsi abbastanza scoraggiati e voler abbandonare il progetto. In ogni caso non bisogna darsi per vinti o cercare di fare tutto da soli. In quest’ultimo caso è abbastanza alto il rischio di commettere errori e subire sanzioni.

L’apertura della Partita IVA e tutte le necessarie incombenze possono essere portate a termine e con successo attraverso una piattaforma di consulenza fiscale, puntuale, efficiente e semplice da utilizzare. Si tratta di Fiscozen, una soluzione low cost per avviare senza stress qualsiasi nuova attività, comprese quelle che effettuano il montaggio e la manutenzione dei pannelli solari, gestire pratiche, adempimenti fiscali e molto altro ancora.

I titolari dell’impresa potranno sempre contare sul supporto telefonico oppure via chat online di un consulente fiscale, sempre disponibile nel fornire ogni utile informazione sulla fatturazione, le scadenze da rispettare, il pagamento dei tributi ecc.

In conclusione

Solo dopo aver concluso tutte le prescritte formalità burocratiche l’istallatore potrà iniziare a lavorare e a guadagnare, evitando ogni problema con il fisco. Quando non si dispongono di competenze tecniche per seguire le fasi della progettazione, il titolare potrà sempre avvalersi della collaborazione di altra ditta, nonché di figure professionali specializzate, come ad esempio geometri e ingegneri.

C’è poi un altro aspetto determinante da segnalare per tutti coloro che intendono aprire una società che si occupa del montaggio e della manutenzione dei pannelli solari, ovvero l’aspetto che riguarda le norme in materia di sicurezza.

In molti casi è anche necessario richiedere un supporto specifico al fine di ottenere agevolazioni e contributi, oltre che finanziamenti a fondo perduto, utili durante la fase di avvio. Insomma le questione alle quali pensare sono tante e variegate, quindi è molto importante evitare di commettere passi falsi che possono compromettere la regolare apertura della società.

Aloe Arborescens: la natura nelle mani del Dr. Aloes

Con oltre 350 tipi di piante diverse presenti in natura, il termine Aloe raccoglie e identifica un genere di flora grassa composta da foglie succulente, impiegate da anni ormai nella realizzazione di medicinali a scopo erboristico, fitoterapico ma anche cosmetico.
Le tipologie più note sono sicuramente l’Aloe Vera e l’Aloe Arborescens. Usate sia come piante ornamentali che come fonti primarie per medicinali, vengono spesso confuse da chi non riconosce le differenze tra le due specie.
La parte più usata per la lavorazione è il succo e il gel che si ottiene dalle foglie carnose, tuttavia a seconda della funzione che se ne fa, ogni parte dell’Aloe è una risorsa utile.
Tra proprietà confermate da studi scientifici e altre ancora in fase di studio, l’Aloe è una pianta dalle mille potenzialità.
L’Aloe Arborescens di Dr. Aloes (https://www.draloes.com/) è una delle coltivazioni naturali di maggiori qualità presenti. Scopritene le potenzialità!

Le differenze tra l’Aloe Vera e L’Aloe Arborescens del Dr. Aloes

L’Aloe Vera presenta fiori dai tratti particolarmente colorati, che vanno dal giallo al rosso, mentre invece i fiori dell’Aloe Arborescens sono solo rossi e la fioritura avviene una volta l’anno.
Inoltre, al contrario dell’Aloe Vera, l’Aloe Arborescens non si sviluppa come un cespo, poiché ha un fusto centrale e legnoso con foglie che crescono in modo alternato.
Queste ultime, nell’Aloe Arborescens arrivano ad essere lunghe fino ai 60 cm, con un peso che oscilla dai 10 ai 100 grammi per foglia.
Per quanto riguarda la riproduzione, invece, l’Aloe Arborescens ha sia fiori maschili che femminili, ma non si incrociano tra loro nella pianta che gli ospita, si riproducono solo in chiave incrociata con piante diverse, mentre l’Aloe vera si riproduce tramite la divisione dei pollini che si formano alla base della pianta o per seme.
Sebbene le foglie siano più piccole, l’Aloe Arborescens è particolarmente ricca di principi attivi, in chiave nettamente maggiore dell’Aloe Vera, perciò i cosmetici o i medicinali realizzate con l’Arborescens tendono ad essere di qualità superiore e con capacità lenitive per ogni tipo di pelle.
L’Aloe Arborescens è, oltretutto, nota per i suoi effetti lassativi, oltre che cicatrizzanti, idratanti e protettivi dai raggi solari.

L’Aloe Arborescens del Dr. Aloes

L’Aloe coltivata in modo assolutamente naturale dal Dr. Aloes è ricca di principi attivi, che si sviluppano quando la pianta si avvia verso l’età adulta, ovvero i 5 anni e dopo la prima fioritura.
L’Aloe Arborescens è coltivata in aree rurali lontane dai centri abitati, senza l’uso di agenti chimici o pesticidi, con contatto diretto con il Sole, in modo tale che sviluppino circa il 50% in più di principi attivi rispetto a quelle della stessa specie tenute in serra.
Con procedure collaudate e personalizzate secondo i tempi ed i bisogni di ogni pianta, l’Aloe è trattata in modo tale che la sua qualità non sia mai alterata e si procede ad una parziale rimozione dell’aloina nella foglia. L’aloina è ampiamente usata come lassativo naturale, però viene assunta con prescrizione medica, perciò viene rimossa prima di trattare la pianta per fare cosmetici o medicinali.
Dopodiché, si elimina la punta e le spine laterali, lasciando la fibra verde esterna e la parte gelatinosa: terminati questi passaggi l’Aloe è pronta.
Potrete scegliere di mangiarla direttamente, in tal caso meglio farlo a digiuno o prima dei pasti, oppure usarla come crema lenitiva post depilazione o per aiutare la cicatrizzazione.
Introdurre l’Aloe Arborescens nelle vostre abitudini alimentari è particolarmente indicato, vi aiuterà ad assimilare meglio le proteine di carne e pesce, aumentando il senso di sazietà e purificando l’organismo.

L’Aloe Arborescens del Dr. Aloes può essere acquistata e consumata direttamente oppure usata per produrre cosmetici o medicinali: con proprietà detox e non solo, l’Aloe sarà una piacevole novità della vostra routine.

IL FUTURO E’ ECOLOGICO CON IL RICICLO: DAGLI IMPIANTI DI SEPARAZIONE E RICICLO AGLI IMPIANTI DI FILTRAZIONE DELL’ARIA .

Risorse ambientali sfruttate senza controllo, una comunicazione scarsa e poco sensibile alle tematiche ecologiche, l’utilizzo di materiali tossici e non riciclabili, sono tra le principali cause di inquinamento con conseguenze pesantissime sul futuro. Ad essere a rischio sono la salute pubblica, con l’espandersi di patologie gravi e morte, e la salvaguardia di fauna e flora che ci circondano e ossigenano e rendono vivo il pianeta. Di fronte alla situazione drammatica che si andava delineando, in questo ultimo decennio si è fatto molto per evitare il peggio e pare che il messaggio di aiuto da parte della natura abbia finalmente fatto breccia tra i più. Ancora molto c’è da fare ma la politica internazionale da una parte con accordi come il protocollo di Kyoto contro il cambiamento climatico, sembra si stia impegnando per consegnare alle future generazioni aria pulita e ambienti sani. Questi sono i presupposti che hanno portato molte imprese in questi ultimi anni a dedicarsi al settore dei monitoraggi ambientali e all’impiego di impianti di controllo e filtraggio di aria e acqua, eolici e fotovoltaici. La passione green non risparmia neanche il settore della moda, della ristorazione, delle auto, generando posti di lavoro nuovi e figure professionali inesistenti prima della svolta ecosostenibile.

La pandemia da COVID-19 e i necessari lockdown hanno portato a galla quanto l’uomo con il suo scarso senso civico e sconsideratezza, dettata da una scala di valori con priorità economiche prima che ecologiche, possa essere letale a sé stesso e all’ambiente. La grande conquista e svolta del presente è l’aver trovato un punto d’incontro tra questi due aspetti, per cui oggi tutto ciò che è ecologico e riciclabile è anche un investimento.  Basti vedere il settore dei trasporti ad energia pulita che, soprattutto in paesi altamente industrializzati, ha raggiunto risultati incredibili con l’utilizzo di veicoli elettrici, auto ibride e GPL. Si tratta tuttavia di processi che richiedono rapidità d’interventi e rafforzamento tecnologico dei processi di riciclo ed ecologici, attraverso impianti, sistemi e macchine per l’abbattimento di polveri sottili o sostanze tossiche nell’aria e riutilizzo dei rifiuti.

Ad oggi le imprese devono essere in grado di tradurre il richiamo d’aiuto dell’ambiente, tanto da comprendere che ecologia e riciclo non sono più solo idee ma esigenze necessarie per l’organismo del pianeta e, di conseguenza, delle società. Analizzando quanto sta accadendo, è evidente che i paesi eco-friendly siano anche i più ricchi, mentre la povertà dilaga in quelle realtà dove l’inquinamento è a livelli altissimi.

Gli obiettivi principali di ecologisti e sostenitori del riciclo sono:

-L’abbattimento dell’inquinamento acquatico ancora oggi evidente nell’analisi di acqua che risultano essere di pessima qualità, se non addirittura contaminata, anche in Italia;

-Depurare l’aria attraverso macchinari all’avanguardia e la nuova tecnologia;

-Investire sui rifiuti, attraverso progetti creativi e risorse che ne valorizzino la funzionalità, nella formula minimo spreco/massimo riutilizzo.

Un’impresa come Ghirarduzzi, attivanel settore dal 1903, ha dato prova di voler contribuire a questo cambio di programma, facendo di rispetto ambientale, ecologia e riciclo, il proprio obiettivo principale, attraverso macchinari all’avanguardia come:

– Macchinari filtrazione a secco, hanno lo scopo di abbattere fumi e polveri generate da macinazione, trasporto, fusione dei metalli, ma anche lavorazioni di sabbiatura, sbavatura, lucidatura e aspirazione;

– Depolveratori filtrazione a secco per ambienti esplosivi che possono lavorare in Atmosfere ATEX ZONA 22 G-D, ideali per la frantumazione dei metalli ferrosi e non;

– Scrubber che filtrano a umido nebbie oleose, composte da una emulsione di oli e acqua e provenienti dalla pressofusione dei metalli e stampaggio a caldo;

– Scrubber SR per l’eliminazione di odori a umido, in fonderie dei metalli ferrosi e non, sono ideali in caso di elevate concentrazioni di C.O.V., abbattuto attraverso l’ossidazione con reagenti chimici, e funzionano a ciclo continuo senza necessità di rigenerazioni o manutenzioni;

– Impianti abbattimento odori a secco, abbatte il COV senza sprechi di energia;

– Impianti filtrazioni elettrostatica, per eliminare nebbie oleose nelle lavorazioni meccaniche, stampaggio a caldo dei metalli. La taglia di portata va da 2.000 metri cubi ora fino a impianti di 80.000 metri cubi ora e la gestione dei costi è vantaggiosa rispetto a macchinari con tecnologie simili;

– Il depurcity mobile o fisso di filtrazione assoluta, migliora la qualità dell’aria in città, in quanto abbatte particelle di dimensioni inferiori a 1 micro di millimetro, i gas e gli odori e può trattare 150.000 mc/h per un totale di circa 3.600.000 mc/giorno.

Anche riciclaggio e recupero dei materiali, attraverso la separazione attuata da impianti che spesso sfruttano l’aria e non solo, sono tra i principali traguardi raggiunti da Ghirarduzzi. L’aria non solo separa un materiale dall’altro, come si vede dalle tavole densimetriche serie DM, realizzate su misura, e i separatori aeraulici serie SV, ma lo pulisce evitando l’ossidazione.

L’Azienda Ghirarduzzi, attraverso la sua esperienza consolidata negli anni, è a disposizione per informazioni o per lo studio di progetti di impianti di separazione e riciclaggio o di impianti di depurazione dell’aria.

Dieta antiossidante: esempi di menu con cibi antiossidanti migliori

La dieta antiossidante è utile per eliminare le tossine accumulate, ad esempio dopo le abbuffate natalizie e post natalizie. Può essere seguita per 7 giorni.

Esempio Menu settimanale con cibi antiossidanti

Nella lista degli alimenti consigliati per la dieta antiossidante ci sono:

VEGETALI

  • Frutta fresca di stagione: 300 g al giorno
  • Frutta secca: 30 g al giorno tra mandorle, noci, nocciole, anacardi, pistacchi (al naturale) e pinoli
  • Verdure di stagione crude: 300 g al giorno
  • Semi oleosi: 1 cucchiaio al giorno

CARBOIDRATI

  • Pasta e cereali (meglio se integrali): 50 g al giorno
  • Pane integrale: 100 g al giorno
  • Farina integrale, fiocchi d’avena integrali, fette biscottate integrali: 50 g al giorno

PROTEINE

  • Uova: 2 a settimana
  • Carne bianca: 100 g a settimana
  • Pesce: 450 g tra aringhe, salmone, tonno, cefalo, alici, sgombro e baccalà
  • Legumi: 360 g a settimana tra ceci, fagioli, lenticchie e fave
  • Yogurt al naturale: 150 g al giorno

CONDIMENTI

  • Olio extravergine d’oliva: 3 cucchiai al giorno
  • Germe di grano: 1 cucchiaio al giorno
  • Olio di canapa o di lino: 1 cucchiaio al giorno
  • Erbe aromatiche e spezie: a piacere

ACQUA E BEVANDE

  • Acqua: almeno 2 litri
  • Caffè: 1 tazzina al giorno
  • Vino rosso: 1 bicchiere a pasto
  • Tisane: 2 al giorno
  • Tè verde: 1 tazza al giorno
  • Cioccolato fondente: 20 g al giorno (>80% cacao)

Schema dieta antiossidante

Lunedì

  • Colazione: fiocchi di avena integrali + succo di pompelmo + noci
  • Spuntino metà mattina: estratto di frutta e verdure
  • Pranzo: antipasto di verdure crude + miglio
  • Spuntino metà pomeriggio: estratto di verdura e frutta
  • Cena: antipasto di verdure crude + salmone

Martedì

  • Colazione: pancake integrali + spremuta di frutta + nocciole
  • Spuntino metà mattina: estratto di frutta e verdure
  • Pranzo: antipasto di verdure crude + riso integrale
  • Spuntino metà pomeriggio: estratto di verdure e frutta
  • Cena: antipasto di verdure crude + fagioli

Mercoledì

  • Colazione: fette biscottate integrali + spremuta di frutta + noci
  • Spuntino metà mattina: estratto di frutta e verdure
  • Pranzo: antipasto di verdure crude + orzo
  • Spuntino metà pomeriggio: estratto di frutta e verdure
  • Cena: antipasto di verdure crude + lenticchie

Giovedì

  • Colazione: porridge + mirtilli + anacardi
  • Spuntino metà mattina: estratto di frutta e verdure
  • Pranzo: antipasto di verdure crude + farro
  • Spuntino metà pomeriggio: estratto di frutta e verdure
  • Cena: antipasto di verdure crude + uova in camicia

Venerdì

  • Colazione: fiocchi di avena + kiwi + nocciole
  • Spuntino metà mattina: estratto di frutta e verdure
  • Pranzo: antipasto di verdure crude + quinoa
  • Spuntino metà pomeriggio: estratto di frutta e verdure
  • Cena: antipasto di verdure crude + carne di bovino

Sabato

  • Colazione: pancake integrali + lamponi + mandorle
  • Spuntino metà mattina: estratto di frutta e verdure
  • Pranzo: antipasto di verdure crude + riso nero
  • Spuntino metà pomeriggio: estratto di frutta e verdure
  • Cena: antipasto di verdure crude + tonno fresco

Domenica

  • Colazione: porridge + more + anacardi
  • Spuntino metà mattina: estratto di frutta e verdure
  • Pranzo: antipasto di verdure crude + kamut
  • Spuntino metà pomeriggio: estratto di frutta e verdure
  • Cena: antipasto di verdure crude + merluzzo

I cibi antiossidanti possono essere un valido strumento anche per l’acne giovanile. Come supporto nel trattamento dell’acne giovanile può essere molto utile anche l’assunzione di niacina o vitamina B3, una vitamina idrosolubile (è in grado di sciogliersi nell’acqua) che fa parte del complesso vitaminico B. Le principali fonti alimentari di niacina sono le carni in generale (soprattutto tacchino, vitello e fegato di manzo), il pesce grasso (salmone, tonno, pesce spada, acciughe e sarde), le arachidi, i cereali integrali, la crusca, il latte e il formaggio. La vitamina B3 si può assumere anche sotto forma di integratori alimentari o applicandola in maniera topica sulla pelle, attraverso l’uso di sieri e creme, che regolano la produzione di sebo, disinfiammano la pelle ed eliminano i segni dell’acne, rendendo la grana più compatta, regolare e luminosa. Inoltre, grazie alla sua idrosolubilità e stabilità (non teme la luce solare e l’ossigeno) è ben tollerata dalla cute anche a concentrazioni elevate. La niacina infine, è efficace anche in caso di couperose, contro i danni del sole e l’iperpigmentazione.

Integratore di niacina contro l’acne giovanile

La niacina è un’alleata preziosa per la salute dell’epidermide. Inoltre, contribuisce al buon funzionamento del sistema nervoso e del metabolismo energetico, riducendo anche il senso di stanchezza e affaticamento. Il fabbisogno giornaliero è di 14 mg per le donne e 16-18 mg per gli uomini.

Come fare correttamente la raccolta indifferenziata?

Sono ormai anni che la raccolta differenziata è entrata a far parte a tutti gli effetti della nostra vita. Tutto ebbe inizio circa 20 anni fa, anche se a dire il vero i primi accenni ci furono ancora parecchi anni prima.

Un netto cambiamento per molti che si sono trovati a doversi informare ed impegnare per imparare le nuove regole su come dividere in modo corretto tutti i rifiuti che si fanno ogni singolo giorno. Plastica, secco, vetro, umido, carta, legno, verde, indifferenziata. Molte sono le cose che ad ogni fine giornata vanno a riempire i nostri cestini.

Ma perché è stata introdotta la raccolta differenziata?

  • Per agevolare il riciclaggio dei diversi materiali.
  • Per limitare al massimo l’inquinamento ambientale.
  • Per evitare gli sprechi inutili.
  • Per agevolare il risparmio e l’uso consapevole delle diverse risorse naturali e non.

Vista la grande importanza dell’argomento, ci sembra giusto dargli il giusto spazio per far si che ogni eventuale dubbio possa essere finalmente risolto.

Raccolta indifferenziata: le regole da seguire

La raccolta differenziata è a tutti gli effetti un dovere. Un dovere che si estende non solo ai diversi enti della pubblica amministrazione, ma anche ad ogni singolo cittadino. A volte può essere noioso passare del tempo a dividere i diversi rifiuti, ma i vantaggi che si possono trarre da tutto questo sono davvero enormi.

Come già accennato in precedenza, la raccolta differenziata è stata inserita per molti motivi, ma soprattutto per limitare al massimo l’emissione di rifiuti secchi non riciclabili e, quindi, la loro difficoltosa gestione ed eliminazione.

Ma come svolgere questo dovere in modo davvero perfetto? E cosa va gettato realmente nella raccolta indifferenziata?

Il nostro compito è quello di spiegartelo filo per segno.

Cosa s’intende con raccolta indifferenziata?

Come si può ben intuire dal termine utilizzato, indifferenziata sta ad indicare tutti quelli oggetti che, per un qualche motivo, non possono essere riciclati od identificati in un determinato materiale. Ecco per te qualche esempio per farti comprendere meglio cosa va gettato nei rifiuti indifferenziati:

  • materiali ed oggetti sporchi
  • giocattoli rotti
  • cd, dvd e videocassette
  • lamette e rasoi
  • oggetti unti da residui di cibo
  • spazzole e spazzolini da denti
  • pennarelli e penne a biro
  • pannolini ed assorbenti
  • oggetti di ceramica
  • mozziconi di sigaretta

Come vedi, sono davvero molte le cose a cui bisogna fare attenzione e che necessitano di essere inseriti nel bidone dell’indifferenziata.

Quali sono gli errori più comuni commessi della raccolta indifferenziata?

Purtroppo, sono molti i dubbi che possono sorgere nel momento in cui si va a dividere i rifiuti e l’eventualità di incorrere in qualche errore è sempre dietro l’angolo. Vediamo insieme i più comuni:

  • tovaglioli sporchi. Capita spesso di avere a che fare con tovaglioli sporchi e chiedersi se debbano essere messi nei rifiuti indifferenziati o nell’umido. La risposta corretta è che dipende il materiali con cui sono fatti. Se i tovaglioli sono di carta vanno nell’umido, se sono di stoffa allora rientrano nella indifferenziata;
  • fazzoletti di carta. Molto simile al caso precedente è quello dei fazzoletti di carta. Dal loro nome subito verrebbe da dire che sono indicati per essere gettati nella carta, ma nel momento in cui sono usati ecco che diventano in realtà un rifiuto umido;
  • oggetti in vetro e simili. Un’altra questione che fa nascere molti dubbi, ed anche errori, riguarda quegli oggetti che sono di vetro, od almeno lo sembrano. Bisogna distinguere molto bene gli oggetti in vetro riciclabile (bottiglie, barattoli e vasi) dagli oggetti in vetro non riciclabile (lampadine ed oggetti in pyrex). Inoltre, gli specchi, gli oggetti in ceramica od in cristallo vanno nella indifferenziata.

Confondersi può essere molto semplice ma quando hai un dubbio fermati ed informati. Essere informati ed a conoscenza delle diverse regole è fondamentale per fare una raccolta differenziata corretta ed aiutare, così, il nostro pianeta ad essere molto più pulito.

Le conseguenze dell’inquinamento dell’aria: una verità sempre più attuale

Se c’è un argomento che sta diventando sempre più importante e scottante è proprio quello dell’inquinamento atmosferico e degli inquinanti dell’aria in generale.

Un argomento che sta a cuore a tutto il mondo in quanto le conseguenze che si stanno creando sono vere e tangibili.

Autovetture, mezzi di trasporto, fabbriche, rifiuti. Sono tanti gli elementi che ogni singolo giorno vanno ad inquinare ed ad aumentare già una situazione tutt’altro che rosea.

Le risorse del nostro pianeta, purtroppo, non sono infinite e quando noi uomini decidemmo di cominciare ad utilizzarle in modo non appropriato, ecco che l’equilibrio della natura ha iniziato a subire dei notevoli scompensi. Scompensi di cui già ora paghiamo un caro prezzo.

Ma quali sono gli inquinanti atmosferici più pericolosi? Cosa possiamo fare per limitarli? E, soprattutto, quali saranno le conseguenze irreversibili?

Inquinanti dell’aria: tutto quello che c’è da sapere

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, dobbiamo innanzitutto capire cosa s’intende realmente con il termine inquinante dell’aria.

Gli inquinanti dell’aria sono, in pratica, delle sostanze prodotte dalle attività dell’uomo.

La loro caratteristica principale, poi, è quella di essere presenti nell’atmosfera in una percentuale nettamente più alta rispetto al livello di concentrazione naturale provocando, così, un peggioramento netto sulla qualità dell’aria e sull’ambiente in generale.

È importante capire, poi, che questa grande categoria la si può dividere in due micro gruppi:

  • inquinanti dell’aria primari, ovvero quelle sostanze che creano danni in modo diretto;
  • inquinanti dell’aria secondari, ovvero le reazioni che si vanno a creare tra gli inquinanti primari e le sostanze naturali.

Ora che hai compreso questi aspetti sei pronto per scoprire qualche altro dettaglio in più a riguardo.

Quali sono i principali inquinanti dell’aria?

Le sostanze che possono essere inquinanti e pericolose sono davvero tantissime, ma alcune lo sono in forma maggiore tanto da rientrare nelle direttive C.E.E. e tra le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

  • Monossido di carbonio. Gas che non ha ne odore ne colore e che si dimostra molto tossico per l’uomo e viene identificato con la dicitura CO. Viene prodotto dai mezzi di trasporto, da alcuni impianti di riscaldamento ed anche da alcuni impianti industriali. In pratica si crea quando è presente una combustione.
  • Anidride solforosa. Nota anche come SO2. È un gas che non ha colore ma lo si riconosce dal suo forte odore. È molto pericolosa e si crea grazie alle centrali termoelettriche, agli impianti di riscaldamento domestico ed anche da alcune industrie.
  • Ossidi di azoto. Conosciuto anche come NO, è un gas pericoloso che non presenta ne colore e ne odore. Come si crea? In pratica è presente in ogni singola combustione in cui è presente dell’aria.
  • Particelle totali sospese. Le PTS racchiudono moltissime tipologie di sostanze polverose o liquide presenti nell’aria. Alcuni esempi possono essere la polvere causata dall’erosione del suolo o di una costruzione artificiale, gli scarichi delle macchine, gli impianti industriali, ecc. In pratica, possono essere provocate dall’uomo ma, in parte, anche dalla natura.
  • Metalli. Ebbene si, anche i metalli possono essere presenti nell’aria. Anche loro derivano dalle industrie, dagli scarichi dei mezzi di trasporto e dalle combustioni in generale. I più pericolosi sono il nichel, il cadmio ed il piombo.
  • Idrocarburi. Infine, ecco gli idrocarburi che possono essere in diverse forme e vengono creati non solo dall’uomo con i diversi scarichi dei veicoli e delle industrie, ma anche dalla natura con processi come la decomposizione di materie organiche.

Quali sono le conseguenze dell’inquinamento dell’aria?

Le conseguenze che possono derivare da tutte queste sostanze inquinanti dell’aria sono davvero tantissime.

Purtroppo, possono causare dei danni sia alla salute degli essere viventi che dei danni all’ambiente in generale.

Per quanto riguarda la salute dell’uomo, ad esempio, si è riscontrato:

  • aumento delle malattie respiratorie
  • aumento della malattie e patologie a carico dell’apparato circolatorio
  • aumento di cancro ai polmoni e malattie come la leucemia

Per quanto riguarda l’impatto sull’ambiente, invece, le conseguenze più evidenti sono:

  • le piogge acide che portano ad un deposito di sostanze tossiche sul suolo;
  • la crescita del buco dell’ozono, con tutte le conseguenze che ne derivano;
  • aumento dell’effetto serra che porta, tra l’altro, ad un cambiamento climatico con temperature sempre più alte.

Come si può limitare le emissioni di inquinanti dell’aria?

Le mosse che si possono fare per limitare questo inquinamento atmosferico sono tante.

In primo luogo si deve cominciare ad avere una nuova forma di pensiero in cui vi è soprattutto un’attenzione ed un amore maggiore verso l’ambiente e quello che ci circonda.

Le mosse pratiche, ad esempio, possono essere:

  • riciclare in modo responsabile e corretto i rifiuti;
  • limitare, quando possibile, l’uso della macchina;
  • controllare periodicamente lo stato del motore e degli scarichi dei mezzi di trasporto;
  • guidare ad una velocità media in modo da limitare al massimo l’emissione di sostanze tossiche;
  • usare con parsimonia e responsabilità il riscaldamento domestico.

Sono tutte piccole azioni che si possono fare anche nell’immediato nella nostra vita quotidiana.

Piccole, ma che nell’insieme potrebbero davvero cambiare il mondo.

Cosa si fa con la canapa coltivata (legalmente) vicino a Torino

Le varie applicazioni della Canapa

In un paese vicino Torino, chiamato Carmagnola, viene coltivata la varietà di canapa più utilizzata per scopi medici e industriali. Infatti, questa varietà che prende il nome proprio dalla città in cui viene coltivata, è utilizzata come isolante termico e acustico. Grazie ai pannelli di fibra di canapa è possibile, infatti, risparmiare un bel po’ di euro sulla bolletta di casa. Secondo una stima approssimativa, se due terzi delle abitazioni italiane adottasse questa tecnologia, si risparmierebbero circa 45 miliardi di euro all’anno.

Vediamo, allora,  la storia della coltivazione di canapa legale in Piemonte!

La storia dell’associazione AssoCanapa

A fondare questa associazione nei primi mesi del 1998, fu un perito agrario di questo piccolo paesino vicino Torino: il sindaco di Carmagnola Felice Giraudo, in carica per circa 15 anni. L’intuizione non è stata del tutto improvvisata bensì da una verità di fondo: nella prima metà del Novecento, Carmagnola era uno dei più grandi produttori di Canapa in Italia insieme a Ferrara e Caserta. Ma col passare degli anni, la richiesta da parte degli eserciti e l’arrivo dei tessuti sintetici ha soppiantato la produzione di questa pianta.

Per non lasciar morire questa tradizione, è stato proprio il sindaco di Carmagnola a salvaguardare la piantagione di canapa ma per scopi edilizi.

A tal proposito, l’ENEA di Brindisi (l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie) ha riportato dei dati interessanti per l’impiego di pannelli in canapa nelle abitazioni. Pare che le sue proprietà migliorino l’isolamento termico del laterizio, abbassando del 30% il flusso termico e diminuendo del 20% la trasmittenza termica. Quindi, il calore rimane all’interno dell’abitazione, senza attraversare il laterizio e mantenendo gli ambienti caldi d’inverno e freschi d’estate. In più, gode di ottima traspirazione evitando così accumuli di condensa che danneggiano le strutture.

Cannabe Italia: portavoce dei produttori di Canapa

Cannabe Italia si fa portavoce di tutte le applicazioni che la Canapa può avere nei vari settori della vita quotidiana: dall’edilizia alla medicina. I professionisti di questa rete dedita alla coltivazione di canapa, hanno parlato sul proprio blog di una novità che darebbe una vera svolta all’eco-sostenibilità.

L’iniziativa parte da Andreco, un artista che collabora con dei centri di ricerca per la contaminazione dei terreni dai metalli pesanti attraverso le piantagioni di canapa.

In collaborazione con i centri CNR, Università La Sapienza di Roma, Università della Tuscia, Insieme per l’Aniene Onlus, si è scoperto che le acque del fiume Aniene contengono Cadmio, Piombo e Mercurio in quantità 10 volte superiori alla norma. Per questo Cannabe Italia e Idroponica hanno sostenuto l’azione dell’artista Andreco con l’ambizione di depurare tutti i terreni dai metalli pesanti grazie alla piantagione di Canapa e felce. Solo così si possono migliorare le condizioni di salute degli abitanti in quella zona, che vanta la presenza di molti orti urbani. Inoltre, il fiume Aniene presenta un alto tasso di inquinamento che contribuisce a contaminare il Tevere, in quanto suo affluente.

Lo stesso artista, per promuovere questa attività ha scelto di proporre una mostra d’arte denominata Future Landscape, che tratta appunto le tematiche legate all’ambiente.

La Canapa alimentare

Oltre alle varie applicazioni in ambito industriale, la Canapa presente delle notevoli proprietà nutritive e organolettiche non indifferenti. Infatti, i cibi che hanno alla base dei derivati della Canapa come ad esempio farina, olio e semi decorticati, forniscono all’uomo degli apporti nutrizionali impressionanti.

Essi sono prodotti al 24% da proteine vegetali, nella loro composizione troviamo 8 amminoacidi fondamentali, fibre, sali minerali, potassio e magnesio e le vitamine preziose come la B1, B2 e B6 senza tralasciare la vitamina D ed E.

Una dieta in cui vi sono presenti derivati della Canapa può avere degli effetti benefici come ad esempio:

  • regolare colesterolo e trigliceridi nel sangue;
  • donare elasticità alle pareti dei vasi sanguigni;
  • prevenire arteriosclerosi;
  • salvaguardare i tessuti muscolari;
  • mantenere gli organi in salute;
  • prevenire malattie come il Morbo di Parkinson, Alzheimer e sclerosi multipla

Materiali eco-sostenibili per la produzione di depliant

Una nuova scoperta nell’industria “green” è di sicuro la carta minerale rinominata “Carta-Pietra”. Questo nome è dovuto al fatto che sia realizzata attraverso il processo di riciclo delle polveri di carbonato di calcio. La sostanza appena citata, è presente in tutti i cantieri edili che, mischiate con alcune resine particolari, danno vita a questa tipologia di carta. È utilizzabile nella stampa pieghevoli, volantini e tutti gli strumenti promozionali che rientrano nella sfera cartacea.

Caratteristiche della Carta pietra

La carta presa in questione è composta: dall’80% di carbonato di calcio ed una piccola quantità di polietilene ad alta densità utilizzato come legante. Questo materiale si presenta molto resistente agli strappi e quasi totalmente idrorepellente, dando la soluzione a due dei tipici problemi quando ci si esprime sul tema “carta”.

I vantaggi che porterebbe l’impiego di essa, sarebbe certamente la riduzione dell’abbattimento degli alberi e l’utilizzo di grosse quantità d’acqua utili a realizzare le risme.

Polemiche sulla Stone Paper

Le polemiche che si sono mosse a sfavore della Carta Pietra sono molto e non sono passate inosservate agli occhi della gente. Fermo restando che l’utilizzo della pietra possa contenere il problema dell’abbattimento degli alberi, sulla possibilità di riciclarla appare molto difficile. Infatti, non esiste una possibilità concreta che il polietilene contenuto sia riutilizzabile, poiché non è proprio attivo un programma dedito a farlo.

Per quanto la Fondazione per la salva-guardia dei lupi “M.I.R.Co-Lupo” in Abruzzo, si stia battendo a gran voce sulla ricerca in questo settore, molte associazioni ambientaliste non sono molto d’accordo.

Esse puntano il dito contro il fatto che non si ha la certezza che vengano utilizzate effettivamente polveri di riciclo, ma temono che vengano da formazioni rocciose di grande valore ambientale provenienti dalle Alpi Apuane.

In Francia, la pubblicità che promuoveva la Stone Paper e che vantava il risparmio degli alberi e il non utilizzo di sostanze chimiche, è stata denunciata dall’Anti-Trust come pubblicità ingannevole.

Un’altra alternativa alla carta tradizionale: la carta riciclata!

Un’altra soluzione di ecosostenibile per quanto riguarda l’ambito tipografico, è sicuramente la più diffusa carta riciclata. Essa può essere impiegata per la realizzazione di varie prodotti sfruttando la diversa grammatura.

Con la grammatura 80 puoi realizzare carta intestata, tovagliette monouso. Mentre la grammatura 115 permette la produzione delle pagine interne delle riviste e di opuscoli. Con la grammatura 170, essendo più importante, si possono stampare depliant e attestati.

Il processo di riciclo è totalmente ecosostenibile, ci permette di risparmiare l’abbattimento di centinaia di alberi ed il consumo di molta acqua. Nella catena del riciclo carta, il focus principale su cui dobbiamo concentrarci è sicuramente la differenziazione dei rifiuti.

La carta stampata con tecniche termiche, non possono essere riciclate e quindi vanno nell’indifferenziato. Tutto il resto, come carta e cartone, vanno riposti nell’apposito contenitore o nella propria busta.

Dopodiché, dopo la raccolta differenziata, vengono riportati in determinate piattaforme dove vengono selezionate grazie a particolari macchinari epuratori. La carta viene tritata e compressa in balle e disinchiostrata. Si ottiene, quindi, una pasta di cellulosa che è la materia principale, utile per la produzione dei fogli di carta che noi conosciamo.

Questa tipologia di carta, al contrario di quanto se ne dicano sulla colorazione, non è più tendente al giallino come nelle prime sperimentazioni. Può essere utilizzata anche per la stampa dei documenti, poiché la differenza tra carta vergine e carta riciclata è minima.

Inoltre, attraverso vari eco-incentivi che si stanno mettendo a disposizione grazie alla presa di coscienza sui cambiamenti climatici, i costi della carta riciclata potrebbero essere addirittura inferiori, rispetto alla carta tradizionale.

Per quanto riguarda il riciclo della carta, l’Italia si è posizionata al terzo posto in Europa per tonnellate di carta riciclata. Un bel segnale per il nostro Paese che mostra particolare interesse all’economia circolare e alle problematiche ambientali. Il prossimo passo è una programmazione a lungo termine per lo smaltimento dei rifiuti prodotti dall’impianto di riciclo della carta. L’idea dovrebbe essere quella di convertire tali rifiuti in energia e chiudere così il cerchio di un’economia circolare che ci farebbe abbassare i consumi di combustibili fossili.

Basta indifferenziata! Dal Tetrapak ai fazzoletti sporchi: come dividere i rifiuti

Dove lo butto?

L’indifferenziata ha le ore sempre più contate. Al suo posto, la raccolta differenziata che è entrata prepotentemente nelle nostre vite ed ha creati non pochi disagi per quanto riguarda, appunto, la differenziazione dei rifiuti. Anche i più ferrati in tema ambiente ed eco-sostenibilità si trova a porsi la consueta domanda “E mo, dove lo butto?”

La raccolta differenziate pare una vera e propria scienza a parte, di non facile interpretazione e soprattutto, diversa da città in città o addirittura da frazione e frazione.

Vediamo allora alcuni degli errori più comuni che commentiamo durante la raccolta e alcuni consigli per eseguire al meglio la differenziazione dei rifiuti.

Tetrapak

Eccolo qui, il nemico di ogni cittadino medio che non sa dove buttare questo packaging. Il Tetrapak è utilizzato come contenitore di bevande e latte, ma talvolta anche di passati di pomodoro e altri beni che hanno una consistenza liquida.

Esso è composto da Carta, Alluminio e Polietilene (la comune plastica) ed è per questo che può trarre in inganno il cittadino. Il consiglio è quello di separare i tappi di plastica, sciacquare questo contenitore e gettarlo nella carta.

A risolvere questo problema, comunque, ci ha pensato un’azienda di Alessandria chiamata Ecoplasteam. La maggior parte dei progetti di riciclo di questa materia si è bloccata al tentativo di separazione delle sostanze che compongono il Tetrapak. Ecoplasteam ha raggirato l’ostacolo lavorando tutte queste sostanze insieme, tritando i contenitori e ottenendo granuli di alluminio e polietilene. Ha chiamato questo materiale Eco-Allene e lo utilizza per l’impacchettamento di sostanze non alimentari.

I mozziconi nell’umido

Il fumo oltre a danneggiare la tua salute e quella di chi ti sta intorno, danneggia gravemente l’ambiente ed i terreni. I mozziconi non vanno buttati nell’umido e né tantomeno a terra.

Le cicche, per essere smaltite nell’ambiente, ci impiegano alcune decine di anni tralasciando le sostanze dannose che rilasciano quando vengono disperse.

In buona sostanza, i mozziconi delle sigarette vanno gettate nell’indifferenziata.  Anche se, una soluzione all’insegna dell’eco-sostenibilità sembra averla trovata il gestore di un locale brasiliano. Ha raccolto tutti i mozziconi che lasciavano i clienti del suo bar ed ha realizzato una tavola da surf composta da circa 3000 cicche. Se riuscissimo ad impiegare tutti i rifiuti per la realizzazione di oggetti di uso comune, risolveremmo la metà dei nostri problemi.

Almeno i fazzoletti sporchi vanno nell’indifferenziata? No

I fazzoletti sporchi, così come i cartoni della pizza o carte unte, non vanno gettato nella carta. Tutti questi rifiuti vanno nella frazione compostabile mentre i tovaglioli in simil stoffa vanno nel non riciclabile. Se invece vogliamo riciclare anche questi cartoni, possiamo realizzare svariati lavoretti aggiungendo dei nastrini colorati.

I contenitori di cibo take-away possono essere riutilizzati nella realizzazione di oggetti decorativi come lanterne e lampade.

Come riciclare il vetro?

Le bottiglie di vetro al termine di una serata, bicchieri e vasi di vetro vanno gettati all’interno del bidoncino verde della raccolta differenziata. Alcuni Comuni, all’interno della città, hanno delle apposite campane dedite alla raccolta differenziata del vetro.

Mentre le pirofile in pirex, neon, specchi e bicchieri di cristallo non possono essere poste assieme agli altri rifiuti di vetro. L’accortezza è quella di svuotarle dai liquidi contenuti, anche se si dovesse trattarsi semplicemente di acqua.

Se invece hai un’anima green e l’eco-sostenibilità è una delle costanti delle tue giornate, puoi utilizzare le bottiglie di vetro da buttare per creare degli oggettini d’arredo per la tua casa, niente male. Potresti creare dei bellissimi vasi per i tuoi fiori e per le tue piantine.

Puoi anche decidere di riempirle con sabbia e conchiglie o creare delle splendide composizioni per le tue candele da impiegare come centrotavola. Puoi anche decidere di comprare delle particolari tempere e dipingere sulla superficie delle tue bottiglie.

In questo modo, puoi avere dei complementi d’arredo da impiegare anche all’interno della tua casa.

Come effettuare una corretta raccolta differenziata del tetrapak

Il riciclo del tetrapak

La raccolta differenziata è molto importante per ridurre il quantitativo di rifiuto non riciclabile, risparmiare e dare una mano all’ambiente.

Oramai viene effettuata praticamente dappertutto, e grazie ad essa si possono trasformare i diversi materiali in nuovi oggetti e dare loro una seconda vita.

Anche il riciclo del tetrapak viene effettuato praticamente in ogni paese dove vige la raccolta differenziata.

Che cos’è il tetrapak

Che cos’è il tetrapak? Il tetrapak è un tipo di materiale con cui vengono fatte oggigiorno molte confezioni di prodotti alimentari, come ad esempio cartoni del latte, dei succhi di frutta, di zuppe preconfezionate, e tanto altro ancora.

Il tetrapak è realizzato con diversi elementi, ovvero carta, plastica e alluminio,e tutti questi materiali sono singolarmente riciclabili.

Proprio per la sua triplice composizione, al momento di fare la raccolta differenziata, questo materiale può fare sorgere dei dubbi su dove sia giusto conferirlo, tra i vari cassonetti adibiti al riciclo dei rifiuti.

Ogni comune però ha regolamenti propri per quel che riguarda il riciclo dei vari prodotti, possiamo quindi capire come riciclare in modo corretto anche il tetrapak.

Per capire dove si fa il riciclo del tetrapak, basta verificare presso il proprio comune o anche online sul sito del comune di pertinenza e vedere dove conferire questo materiale, se negli appositi cassonetti distribuiti nelle strade della nostra città, oppure direttamente presso l’eco centro più vicino.

La raccolta differenziata del tetrapak

Per effettuare una corretta raccolta differenziata del tetrapak, si deve sapere quindi che la raccolta di questo materiali varia da comune a comune.

In alcuni comuni il tetrapak viene conferito nei cassonetti della carta, in altri in quello della plastica, mentre in alcuni comuni esistono anche appositi contenitori proprio per il riciclo del tetrapak. Nei comuni dove non ci fossero va altrimenti portato all’eco centro dove sarà smaltito correttamente dagli operatori del settore.

Una volta portati al centro di raccolta differenziata infatti, i diversi materiali verranno separati e poi riutilizzati per dare vita a nuovi prodotti.

Recupero del tetrapak

Per fare si che si possa ottenere un corretto recupero del tetrapak, in caso lo si dovesse conferire nel cassonetto della raccolta della carta, si devono togliere le parti in plastica e il tappo, che andranno invece nel cassonetto della plastica.

Altra cosa molto utile per non compromettere il giusto riciclo del tetrapak, è quella di sciacquare bene i contenitori ed eliminare residui di alimenti prima di portarli nel cassonetto della differenziata, e andrebbero anche schiacciati in modo da renderli meno ingombranti.

Dopo essere stato portato alla raccolta differenziata, il tetrapak arriva così negli impianti di recupero e qui tramite speciali macchinari si separano gli elementi non cellulosici (metallo e plastica) dalla carta.

Il materiale è poi pressato, imballato e diventa materiale da portare nelle cartiere per diventare nuova carta. Nelle cartiere questo materiale va nel pulper, uno speciale macchinario dove grazie all’acqua calda si separano le fibre. In questo modo da esso si può estrapolare un 75% di carta riciclata.

Questa diventa cartafrutta, dalla quale si ricava del materiale cartaceo per tipografie, per creare della cancelleria, e da imballaggio, come scatole e shopper, fazzoletti di carta e carta da cucina.

Dagli elementi non cartacei del tetrapak, ovvero un 20% di plastica e alluminio che vengono recuperati, si crea un film di polietilene e alluminio, che viene pulito e trasformato in ecoAllene, un materiale da cui si ricavano oggetti per la casa, per l’ufficio, gadget, come ad esempio pallet, vasi, bigiotteria o materiale per l’edilizia.

Inquinamento dell’aria e Particolato PM10 e PM2,5

I periodi di siccità e di scarsa pioggia in generale rendono l’atmosfera una vera e propria cappa, piena di smog e residui ambientali tremendi per la nostra salute.

Cause dell’inquinamento 

Tra le varie cause dell’inquinamento ambientale ce ne sono alcune più evidenti e problematiche delle altre, tra le quali segnaliamo:

  • Effetto Serra: Fenomeno di riscaldamento globale che sta interessando il nostro pianeta, dovuto diversi gas inquinanti presenti chiamati “gas serra” che stravolgono la naturale successione di stagioni calde e fredde. L’effetto serra ha modifica l’equilibrio climatico a livello globale, con tutti i rischi che ne sono conseguiti
  • Buco dell’Ozono: L’ozono è di vitale importanza per la superficie terrestre in quanto funge da schermo per la protezione dalle radiazioni ultraviolette (Raggi UV) che provengono dai raggi solari. La quantità di Ozono negli ultimi anni però sembra essersi ridotta in maniera drastica.
  • Piogge acide: Le piogge acide invece sono un deposito nell’aria di inquinanti che si combinano con le particelle d’acqua e cadono sotto forma di gocce acide sul terreno.

PM10 e PM2,5: dobbiamo preoccuparci?

Ci sono molti indici che ci segnalano e fanno da spia su quali inquinanti dell’aria sono preoccupanti e quali no. Uno tra questi è il PM10 o Particulate Matter ≤ 10 µm, un materiale particolato inferiore o uguale ai 10 micrometri.

Con la stessa modalità seppure di dimensioni modeste esiste anche il PM2,5, solitamente sono entrambi dei gas inquinanti che si trovano o allo stato liquido o allo stato solido.

Sebbene esistano dei casi nei quali il PM10 venga prodotto in maniera naturale: combustione di legno, eruzioni vulcaniche o tra i pollini vegetali nei periodi primaverili, la vera preoccupazione sono quelli provenienti dalle fabbriche inquinanti o dai gas di scarico.

L’energia contaminante di queste sostanze è ancora importante, ed è una quesito serio da porsi se si vorrà in futuro diminuire l’inquinamento.

L’AIRC (Agenzia internazionale sulla ricerca dei carcinomi) ha scoperto che il PM10 ed il PM2,5 sono tra gli agenti inquinanti peggiori tra tutti quelli appartenenti al Gruppo1.

Le molecole d’aria dell’ambiente inquinato da questa tipologia di particolato possono causare diversi problemi a livello dell’apparto circolatorio e respiratorio. Più piccolo ed impercettibile è l’inquinante è più è devastante e si insedia nel corpo umano, a tutti i livelli.

Nei casi del particolato tossico ambientale arriva fino ai bronchi ed ai bronchioli, ed infine negli alveoli, provocando seri problemi quali tumori a livello polmonare, del colon ed intestinale.

Qualità dell’aria in Europa

Invece per un’indagine dell’EEA (European Environmental Agency) ha evidenziato che solamente a causa dell’inquinante dell’aria PM2,5 ci sono stati all’incirca 430.000 morti premature solamente nel 2012.

Questo perché una lunga esposizione a questo contaminante atmosferico genera malattie relative all’apparto respiratorio- cardiocircolatorio notevoli, quasi sempre fatali.

In Italia invece la situazione sembra essere migliorata rispetto al 2005, quando c’è stato un picco massimo per gli inquinanti dell’aria: infatti i decessi riconducibili ad esempio all’inquinante PM2,5 sembrano essere davvero ridotti, con delle ottime prospettive per il futuro.

Tuttavia i casi di maggior presenza di contaminanti negli ambienti si registrano tutti nel Nord Italia, con un occhio di riguardo alla zona della Pianura Padana.

Rimedi per l’inquinamento ambientale 

Molte città e comuni si sono organizzati a livello internazionale su scala globale per dare un segnale forte in risposta alla sensibilizzazione del cittadino medio in merito all’argomento inquinamento ambientale.

Anche se, nonostante il rimedio attenuante, rappresentato ai giorni di blocco del traffico, dove è vietata la circolazione di autoveicoli e ciclomotori per ridurre l’impatto ambientale, la verità di fondo è che questi rappresentano soltanto un escamotage che svia il problema e non lo affronta di netto.

E’ comunque apprezzare notare come la cittadinanza, durante gli anni, si sia resa conto che è importante ridurre l’inquinamento globale partendo da quei piccoli gesti quotidiani, che, se sommati e seguiti da tutti porterebbero a risultati sensazionali.

In realtà per ridurre sensibilmente le emissioni atmosferiche bisognerebbe attuare delle strategie a livello politico mirate, volte a trasformare i gas presenti nell’aria e le sostanze quali benzene ed idrocarburi aromatici ed alifatici in energia rinnovabile e che potrebbe essere canalizzata in maniera saggia ed intelligente.

Prima di tutto bisognerebbe ridurre l’inquinamento ambientale con delle bonifiche ambientali mirate, che vadano a mitigare l’effetto dell’inquinamento nell’ecosistema, e successivamente a riconvertire quelle aree in zone ad impatto energetico zero, ossia prive di produzione di sostanze nocive.

Il settore non è solamente quello delle automobili, con il passaggio sempre più imminente a mezzi full-electric, ma deve interessare l’intero panorama socio-economica, che spazia dai mezzi e dalla produzione agricola con l’interessamento degli allevamenti intensivi fino ad arrivare all’industria della climatizzazione.

La gestione dei rifiuti ingombranti AMSA

La gestione dei rifiuti ingombranti, gestita da Amsa, rappresenta una soluzione adeguata qualora si voglia avere la certezza che i suddetti articoli possano essere rimossi e smaltiti in maniera efficiente e senza nemmeno un piccolo difetto che potrebbe rendere la situazione complicata da fronteggiare.

I rifiuti ingombranti e il servizio di smaltimento

Il servizio di ritiro e gestione dei vari rifiuti ingombranti rappresenta un procedimento che deve essere gestito con estrema precisione proprio per evitare che si possano prospettare delle potenziali situazioni difficoltose che rendono la situazione poco piacevole da vivere.

Inoltre è importante sottolineare come i professionisti del settore devono svolgere tutte le diverse procedure con estrema cura, evitando che questo determinato servizio possa far scaturire delle complicanze invece che risolverle.

Come funziona il ritiro dei rifiuti ingombranti AMSA

Quando si parla del ritiro dei rifiuti ingombranti svolto da AMSA, la società specializzata in questo genere di procedura che opera a Milano ma anche in diverse altre città, si fa riferimento a un tipo di procedura che viene svolto in maniera abbastanza attenta proprio per offrire, ai vari clienti, l’occasione di conseguire quel risultato finale ben preciso in grado di garantire il massimo grado di efficienza e pulizia.

Ovviamente occorre anche capire quali siano i diversi rifiuti ingombranti dato che non tutti tendono a rientrare in questa categoria ma, al contrario, vi sono dei casi specifici che necessitano di essere analizzati.

Nella maggior parte dei vari l’AMSA, per rifiuti ingombranti, indica le apparecchiature elettriche e gli elettrodomestici come, per esempio, frigoriferi e forni che necessitano di essere sottoposti a una serie di procedure per il corretto smaltimento.

Il servizio AMSA, che funge su prenotazione, prevede il ritiro presso il domicilio del cliente il quale ha il compito, durante la fase di consultazione con gli addetti dell’impresa, di specificare la zona dove deve avvenire il ritiro così come è importante sottolineare il fatto che vi sono delle limitazioni.
Per esempio l’AMSA si occupa d ritirare gratuitamente un rifiuto ingombrante, come appunto un forno, singolarmente: più di un’unità non viene trasportata contemporaneamente da parte dell’impresa e questo per agevolare le procedure logistiche relative alla rapidità di ritiro e allo smaltimento degli stessi rifiuti.

Inoltre occorre anche sottolineare un ulteriore dettaglio, ovvero il fatto che questa impresa offre il servizio gratuito solo se il ritiro avviene al pianterreno oppure l’articolo ingombrante viene posizionato fuori dalla struttura abitativa dove vive il cliente.

In tutti gli altri casi subentra la tariffa a pagamento, il cui costo varia in base alle dimensioni e tipologia di rifiuto.

Per quanto concerne il ritiro di rifiuti ingombranti derivanti dai lavori di ristrutturazione di parte dell’abitazione, l’impresa AMSA si occupa di eseguire tutte le procedure di smaltimento e riciclo, recandosi presso gli appositi centri affinché il rifiuto venga totalmente rimosso.

L’importanza dello smaltimento dei rifiuti ingombranti

Il lavoro svolto dall’impresa per il ritiro ingombranti AMSA rappresenta una parte fondamentale dell’aspetto civile, ovvero grazie all’intervento di questa impresa è possibile evitare di vedere rifiuti ingombranti sparsi per le strade della propria città, evitando quindi una serie di situazioni che possono essere definite come poco piacevoli e abbastanza fastidiose da affrontare.

Inoltre occorre anche precisare come l’impresa si occupa anche di offrire un buon servizio di smaltimento seguendo tutte le normative, evitando quindi che l’oggetto finisca nelle discariche o comunque non venga rimosso in tempistiche brevi, dettaglio che non deve essere assolutamente ignorato.

 

Cannabe protagonista del mercato italiano della Cannabis Legale

Sono in pochi a sapere cos’è Cannabe, nonostante sia ormai diventata una vera e propria protagonista sul mercato della Cannabis Legale. Si tratta di una varietà di canapa al 100% italiana, coltivata nel Bel Paese da diversi decenni.

La canapa esiste anche in una variante che non si fuma, ma viene usata in qualità di un valido materiale d’isolamento termico e acustico nelle abitazioni. Sembra, in effetti, un materiale edile con delle ottime capacità isolanti, in grado di fornire a un’abitazione un isolamento termico molto efficace.

Cannabe Italia: ecco cos’è

Quando parliamo di canapa, si tratta di una pianta scoperta molti decenni addietro e da allora coltivata proprio grazie alle sue peculiarità edili. L’ultimo caso cronologicamente parlando è quello di un torinese che la coltivava a Caselle: la cannabe venne erroneamente scambiata per la marijuana.

Ovviamente si trattava della cannabe coltivata unicamente per i scopi industriali. I semi della Cannabe trovata a Caselle erano stati acquistati legalmente presso AssoCanapa, l’Associrazione per il Coordinamento Nazionale per la Canapicoltura in Italia.

Ovviamente non è la prima volta che il prodotto Cannabe Italia viene scambiato per la mariuana. Sono frequenti i casi in cui avvengono le incomprensioni ed è proprio per questo che AssoCanapa è nata viaggiando in tutta l’Italia e cercando di difendere i propri soci e le varie persone accusate di spacciare la droga. In effetti le incomprensioni non nascono per puro caso, in quanto la cannabe italiana è davvero estremamente simile alla marijuana per quanto riguarda la forma.

Non a caso, entrambe le piante fanno parte di uno stesso genere: la cannabis sativa. La concentrazione, invece, è completamente diversa. Difatti, il valore di THC presente nella cannabe italiana è di molto inferiore rispetto alla concentrazione della stessa sostanza in una pianta di marijuana.

Come usare la cannabe?

Secondo le stime effettuate, se si usasse questa pianta per creare l’isolamento termico almeno in 2/3 del totale delle case situate nel Bel Paese, si potrebbero risparmiare almeno 45 miliardi di euro annualmente.

Un bel guadagno, considerando che tali soldi potrebbero essere investiti in altri settori, per esempio nella sicurezza delle case. A limitare l’utilizzo della cannabe italiana è la burocrazia stessa. Troppo spesso si crede che la sua coltivazione sia comunque proibita e numerose volte la cannabe viene scambiata per la semplice marijuana. A tutti i problemi che la cannabe deve fronteggiare nel Bel Paese si aggiunge anche un ostruzionismo troppo forte da parte non solo delle autorità, ma persino delle semplici persone.

Una volta che si riesce a recuperare della quantità sufficiente di cannabe non resterà che semplicemente usarla aggiungendola al materiale edile per aumentare l’efficacia isolante dell’abitazione. Anche lo Stato ha compreso quali sono i problemi legati all’uso della cannabe e per questo è da poco entrata in vigore la legge numero 242, il cui obiettivo primario è quello di supportare la promozione della cannabe in Italia.

Anche secondo AssoCanapa bisogna regolamentare l’intero settore con delle nuove regole, più aggiornate e precise. Sfruttando i vari buchi nella legislazione normativa riferita all’uso della cannabis in Italia è nata la possibilità di ordinare e utilizzare la cannabis light, una pianta a bassa concentrazione di THC e ad alto contenuto di CBD, cannabidiolo.

Nonostante questa possibilità sia nata relativa da poco, già oggi ha ottenuto un successo a dir poco enorme in tutto il Bel Paese. Sono tantissime le persone che rivolgono le proprie attenzioni verso quello che rappresenta una possibilità del tutto completamente nuova. Una possibilità che, oltre a essere salutaria e in regola la legge, è anche economica. E allora perché non usufruirne?